Punta Sdobba libera dall’amianto, 500mila euro per bonifica e messa in sicurezza di 17 casoni

Punta Sdobba libera dall’amianto, 500mila euro per bonifica e messa in sicurezza di 17 casoni

NEL VILLAGGIO DI PESCATORI

Punta Sdobba libera dall’amianto, 500mila euro per bonifica e messa in sicurezza di 17 casoni

Di Federico De Giovannini • Pubblicato il 13 Apr 2026
Copertina per Punta Sdobba libera dall’amianto, 500mila euro per bonifica e messa in sicurezza di 17 casoni

L’intervento, finanziato dal Comune di Grado, è cominciato un anno fa e si sta ora avviando a conclusione. Realizzate nuove coperture in fibrocemento.

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Nella silenziosa pace dell’Oasi del Caneo, tra il canto degli uccelli nascosti nella vegetazione palustre e lo scorrere placido verso il mare dell’Isonzato, l’amianto se n’è quasi del tutto andato dai tetti del villaggio di pescatori di Punta Sdobba.

Si stanno infatti avviando a conclusione i lavori di messa in sicurezza igienico-sanitaria che hanno permesso la rimozione di tutte le componenti strutturali in cemento amianto dalle coperture di poco meno di una ventina di casoni situati nella località, frazione del comune di Grado. Proprio l’Ente ha finanziato l’intervento con circa 500mila euro di fondi dal proprio bilancio. I lavori, portati avanti dall’impresa Zanini Antonio S.r.l. di Martignacco e coordinati dall'ingegnere Flavio Troian, sono cominciati nella primavera del 2025 e hanno interessato 17 edifici, tutti di proprietà comunale e affidati in concessione agli attuali utilizzatori.

Come spiega l’assessore all’ambiente del Comune di Grado Maurizio Toso, «le analisi dell’Azienda Sanitaria hanno rilevato che il cemento amianto di cui erano fatti tetti e comignoli si trovava in uno stato friabile». I casoni sono ora ricoperti in fibrocemento, «unico altro materiale consentito, in quanto il villaggio di Punta Sdobba si trova all’interno dell’area della riserva naturale Isola della Cona».

Manca ancora all’appello un solo casone. Affacciato sul porticciolo del villaggio, quasi alla sua estremità, l’edificio è stato colpito qualche anno fa da un incendio che ne ha danneggiato parte del tetto e delle travi – motivo per cui il lavoro di bonifica e messa in sicurezza è stato più lungo e articolato del previsto.

Attualmente, a Punta Sdobba risiedono stabilmente solo quattro persone. Gli altri casoni sono utilizzati quasi quotidianamente dai concessionari che lavorano come pescatori oppure, occasionalmente, da coloro che vi si recano per trovare pace e tranquillità. Come racconta uno degli inquilini, i lavori, «durati più a lungo della stima iniziale, erano comunque necessari per adeguarsi alle normative di messa in sicurezza e fugare ogni rischio di sbriciolamento del cemento amianto».

La strada tra le basse casette diventa sterrata e prosegue, dopo un piccolo ponticello, in mezzo alla vegetazione. Qui, dopo pochi passi, si staglia una torretta d’osservazione in legno che da alcuni anni versa in uno stato di sempre maggior abbandono, al punto da essere ormai inagibile. La struttura, spiega l’assessore Toso, si trova su un terreno appartenente ad un soggetto privato: né il Comune di Grado né quello di Staranzano, capofila per quanto riguarda la Riserva della Cona, possono dunque intervenire per effettuare la manutenzione.

Stessa questione per i camminamenti in legno sull’acqua che invece affiancano la strada che dal bar-ristorante e albergo "Caneo" porta al villaggio: terreno privato, off-limits l’azione comunale di manutenzione e riqualifica. «È comunque nell’interesse di tutti rivalorizzare il luogo e sostituire l’attuale struttura, anche semmai posizionandola in un punto diverso e vicino» osserva Toso, che recentemente ha sollevato la questione in sede istituzionale.  

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