Dal raccolto al taccuino condiviso: l'Open Academy 2026 raccoglie la memoria urbana di Gorizia

Dal raccolto al taccuino condiviso: l'Open Academy 2026 raccoglie la memoria urbana di Gorizia

IL PROGETTO

Dal raccolto al taccuino condiviso: l'Open Academy 2026 raccoglie la memoria urbana di Gorizia

Di Eliana Mogorovich • Pubblicato il 23 Mag 2026
Copertina per Dal raccolto al taccuino condiviso: l'Open Academy 2026 raccoglie la memoria urbana di Gorizia

La terza fase del progetto nato dalla collaborazione fra QuiAltrove e l'Accademia di Belle Arti di Venezia vedrà gli artisti coordinare il lavoro creativo di bambini e anziani delle case di riposo. Il 6 giugno il workshop finale con la partecipazione della cittadinanza.

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L’arte che entra nel sociale passando attraverso le memorie del territorio e lo slancio verso il futuro: sono questi alcuni degli aspetti alla base della nuova edizione di Open Academy 2026, il progetto promosso dall’associazione culturale goriziana QuiAltrove insieme all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Terzo momento di un progetto reso possibile dal Bando Borghi, quest’anno il percorso di ricerca si focalizzerà sull’ambito sociale, dopo aver scandagliato il rapporto fra arte e territorio e, lo scorso anno, quello fra arte e sostenibilità.

Come ha notato l’assessore alla Cultura Fabrizio Oreti, il progetto presentato questa mattina negli spazi di The Circle, sede dell’associazione QuiAltrove, si prospetta come la testimonianza eloquente che Go!2025 è stato il punto di partenza di nuove relazioni e progettualità che travalicano la Capitale Europea della Cultura.
L’Open Academy 2026 intende infatti creare un filo rosso che unisce saldamente gli spazi circostanti Borgo Castello con le persone che vivono la città. E saranno poi la creatività e le diverse sensibilità degli studenti dell’Accademia veneziana che partecipano al progetto a far dialogare generazioni diverse, unendo la creatività dei bambini a quella degli anziani.

In queste ultime settimane di scuola, gli alunni delle primarie saranno chiamati a passeggiare tra gli angoli di Borgo Castello per raccogliere oggetti e dettagli solitamente trascurati che poi, negli spazi di The Circle, verranno impressi su tavolette di argilla. Da queste matrici nasceranno le pagine e le copertine di taccuini creati dagli stessi bambini, ciascuno diverso dall’altro e realizzato attraverso un processo manuale di stampa, cucitura e composizione.

Le pagine bianche dei quaderni potranno essere riempite in autonomia con pensieri e disegni dai loro proprietari mentre gli oggetti raccolti dai bambini verranno consegnati agli anziani ospiti delle case di riposo, costruendo un ideale passaggio di consegne fra generazioni con, peraltro, il ripetersi del procedimento di stampa seguito da Davide De Vivo, Franco Berti, Ofelia Piazza, Sara Angela Caterina Zen e la goriziana Elena Clagnan, i cinque partecipanti all’Open Academy.

A questo punto il lavoro, che in molti dettagli si configurerà come un work in progress sulla base delle suggestioni che emergeranno nei vari momenti, non sarà ancora completato. Fondamentale sarà infatti la partecipazione della cittadinanza alla restituzione pubblica del 6 giugno, una sorta di happening con un workshop conclusivo che sfocerà nella realizzazione di un’installazione costruita dai giovani artisti insieme ai cittadini coinvolti nel percorso.

In quell’occasione i taccuini individuali verranno smontati e trasformati in un unico grande taccuino collettivo e mentre le copertine resteranno ai partecipanti come memoria dell’esperienza vissuta, le pagine interne con i loro disegni, stampe, tracce, testi e immagini saranno riunite in un archivio condiviso costruito per stratificazione di memorie differenti e continuamente implementabile nel tempo grazie a un sistema di rilegatura elastico che consentirà di aggiungere nuovi materiali e nuove testimonianze.

Durante questo happening conclusivo anche i visitatori potranno contribuire direttamente all’opera aggiungendo stampe, disegni, parole o racconti personali e diventando parte attiva nella costruzione di un “archivio vivo” della memoria urbana. Il taccuino resterà custodito negli spazi di The Circle come specchio di un’esperienza che oltre a creare relazioni fra gruppi eterogenei di persone e fra i loro vissuti, riuscirà a dare valore a particolari della città che solitamente vengono trascurati.

Il progetto è stato illustrato dal vicepresidente di QuiAltrove Fabio Bonetta che ha anticipato l’intenzione dell’associazione di voler continuare a investire sui giovani, dal vicedirettore dell’Accademia di Belle Arti di Venezia Stefano Marotta e dal suo direttore Riccardo Caldura. Quest’ultimo ha sottolineato che, oltre a essere un compito istituzionale dell’accademia, quello di generare relazioni per favorire processi di condivisione deve essere un obiettivo di qualsiasi istituzione artistica, sempre attenta a sensibilizzare sugli ambienti e le situazioni circostanti.

Gaetano Mainenti, docente di Accademia di Belle Arti e coordinatore del gruppo di studenti, è entrato maggiormente nel merito del lavoro previsto per arrivare alla restituzione del 6 giugno, lasciando comunque intendere che, seppure “sorvegliato” dalle competenze tecniche dei cinque allievi, l’iter è comunque in divenire, a testimonianza della fluidità del processo creativo e del carattere composito di questo “archivio”, frutto di sensibilità ed esperienze che si incontreranno nell’opera stessa.

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