il festival
Quello Stuparich da Trieste al grande schermo, ‘Un anno di scuola’ vince il Premio Amidei della Sceneggiatura
A chiudere la 45esima edizione è stato, mercoledì 22 luglio, il film sceneggiato da Laura Samani ed Elisa Dondi. «Una bella sfida, è un termometro di come siamo in quanto collettività».
L’adolescenza, con tutto il suo turbine di emozioni. Quel periodo delicatissimo di passaggio dall’infanzia all’età adulta, quando si spicca il volo con tutto il peso della vertigine. A ricevere il Premio alla Sceneggiatura per la 45esima edizione del Sergio Amidei è stato il lungometraggio “Un anno di scuola” (2025) della regista Laura Samani, cosceneggiatrice insieme a Elisa Dondi, che prima di ricevere ufficialmente le statuette nella cornice del Parco Coronini hanno incontrato il pubblico in Mediateca a Gorizia. La vittoria si celebra nel ventesimo anniversario dall’approvazione della “Legge cinema Fvg”, che ha contribuito alla crescita di quel «patrimonio culturale capace di raccontare la comunità – come scrive il vicepresidente e assessore regionale alla Cultura Mario Anzil nel volume "Avere vent'anni" -, custodire la memoria e contribuire alla costruzione dell’identità del nostro territorio». «Laura, così come Matteo Oleotto e tanti altri – rimarca il direttore della rassegna Giuseppe Longo – sono figli di questa legge».
Un film girato a Trieste come adattamento dell’omonimo romanzo di Giani Stuparich, il quale descrisse quella novecentesca città asburgica che il poeta Umberto Saba tratteggia con pennellate di «scontrosa grazia». Ritratto da cui in parte si discosta il lavoro di Samani e Donda, ambientato nel 2007 fra i quartieri di Barcola, Roiano o i Bagni Ausonia. Location principale è quella dell’istituto tecnico “Tomaso di Savoia-Luigi Galvani”, abbarbicato sull’altura panoramica di via delle Campanelle. Perché se l’adolescenza rappresenta un periodo di transizione, conflittualità e contrasti si esasperano soprattutto in classe fra compagni e insegnanti. Così, molte sequenze sono sviluppate fra i banchi, nella sede del vecchio istituto in mattoni rossi che domina il golfo. Qui gli studenti dell’indirizzo “Servizi culturali e dello spettacolo” hanno contribuito alle riprese - anche come comparse - durante le ore di Formazione Scuola Lavoro (ex-Pcto), mettendo a frutto le competenze maturate in ambito scolastico. «Adattare Stuparich è stata una bella sfida – ammette Donda – perché Laura era venuta da me con la voglia di fare un film totalmente diverso dal primo (Piccolo corpo, 2021 ndr). Intendeva realizzare qualcosa di vitale, che parlasse dell’adolescenza, delle soglie da attraversare e della crescita.
Un film che parlasse con vitalità, poca nostalgia e molta gentilezza del dialogo fra i due sessi». Mentre per la regista si è trattato di una sorta di tuffo nel passato, un percorso fatto di «capriole» e salti per far riaffiorare «i fantasmi personali della nostra adolescenza». Nata a Trieste nel 1989, Samani si forma al Centro sperimentale di cinematografia della capitale ottenendo svariati premi con il suo primo lungometraggio. E triestini doc sono quasi tutti i protagonisti del film, quei «muli» che d’estate si ritrovano ai Topolini o si scattano romantici selfie al tramonto, alle spalle il Castello di Miramare che s’illumina nella sera. Samuel Volturno - che interpreta Mitis - è stato scritturato dopo un casting nella sua scuola “Deledda-Fabiani”, mentre Pietro Giustolisi è Pasini, che di mestiere serviva ai tavoli di un pub di viale XX Settembre. Barista continua a esserlo il ventunenne Giacomo Covi, che a Venezia si è aggiudicato il Premio Orizzonti e il nuovo IMAIE Talent Award – Premio Fabio Sartor. L’unica che «la vien de fora» è la svedese Stella Wendick, che a Stoccolma è impegnata sul set di una serie televisiva su Ingmar Bergman e nel film veste i panni di Fred (l’Edda Marty di Stuparich). Nella finzione Fred si trasferisce a Trieste con il padre per iscriversi al quinto anno di un istituto tecnico, nella realtà accade che Stella impari l’italiano lavorando fianco a fianco con Samuel, Pietro e Giacomo. «Elisa non è una sceneggiatrice che si chiude nella sua stanza – riflette la regista – ma è consapevole che la scrittura non è il mezzo finale, e che abbiamo comunque a che fare con esseri umani. L’ultima fase di lavorazione l’abbiamo sviluppata dopo numerose prove, basandoci su ragazzi di vent’anni, consapevoli che erano al loro esordio. Dal canto loro, si sono mostrati fedeli a quanto abbiamo scritto».
Complesso è stato anche traslare l’epoca novecentesca ai giorni nostri: «È stato un campo minato – riconosce Donda -, così abbiamo iniziato a porci delle domande, per ricreare il turbamento che descrive l’autore. Di cosa parlavano i ragazzi di allora? Di d’Annunzio? Di Leopardi? Il risultato è stato uno studio sociologico partito da quel racconto». E confrontando la generazione dei Millennials con quella di allora aggiunge: «La nostra è una generazione che ha vissuto gli scontri di Genova e il pericolo di scendere in piazza. Per noi questa è stata un’occasione per porci domande, un termometro di come siamo in quanto collettività». Un film realizzato con contributi diversi - fra cui Fvg Film Commission, PromoTurismoFvg, Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia - per il quale grande entusiasmo è stato manifestato dall’assessore alla Cultura Fabrizio Oreti: «Il premio alla miglior sceneggiatura “Sergio Amidei” – interviene – è sinonimo di qualità, ma non soltanto: dimostra cuore, passione, impegno. Questi sono gli aggettivi che descrivono “Un anno di scuola”, il film selezionato da una giuria molto selettiva, che si è meritato la vittoria dimostrando il buono stato di salute del cinema italiano. Ed è proprio grazie all’Amidei che Gorizia è riconosciuta come importante location legata all’ambito cinematografico».
«A quasi 30 anni dal primo adattamento dell'opera di Stuparich del 1929 – prende la parola il primo cittadino Rodolfo Ziberna – con lo sceneggiato firmato dal grande Franco Giraldi, peraltro già componente della giuria del Premio Sergio Amidei, il film firmato da Laura Samani rappresenta uno splendido adattamento contemporaneo. Ambientato nella "nostra" (nel senso giuliano) Trieste, cioè quella di vent’anni fa. D‘altra parte la validità dell'opera è stata confermata anche in concorso per la sezione Orizzonti, all'82esima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia dello scorso anno, dove ha vinto il Premio Orizzonti per la miglior interpretazione maschile a Giacomo Covi e il Premio Autrici Under 40 a Laura Samani. Un mio sentito ringraziamento – conclude - va alla prestigiosa giuria del Premio Amide e all’Associazione». Un premio in realtà inaspettato per Donda e Samani: «Da sceneggiatrice – osserva Elisa – il primo termine che mi viene in mente è “onore”. Per me è un grande onore ricevere il premio, ne sono felicissima». «Per me – sorride con fierezza Laura - il Premio Amidei è sempre stato qualcosa che veniva assegnato agli adulti quando facevano cinema. E invece oggi siamo noi a ritirarlo».
(Foto, Rossana D'Ambrosio)
Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.


Occhiello
Notizia 1 sezione
Occhiello
Notizia 2 sezione










