Da Perteole a Klagenfurt: quasi 200 costumi per la nuova ‘Aida’. E sono firmati Emmanuela Cossar

Da Perteole a Klagenfurt: quasi 200 costumi per la nuova ‘Aida’. E sono firmati Emmanuela Cossar

OPERA

Da Perteole a Klagenfurt: quasi 200 costumi per la nuova ‘Aida’. E sono firmati Emmanuela Cossar

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 21 Ago 2026
Copertina per Da Perteole a Klagenfurt: quasi 200 costumi per la nuova ‘Aida’. E sono firmati Emmanuela Cossar

L’artista, da sette anni stabilmente al teatro austriaco, ha realizzato i costumi della nuova produzione di Verdi. Sei settimane per realizzarli, con 15 sarte e tre tagliatrici.

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Ci sono quasi duecento costumi, quindici sarte, tre tagliatrici e settimane di lavoro dietro la nuova “Aida” dello Stadttheater Klagenfurt. E al centro di questo imponente lavoro c’è anche una professionista italiana cresciuta in Friuli: Emmanuela Cossar, costumista e responsabile del grande Kostümfundus del teatro austriaco. Nata a Palmanova ma con le radici a Pertole, e cresciuta tra Buttrio e Gemona, ha studiato costume teatrale all'Università di Firenze e ha iniziato a lavorare professionalmente in Italia, occupandosi di costume per opera, prosa e musical. Secondo la sua biografia professionale, dal 2004 ha realizzato costumi per oltre 30 produzioni e nel 2012 ha fondato anche una sartoria teatrale destinata alla produzione di costumi per compagnie di danza e teatro del Friuli Venezia Giulia e del Veneto.

La nuova produzione dell’opera di Giuseppe Verdi debutterà il 17 settembre 2026 alle 19.30, inaugurando la stagione operistica 2026/27 dello Stadttheater. La regia è di Aron Stiehl, la direzione musicale di Chin-Chao Lin, la scenografia di Thomas Stingl e i costumi sono firmati da Cossar. L’opera sarà proposta in italiano con sopratitoli in tedesco e resterà in scena fino al 14 novembre.

Per Cossar è un incarico che arriva dopo anni di esperienza nel mondo della sartoria teatrale e della danza. Da sette anni lavora stabilmente a Klagenfurt, dove dal 2020 è responsabile del Kostümfundus, il grande archivio dei costumi del teatro. Un patrimonio di circa 100mila costumi, scarpe, cappelli, parrucche e accessori raccolti nel corso delle produzioni e destinati a essere nuovamente utilizzati.

«In questo fondo finiscono tutti i costumi che sono già stati utilizzati», racconta Cossar. «Li registriamo e possono essere riutilizzati sia nel nostro teatro sia affittati a costumisti, film e gruppi teatrali, in Austria, Slovenia e Italia». È una vera e propria banca della memoria teatrale, ma anche una struttura produttiva che mantiene in circolazione materiali e abiti nati per spettacoli precedenti. Il lavoro di Cossar si colloca dunque tra conservazione, organizzazione e nuova creazione.

Dalla sartoria ad “Aida”

La chiamata per “Aida” è arrivata quasi inaspettatamente. L'anno scorso Cossar aveva ricevuto diversi appuntamenti professionali e anche una proposta dalla Germania per lavorare a “Il trovatore”. «Due giorni dopo – racconta – Klagenfurt mi ha proposto di fare l'Aida». Da quel momento è iniziato il lavoro preparatorio. I figurini sono stati consegnati a maggio e Cossar ha cominciato a costruire la propria idea visiva dell'opera, partendo anche da una ricerca personale e storica sull'Egitto.

