Quando Grado aprì le porte ai friulani senza casa: la rassegna ‘I gabbiani non vivono sui monti’ ricorda il sisma del ‘76

Quando Grado aprì le porte ai friulani senza casa: la rassegna ‘I gabbiani non vivono sui monti’ ricorda il sisma del ‘76

APPUNTAMENTI DA SETTEMBRE A DICEMBRE

Quando Grado aprì le porte ai friulani senza casa: la rassegna ‘I gabbiani non vivono sui monti’ ricorda il sisma del ‘76

Di REDAZIONE • Pubblicato il 27 Ago 2026
Copertina per Quando Grado aprì le porte ai friulani senza casa: la rassegna ‘I gabbiani non vivono sui monti’ ricorda il sisma del ‘76

Alle 18.30 dell’11 settembre un incontro tra famiglie accolte, amministratori e cittadini gradesi in prima linea all’epoca. Il 23 ottobre lo spettacolo ‘Orcolat’ di Simone Cristicchi.

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Cinquant'anni fa il terremoto del 6 maggio 1976 e le successive, violentissime, scosse dell'11 e del 15 settembre sconvolsero il Friuli, causando quasi mille vittime e lasciando oltre centomila persone senza una casa. Alla soglia dell'inverno, Grado aprì le porte della città a oltre 6.500 sfollati, ospitati negli alberghi e nelle case della comunità isolana in una delle più grandi operazioni di accoglienza legate al sisma.

Il Comune di Grado ha scelto di commemorare questo capitolo della propria storia con l'ampia rassegna “I gabbiani non vivono sui monti: Grado ricorda i 50 anni dal terremoto del Friuli”: un ricco calendario di iniziative distribuite da settembre a dicembre dedicato alla memoria, alla testimonianza diretta e alla trasmissione alle nuove generazioni del valore di quell'esperienza di solidarietà e di civismo.

Il momento più atteso e più denso di significato del programma è fissato per venerdì 11 settembre, alle ore 18.30, nella sala consiglio del municipio di piazza Biagio Marin. Con l’evocativo titolo “1976-2026: un abbraccio che non si è mai spento”, l'incontro pubblico sull'accoglienza attivata da Grado dop le scosse di settembre riunirà attorno allo stesso tavolo gli amministratori che guidarono la città negli anni dell'emergenza e della ricostruzione insieme a chi quei giorni li visse in prima persona: famiglie accolte, albergatori, insegnanti, volontari e cittadini gradesi che aprirono le proprie case a chi aveva perso tutto.

L’orario dell’appuntamento non è un dettaglio casuale, poiché proprio cinquant’anni fa alle 18.30 due scosse tornarono a scuotere il Friuli, pochi giorni prima di quella devastante del 15 settembre che avrebbe segnato l'esodo di migliaia di famiglie verso le località balneari. Un memorial pensato non come semplice commemorazione, ma come vera e propria raccolta di testimonianze dirette da custodire prima che vadano disperse.

Il cammino ufficiale della memoria si aprirà in realtà già martedì 1 settembre, quando alle ore 21 Villa Teresa, sulla riva Ugo Foscolo, ospiterà il teatro in piazza "Voci dal Terremoto 1976-2026", a cura di Grado Teatro con il contributo del Comune. Dopo l'incontro-simbolo in Municipio, il programma proseguirà in autunno dapprima con l'evento storico sociologico dei primi d’ottobre nella Biblioteca F. Marin, dove verrà presentato a cura dell'autore Walter Tomada il volume “La faglia dentro. Cosa resta del 6 maggio 1976”.

Fari accesi poi su "Orcolat", lo spettacolo di Simone Cristicchi proposto dall'ERT il 23 ottobre alle 20.45 nell'Auditorium Biagio Marin di via Marchesini. "E ven la fin dal mont! Una bambina friulana nel terremoto del 1976" è invece il libro di Paola Treppo che verrà presentato il 12 novembre, alle 17 in Biblioteca F. Marin. Il giorno successivo, 13 novembre, davanti al Palazzo dei Congressi si terrà la cerimonia di messa a dimora di un albero alla memoria, proveniente dal vivaio regionale di Tarcento: un gesto semplice ma evocativo destinato a durare nel tempo, in continuità con le vite ricostruite dopo il sisma.

Il percorso si chiude in dicembre con una nota intima e corale: domenica 20 dicembre, alle 16, nella Basilica di Sant'Eufemia, i cori Santa Cecilia di Grado e Sot La Nape di Villa Santina si esibiranno in "Tra mare e montagna, canti e poesie per i cinquant'anni del terremoto del Friuli", un concerto arricchito dalle letture di poesie di Biagio Marin e Novella Cantarutti.

«Cinquant'anni fa Grado non si limitò a offrire ospitalità: aprì le porte di casa a più di 6.500 persone che avevano perso tutto, e insieme a loro costruì legami che in molti casi non si sono mai interrotti - sottolinea il sindaco di Grado Giuseppe Corbatto - ricordarlo oggi non è un esercizio di nostalgia, ma un atto dovuto verso chi ha reso la nostra città protagonista di una pagina di umanità che merita di essere raccontata con la stessa dignità riservata ad altri luoghi della nostra costa». 

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