Paolo Maurensig, il goriziano che trasformò gli scacchi in letteratura

Paolo Maurensig, il goriziano che trasformò gli scacchi in letteratura

IL RICORDO

Paolo Maurensig, il goriziano che trasformò gli scacchi in letteratura

Di MARILISA BOMBI • Pubblicato il 11 Giu 2026
Copertina per Paolo Maurensig, il goriziano che trasformò gli scacchi in letteratura

A cinque anni dalla sua scomparsa, un viaggio nella vita e nelle opere di uno degli scrittori più originali e internazionali del Friuli, autore del celebre ‘La variante di Lüneburg’.

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Paolo Maurensig appartiene a quella categoria di scrittori che continuano a parlare ai lettori anche dopo la loro scomparsa. Eppure, a cinque anni dalla sua morte, il suo nome circola poco, anche a Gorizia, nonostante sia stato uno degli autori più originali e internazionali espressi da questa città e dal Friuli Venezia Giulia.

Nato a Gorizia il 26 marzo 1943, venne al mondo in una città che di lì a poco sarebbe stata attraversata dalle grandi fratture del Novecento. Guerra, occupazioni, confini e identità sospese avrebbero segnato profondamente questo territorio. Temi che, in forme diverse, riaffiorano spesso nella sua narrativa, popolata da personaggi inquieti, verità nascoste e destini che si intrecciano.

Dopo gli studi classici si trasferì a Milano, lavorando a lungo nel mondo dell'editoria. Il successo arrivò relativamente tardi, quando aveva già superato i cinquant'anni. Nel 1993 pubblicò La variante di Lüneburg, il romanzo che lo impose all'attenzione internazionale. Apparentemente una storia di scacchi, era in realtà una riflessione sulla memoria, sul male e sulle ferite lasciate dal Novecento. Il libro divenne un caso editoriale e fu tradotto in numerosi Paesi.

Tre anni dopo uscì Canone inverso, probabilmente il suo romanzo più conosciuto dal grande pubblico. Non sono gli scacchi ma la musica a guidare il racconto: violini, amicizie, passioni e identità che si confondono in una trama costruita come una partitura. Dal libro venne tratto anche l'omonimo film diretto da Ricky Tognazzi.

Negli anni successivi Maurensig costruì un percorso letterario coerente e riconoscibile con opere come Gli amanti fiamminghi, L'ombra e la meridiana, L'arcangelo degli scacchi, Teoria delle ombre, Il diavolo nel cassetto e Il gioco degli dèi. Scacchi, musica, fotografia, pittura e storia non sono mai semplici argomenti narrativi: diventano strumenti per esplorare le zone più profonde e misteriose dell'animo umano.

Pur essendo tradotto in molti Paesi e apprezzato dalla critica internazionale, rimase sempre lontano dai riflettori. Non amava la dimensione mediatica dello scrittore e preferiva il lavoro silenzioso della scrittura. Chi lo ha conosciuto ricorda una persona schiva, riservata e profondamente esigente con se stessa.

«Il mio avversario sono io da sempre», aveva confidato in un'intervista. Una frase che racconta forse meglio di molte altre il suo carattere. Dietro il successo si nascondeva una continua ricerca di perfezione e una costante insoddisfazione per il lavoro compiuto.

Il poeta Ivan Crico, che lo conosceva bene, ricorda come Maurensig avvertisse spesso il peso delle aspettative editoriali. Una pressione che mal si conciliava con il suo modo di intendere la letteratura: lenta, rigorosa, quasi artigianale. Ogni libro nasceva da anni di studio, ricerca e riscrittura.

Maurensig si spense a Udine il 29 maggio 2021, dopo aver consegnato all'editore il suo ultimo romanzo. Il quartetto Razumovsky uscì postumo l'anno successivo: un'ultima voce, ancora perfettamente a fuoco.

A cinque anni dalla sua scomparsa, vale la pena tornare a leggere le sue opere o a scoprirle per la prima volta. Non soltanto perché rappresentano una delle voci più originali della narrativa italiana contemporanea, ma anche perché raccontano quella complessità culturale e identitaria che appartiene alla storia di Gorizia e della Mitteleuropa.

Foto d'archivio 

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