Religioso, giurista e difensore della giustizia sociale: a èStoria presentata la terza ristampa del libro dedicato a Monsignor Faidutti

Religioso, giurista e difensore della giustizia sociale: a èStoria presentata la terza ristampa del libro dedicato a monsignor Faidutti

IL VOLUME

Religioso, giurista e difensore della giustizia sociale: a èStoria presentata la terza ristampa del libro dedicato a monsignor Faidutti

Di Eliana Mogorovich • Pubblicato il 29 Mag 2026
Copertina per Religioso, giurista e difensore della giustizia sociale: a èStoria presentata la terza ristampa del libro dedicato a monsignor Faidutti

Dagli studi a Vienna fino alla carriera diplomatica in Lituania, il libro scritto da Paolo Caucig ripercorre la vita del prelato contestualizzandola nel complesso momento storico in cui è vissuto.

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Uomo di chiesa, intellettuale, politico: monsignor Luigi Faidutti è stata senz’altro una grande personalità negli anni a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento, momento di grandi mutamenti e turbamenti a livello internazionale e sociale che possono agilmente essere messi in parallelo con la contemporaneità. La presentazione della terza ristampa di “Luigi Faidutti (1861.1931): un testimone della fede e della giustizia sociale”, scritto da Paolo Caucig, è stata appunto l’occasione per ricordare la portata del suo operato in tutti gli ambiti che l’hanno visto protagonista.

Edito da Nuova Iniziativa Isontina – Centro Studi Antonio Rizzatti, il volume è stato presentato questo pomeriggio alla Sala Dora Bassi dallo storico Vanni Feresin e dal direttore della nostra testata e di Nuova Iniziativa Isontina Ivan Bianchi nel corso di un incontro inserito nel palinsesto di èStoria Giovani e realizzato in collaborazione con la Cassa Rurale Fvg.

Nato a San Leonardo, il giovanissimo Faidutti ha intrapreso la carriera ecclesiastica nel seminario di Udine a seguito di una precoce vocazione supportata da una vivace e anzi «eccessiva intelligenza», come si legge negli archivi dell’istituzione. Capace di scrivere sonetti in latino, greco, sloveno e tedesco, il ragazzo iniziò ben presto a essere inviso ai superiori a causa dell’esibita simpatia per Garibaldi, un fatto che forse fu determinante per il prosieguo della sua carriera e vita.

Per poter proseguire gli studi, dopo aver preso la cittadinanza austriaca Faidutti fu infatti costretto a trasferirsi al seminario di Gorizia dove per ogni anno di studio conseguì la votazione di “eminente” in tutte le materie avviando una brillante carriera che lo portò poi a ricoprire la cattedra di Teologia nel capoluogo isontino non prima di aver conseguito la laurea alla facoltà di teologia di Vienna e aver superato l’esame Rigorosus che permetteva di insegnare qualsiasi disciplina.

La vivacità intellettuale e l’evidente erudizione andavano di pari passo con una costante attenzione a problematiche sociali che potè affrontare una volta entrato come deputato nella Dieta goriziana, il parlamento locale della Contea. Come rappresentante dell’ala moderata, Faidutti si concentrò sulla difesa dei contadini cercando nel contempo di sviluppare il cooperativismo cattolico e favorendo la convivenza tra italiani e sloveni.

Acquisito successivamente l’incarico di Capitano provinciale della Contea, il prelato nel 1907 venne eletto nel Parlamento di Vienna da dove continuò a perseguire questi obiettivi arricchendoli di istanze relative alla diffusione dell’istruzione popolare, all’attenzione verso le infrastrutture e lo sviluppo agricolo.

Durante la Prima Guerra Mondiale Faidutti si occupò dei profughi friulani nei campi di Wagna e Pottendorf ma l’annessione di Gorizia al regno d’Italia segnò l’inizio del suo declino: dapprima accusato di tradimento dai liberal-nazionalisti e dai fascisti, Faidutti fu allontanato da Gorizia e costretto dalla Santa Sede a un esilio forzato a Kaunas, in Lituania dove, seppure fra mille difficoltà diplomatiche, contribuì alla nascita della prima provincia ecclesiastica lituana indipendente.

Nonostante la sua abilità e la profonda conoscenza giuridica, Faidutti si spense nel dicembre 1931 senza ottenere un’auspicata promozione, bloccata dal veto del governo italiano di Mussolini che lo considerava avversario del nazionalismo giuliano. L’attenzione sociale, costantemente rivolta alla dignità del lavoro e all’istruzione degli umili, rendono tuttavia l’operato di questa minente figura estremamente attuale e vicina alle preoccupazioni espresse da Leone XIV nella sua recente “Magnifica Humanitas”.

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