Il processo
Processo 'Nina', rinvio a ottobre per la conferma delle Parti civili. Chiesta anche la ricusazione del giudice
Si tratta di cinque associazioni che hanno fatto richiesta tramite i legali. Il tutto si aggiornerà il 21 ottobre con la prossima udienza. L'avvocato Russo presenta istanza alla Corte d'Appello di Trieste.
È iniziato, con le richieste di costituzione in parte civile il ‘Processo Nina’, diventato caso mediatico e pubblico negli ultimi mesi. Di fronte alla giudice Giulia Francescon si è svolta la prima udienza – quella fissata il 14 aprile era stata rinviata per un vizio procedurale alla data odierna su richiesta dei legali della famiglia cormonese accusata dei presunti maltrattamenti nei confronti dell’animale – che si aggiornerà il 21 ottobre alle 9 sempre nel Tribunale di Gorizia.
L’avvocato Michele Pezone ha presentato la richiesta di costituzione di parte civile per conto della Lega Nazionale Difesa del Cane mentre, per conto dell’avvocato Maddalena Bosio per la Lega Antivivisezione e, per conto di Francesca Pantanella, per Animalisti Italiani. Alessandra Marchi, invece, chiamata a difendere la coppia di Gorizia che ne ha avuto la custodia temporanea, ha presentato a nome dell’avvocato Claudia Ricci la richiesta di costituzione di parte civile per Enpa e, a nome proprio, per Leidaa, la Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente. Sempre l’avvocato Marchi ha proceduto anche a formulare la richiesta di costituzione di parte civile per Stefano Braidot, titolare del microchip della cagnolina Nina.
Dal canto suo la Pm, Giulia Villani, non ha rilevato alcuna problematica circa le richieste giunte dagli enti, per la cui validità sarà il magistrato Francescon a deciderne la rilevanza e ammissibilità, ma ha posto un interrogativo circa la richiesta di Marchi a nome di Braidot non comprendendo la richiesta della persona fisica, in quanto la titolarità del microchip non dà la titolarità per chiedere eventuali danni morali o interessi, così Villani che si è contestualmente opposta alla richiesta.
Ora al giudice spetta valutare le finalità statutarie di vari enti e al collegamento degli stessi rispetto ai fatti. Si apprenderà le eventuali ammissioni o meno nell’udienza, appunto, convocata il 21 ottobre alle ore 9.
«Non ci resta che attendere – hanno commentato i legali, Marchi e Pezone, a margine dell’udienza – l’ordinanza con cui il giudice si presenterà all’udienza del 21 ottobre». Nel frattempo, il legale della difesa della famiglia cormonese che ha attualmente in custodia il cane e che ne è stata la prima detentrice, Emanuele Russo, ha presentato alla Corte d’Appello di Trieste la richiesta di ricusazione del giudice perché si sarebbe pronunciata in una fase relativa alle indagini richiedendo e convalidando un sequestro preventivo il 13 marzo. «Avendo visionato le carte sarebbe incompatibile e ricusabile, secondo la difesa», così ancora Marchi e Pezone. La richiesta è stata presentata ieri, 14 luglio 2026. Prima della prossima udienza, dunque, sarà necessario attendere la pronuncia della Corte d’Appello.
Una vicenda che prende avvio il 3 dicembre 2024, quando Nina viene sequestrata a una famiglia di Cormons. Secondo quanto accertato dalle autorità sanitarie e forestali, l’animale si trovava in condizioni critiche, tra denutrizione e presunti maltrattamenti, oltre a non essere registrato con microchip. Da qui la decisione di sottrarlo ai proprietari e avviare un percorso di tutela.
Nei mesi successivi la cagnolina viene affidata a una coppia di Gorizia, che si prende cura di lei e ne favorisce il recupero. In questa fase Nina viene anche microchippata, risultando formalmente intestata ai nuovi affidatari. Un passaggio che diventerà centrale nel successivo contenzioso legale. La situazione si complica quando la famiglia originaria presenta ricorso e ottiene il dissequestro dell’animale. Parallelamente, il sindaco di Cormons emette un provvedimento che vieta loro di detenere animali, ma la misura viene successivamente annullata dal Tribunale amministrativo regionale. Si aprono così più procedimenti, che coinvolgono non solo i proprietari ma anche soggetti legati alla gestione del cane dopo il sequestro.
Il nodo principale arriva fino alla Corte di Cassazione, che stabilisce la restituzione dei beni sequestrati agli aventi diritto. È proprio su questo punto che si concentra il conflitto: per le associazioni e i sostenitori degli affidatari, il microchip rappresenta un elemento determinante di proprietà; per la Procura, invece, prevale la titolarità originaria.
Nel corso del 2025 e dei primi mesi del 2026 Nina viene trasferita più volte tra strutture e affidamenti, in un quadro definito da molti come incerto e frammentato. Alla fine, nonostante il percorso di recupero e la nuova intestazione, l’animale viene restituito alla famiglia da cui era stato inizialmente sottratto, sulla base delle decisioni del Tribunale.
Sul piano giudiziario, la vicenda, chiaramente, resta aperta. È in corso un procedimento penale per maltrattamenti nei confronti dei proprietari originari che ha coinvolto anche volontari dell'associazione che ha in gestione il canile dal quale il cane è stato poi affidato alla coppia di Gorizia. Al centro della procedura, dunque, oltre ai presunti maltrattamenti vi sono la titolarità e della tutela effettiva dell’animale.
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