Per i 1025 anni di Gorizia ecco i 'Paesaggi isontini' visti da Italico Brass. «L’arte dona speranza»

Per i 1025 anni di Gorizia ecco i 'Paesaggi isontini' visti da Italico Brass. «L’arte dona speranza»

L'ESPOSIZIONE

Per i 1025 anni di Gorizia ecco i 'Paesaggi isontini' visti da Italico Brass. «L’arte dona speranza»

Di Rossana D'Ambrosio • Pubblicato il 28 Apr 2026
Copertina per Per i 1025 anni di Gorizia ecco i 'Paesaggi isontini' visti da Italico Brass. «L’arte dona speranza»

La mostra, gratuita e aperta al pubblico fino al 4 luglio, è stata inaugurata oggi, 28 aprile, nell’ala storica di Palazzo Attems Santa Croce, sede del municipio cittadino.

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Le acque calme del fiume, che mormora nell’olio su tela “L’Isonzo con il ponte di Piuma e il Monte Sabotino”. Le stesse pennellate rapide e decise ci restituiscono il castello di Gorizia, avvolto da un cumulo di nubi e sprazzi d’azzurro di oltre un secolo addietro. È stata inaugurata oggi – 28 aprile – nell’ala storica del Municipio la mostra intimista “Paesaggi isontini”, celebrando così il pittore goriziano Italico Brass e al contempo la nascita di Gorizia, ufficialmente menzionata da Ottone III il 28 aprile del 1001. Oltre mille anni di storia punteggiata dall’avvicendarsi di civiltà, per una città che ai primi del Novecento veniva raccontata da Brass nelle sue vedute rapprese in grumi di colore. «Rarissime volte abbiamo allestito mostre in Municipio – osserva il primo cittadino Rodolfo Ziberna - ma oggi trasformiamo una coincidenza in straordinaria opportunità». Poche, le tele dell’artista in esposizione, eppure nel loro numero esiguo lasciano magicamente affiorare i colori dell’isontino e della laguna veneta dove ancora oggi riposano le sue spoglie. «È come uno scrigno di luoghi inaccessibili che finalmente apre le porte al pubblico», prosegue Ziberna ringraziando Fondazione Carigo, Lions Club Gorizia, Club Unesco insieme ai collaboratori Chiara Gatta, Maurizio Negro e Manuela Uccello.

«Brass fu un personaggio straordinariamente fertile – riconosce - e la nostra città gli diede i natali. Se già con i percorsi guidati in città abbiamo riscontrato grandissima curiosità, anche questa mostra rappresenterà un’occasione di crescita innestandosi nel percorso di “Contea”, manifestazione volta ad acquisire consapevolezza della storia del nostro territorio». Entusiasmo manifestato dallo stesso assessore alla Cultura Fabrizio Oreti, che rimarca come «il compleanno della nostra città» sia occasione per evidenziare «il lavoro di squadra» svolto dai diversi enti: «Abbiamo riportato in luce un Italico Brass ritrovato – aggiunge nel ringraziare il curatore Michele Drascek – che riprende casa a Gorizia, nella sua stessa città d’origine, nel giorno del compleanno del capoluogo isontino». Là dove la pittura di paesaggio traversa varie fasi evolutive – con la staticità di Giotto e Masaccio e in seguito la narrazione di Leonardo, Joachim Patinir, Poussin, Lorrain o dei grandi vedutisti Guardi, Canaletto e Bellotto – in Brass il vedutismo si manifesta con pennellate post-impressioniste cariche della luce di Venezia, dei riflessi dell’acqua nei canali e del mistero dei campielli. «È un omaggio dovuto – ammette la presidente Carigo Roberta Demartin nel sottolineare la sinergia fra Comune e Fondazione – perché anche da noi esponiamo un quadro di Brass facente parte del nostro patrimonio».

È l’opera “Paesaggi isontini” da cui trae ispirazione la mostra, dipanandosi in un fil rouge dal municipio fino in via Carducci. «Nello Smart Space – ribadisce - abbiamo cercato di raccontare la storia di Gorizia, che è immensa e va tramandata anche esponendo un’opera di Brass. Non posso che esprimere la soddisfazione – conclude - in quanto l’arte dona speranza, preziosa soprattutto in un momento difficile come questo». Orgoglio condiviso dal governatore del Lions Paolo Pacorig: «Gorizia ha creduto nella capitale della cultura portandola a termine con grande successo. Proprio due giorni fa eravamo in Turingia – rammenta - dove abbiamo siglato un patto di amicizia con il distretto della Sassonia di Chemnitz in vista di nuove opportunità. A dimostrazione che quanto si è seminato per la capitale è pronto a essere raccolto dal territorio». Occhiali tondi e papillon, eccolo, Italico, ritratto in tutta la sua fierezza da Emma Galli Gallovich nella tela di collezione del Comune. Con quello stesso sguardo fiero ammirava la pianura goriziana dall’alto del colle di Medea: «Insieme al curatore – interviene a margine la studiosa Manuela Uccello - abbiamo ipotizzato che la veduta a volo d’uccello fosse stata realizzata dal colle di Medea, da dove è possibile ammirare tutta la piana».

Pennelli, tavolozza e cavalletto in spalla, Italo saliva su in cima prendendo “appunti” con gli acquerelli o dipingendo en plein air: «Dipingevano dalla realtà oppure basandosi sui bozzetti – aggiunge - come tanti altri impressionisti: anche la veduta urbana collocata sopra la “Pianura goriziana” è un bozzetto. Spesso si realizzavano schizzi veloci da sviluppare in studio con ampie pennellate. Questo esposto ha una prospettiva meravigliosa, e la pennellata è particolarmente raffinata. Dopo aver studiato a Gorizia si recò a Monaco e Parigi e infine a Venezia, dove fece fortuna con vedute o scene di genere, della tipologia esposta nella collezione permanente». Classe 1870, Italico nacque «quando gli impressionisti avevano già compiuto la loro grande rivoluzione». Oltre al ritratto dell’artista, appartenenti al corpo della mostra sono anche le due opere della collezione permanente antistanti la Sala Bianca: “La pace” e “Scene di vita chioggiotta”, realizzate fra il 1893 e il 1895. Mentre il primo si apre sul silenzio monastico, l’altro mostra con sorprendente realismo lo spaccato di vita dei campielli veneti: qui i pescatori che lavorano le reti hanno la stessa dignità dei borghesi, in un’operazione simile a quella che compie Giacomo Ceruti con i suoi “pitocchetti”. «La mostra è piccola e raccolta – conferma Drascek - e offre meno di dieci opere concentrate s’un unico tema: quello dei paesaggi isontini, in omaggio alla cittadinanza». Ancora in via di elaborazione il catalogo che accompagnerà la mostra, gratuita e visibile fino al 4 luglio.

(Foto, Rossana D'Ambrosio)

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