Tra le fonti di ispirazione c'è stato anche un viaggio a Berlino e la visita al museo che custodisce il celebre busto di Nefertiti. Un'esperienza che, nel racconto della costumista, si è intrecciata alla volontà di evitare una semplice ricostruzione stereotipata dell'antico Egitto. «Pur con una ricerca storica, amando io l'Egitto, ho voluto dividere cromaticamente i quattro mondi», spiega Cossar. Sono il mondo religioso, quello militare, gli schiavi e i protagonisti della vicenda.

La scelta dei colori diventa così uno degli strumenti narrativi dello spettacolo. Per l'Etiopia Cossar ha scelto tonalità legate alla terra, mentre per i sacerdoti ha individuato il bianco e l'oro. Una scelta pensata anche per mantenere una distanza da riferimenti religiosi troppo riconoscibili e non creare sovrapposizioni o interpretazioni problematiche. Il risultato sarà quindi un Egitto costruito non soltanto attraverso la ricerca storica, ma anche attraverso una precisa geografia cromatica, nella quale i costumi contribuiscono a distinguere ruoli, poteri e mondi differenti.

Quasi 200 costumi in sei settimane

Il tempo a disposizione per trasformare i figurini in abiti reali è stato particolarmente concentrato. «Abbiamo avuto sei settimane per la realizzazione dei costumi e della scenografia», racconta Cossar. Il lavoro, tuttavia, era già iniziato a giugno, con la preparazione dei costumi del coro e di una decina di comparse. Complessivamente si arriverà a quasi 200 costumi.

Numeri che danno la misura della macchina produttiva necessaria per un'opera come “Aida”. A lavorare alla realizzazione degli abiti sono 15 sarte e tre tagliatrici: queste ultime si occupano del taglio dei tessuti sulla base dei cartamodelli, mentre le sarte procedono con la confezione degli abiti. Cossar segue direttamente tutte le fasi: dai figurini al taglio, dalla sartoria alle prove costume con gli interpreti. «Facciamo due prove costume a testa», spiega.

Ma il lavoro non termina quando l'abito è cucito. La costumista segue anche le prove in palcoscenico, perché è proprio durante la messa in scena che possono emergere nuove necessità. «Bisogna vedere durante la messa in scena della regia che cosa può necessitare un attore», racconta. Può essere un elemento del costume, ma anche un oggetto funzionale alla scena: «una spada o un pugnale, in questo caso, che possa servire sul palcoscenico». Il costume, quindi, non è soltanto una componente estetica. Deve funzionare con il corpo dell'interprete, con la regia, con la scenografia e con le esigenze concrete della rappresentazione.

Undici produzioni ogni stagione

La mole di lavoro del teatro rende ancora più significativo l'incarico. Lo Stadttheater Klagenfurt realizza infatti undici produzioni in una stagione, costruendo una programmazione che richiede una macchina organizzativa e artigianale permanente. Per Cossar il percorso professionale si è sviluppato negli anni tra teatro, sartoria e danza. Tra le esperienze da costumista figura anche “Fahndung Österreich”, programma televisivo di ServusTV dedicato ai crimini irrisolti. La sua attività continua quindi a muoversi tra palcoscenico, sartoria e produzioni audiovisive, mentre a Klagenfurt il Kostümfundus rappresenta contemporaneamente un archivio e una risorsa creativa.

Una friulana nel cuore della produzione operistica

La nuova “Aida” rappresenta così un momento importante nella carriera di Cossar. Non soltanto perché firma i costumi di uno dei titoli più celebri di Giuseppe Verdi, ma perché il progetto mette insieme le diverse anime del suo percorso: la ricerca storica, la progettazione, la sartoria, il lavoro con gli interpreti e la gestione di un enorme patrimonio di costumi.

Il debutto è fissato per il 17 settembre, quando il pubblico di Klagenfurt vedrà per la prima volta il risultato di mesi di lavoro. Sul palcoscenico ci saranno quasi duecento costumi realizzati e coordinati da una squadra di professionisti, ma dietro ciascuno di quegli abiti ci sarà anche il lavoro di una costumista italiana che da anni opera stabilmente oltre confine. 

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