Il presidio antifascista contro la X Mas, Di Gianantonio: «Gorizia deve metabolizzare il proprio passato»

Il presidio antifascista contro la X Mas, Di Gianantonio: «Gorizia deve metabolizzare il proprio passato»

la contromanifestazione

Il presidio antifascista contro la X Mas, Di Gianantonio: «Gorizia deve metabolizzare il proprio passato»

Di Rossana D'Ambrosio • Pubblicato il 17 Gen 2026
Copertina per Il presidio antifascista contro la X Mas, Di Gianantonio: «Gorizia deve metabolizzare il proprio passato»

Un centinaio i manifestanti che hanno espresso pacificamente il proprio dissenso contro l’accoglienza in municipio dell'omonima associazione. Patat, «era un'accozzaglia di uomini».

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Hannah Arendt ammonisce ancora dai suoi scritti, quando ricorda di non trasformare l’orrore in mito. A farle eco sono stati gli stessi rappresentanti di ANPI nella contromanifestazione che si è svolta nella mattinata di oggi – 17 gennaio – per opporsi all’ormai consueta accoglienza della X Mas in municipio a Gorizia. «È la più grande vergogna goriziana – commenta il consigliere Andrea Picco – e non è accettabile che il manipolo venga accolto con la fascia tricolore dal Comune. Seppure l’inno non richiami al fascismo, si riallaccia al nazismo, in quanto a Gorizia il gruppo era al soldo del Terzo Reich. Siamo stati Capitale europea della cultura con l’infamia di ricevere questa gente e aver lasciato la cittadinanza onoraria a Mussolini. Il sindaco ha giurato sulla Costituzione, ma di fatto non la applica e non la rispetta».

Una storia lunga, quella della Decima Mas, raccontata di fronte a un centinaio di manifestanti dallo storico Luciano Patat: «La formazione vanta il primato di essere stato il primo partito collaborazionista a seguire fedelmente i tedeschi, macchiandosi di ogni genere di crimine. È significativo come siano state le stesse autorità della repubblica a denunciarne gli abusi». A scrivere direttamente a Mussolini fu l’allora prefetto di Milano Mario Bassi, che il 18 novembre del 1944 denunciò in una lettera le violenze perpetrate dalla formazione. Si trattava per lo più di azioni di rapina, furti, perquisizioni e contegno scorretto in pubblico. A Bassi si unì anche il ministro Ferdinando Mezzasoma - che verrà fucilato nel ’45 vicino Dongo insieme a Mussolini – sostenendo come la Decima non fosse «una cosa seria, ma un’accozzaglia di uomini». Un “refugium peccatorum” che nel ’44 viene trasferito sul Litorale adriatico per essere coinvolto nell’operazione Adler, iniziata il 19 dicembre del ’44. Fu “grazie” all’imperizia di un giovane comandante caduto in un’imboscata, che i partigiani riuscirono a recuperare i piani dei nazisti e lanciare la controffensiva.

La battaglia cominciò il 19 gennaio incuneandosi casa per casa e lungo le strade d’accesso al paese. Per due lunghi giorni i militari cercarono di fronteggiare i nemici, fino all’intervento dei tedeschi il terzo giorno, che inviarono due reparti delle SS per aggirare le postazioni. «Il comandante Rodolfo Scarelli parla di 86 morti – aggiunge Patat - e un numero imprecisato di dispersi. Per la Decima è la più grave sconfitta, ma anche la prima vera battaglia che affronta. È sconcertante – rimarca - dover ogni anno manifestare contro l’amministrazione comunale, che riceve quest’”accozzaglia di uomini”, come li definì Mezzasoma, cacciati dal Litorale dagli stessi tedeschi, che si distinsero per ruberie e per la pesante sconfitta». A intervenire è stata poi la studiosa Anna Di Gianantonio, che sottolinea il richiamo al fascismo dell’organizzazione nello stesso saluto romano: «Abbiamo visto non solo saluti romani, ma anche labari con i teschi e le bandiere della X Mas, i cui componenti furono a tutti gli effetti alleati dei nazisti. Nessuno nega le deportazioni, noi stessi ricordiamo i nostri caduti partigiani incarcerati in via Barzellini, deportati o uccisi a Gorizia. Ma non siamo mai stati ricevuti con la fascia tricolore. Il problema non è impedirgli di ricordare i loro morti accanto ai monumenti, ma riceverli con la fascia tricolore e non fare altrettanto con gli antifascisti, un doppiopesismo inaccettabile».

Un’amarezza raddoppiata nell’anno della capitale europea della cultura, dove le due città si sono unite fraternamente soprattutto grazie ai cittadini. «Quest’anno è ancora più forte il senso di rabbia e disagio – prosegue - tutte le richieste fatte perché non si svolgesse in questi termini sono rimaste lettera morta, ma una larga parte della città non sopporta quest’indegna manifestazione». Impiegata nella battaglia antipartigiana dopo l’armistizio dell’otto settembre, a documentare la ferocia della Decima sono soprattutto fotografie e testi, in cui spicca la ferocia dei giovani “contractor” arruolati da Junio Valerio Borghese, attratti da grosse somme di denaro. «Nel dopoguerra Borghese fu salvato dagli americani – precisa - ma subì un processo nel 1949». Una vicenda simile a quella di tanti altri criminali: condannato a dodici anni di carcere, venne scarcerato con l’amnistia, fino a tornare agli onori di cronaca con il Golpe dell’Immacolata - nel dicembre 1970 - e riparare in Spagna, dove visse fino alla morte. «Ricevere la X Mas – riflette - significa celebrare il nazionalismo e il fascismo antislavo, oltre che non ripudiare la guerra. E significa anche celebrare la sconfitta che il battaglione subì a Tarnova, insieme alla cacciata della formazione da parte dei nazisti per incapacità militare.

L’amministrazione da un lato inaugura la targa a Vilma Braini – sottolinea ironicamente - dall’altra esalta chi la trasse in arresto e riceve gli alleati dei nazisti che organizzarono le deportazioni. Senza per altro celebrare il 25 aprile o quanti morirono per la libertà. Da un lato giura sulla Costituzione, dall’altro non revoca la cittadinanza a Mussolini. Si è alimentata una memoria falsa e divisiva – conclude - diffondendo fake news sulla sua presunta italianità. Ci ritroviamo in una città incapace di metabolizzare il suo passato, da interpretare più che con la critica storica con la psichiatria». Concorde Mauro Dornik nel suo intervento: «Oggi si accolgono come ospiti d’onore i discendenti della X Mas, nipoti di coloro che spararono ai nostri nonni. Questo non è dialogo, ma una lobotomia collettiva. Se il capitalismo occidentale è in fase terminale, cosa fa un sistema morente? Ricorre al fascismo. E Gorizia, da Capitale della cultura, diviene capitale del revisionismo». Netta condanna degli atti di vilipendio contro il municipio sono stati invece espressi dalla consigliera regionale Laura Fasiolo: «Le contestazioni vanno condotte sempre nei limiti della norma - evidenzia - senza sceneggiate di questo tipo fuori da qualsiasi regola. Non possiamo mai scendere al di sotto dei limiti dettati dalla legge e delle relazioni civili». A coronare la riunione pacifica è stata infine il “manifesto musicale” della tradizionale “Bella ciao”, intonata da Zora Černic e accompagnata dalla fisarmonica di Vilijem Gergolet

Foto Rossana D'Ambrosio

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