«Palazzi di 16 metri al posto delle Casette»: Di Bert chiede i «numeri reali» al sindaco Benvenuto

«Palazzi di 16 metri al posto delle Casette»: Di Bert chiede i «numeri reali» al sindaco Benvenuto

L’INTERROGAZIONE

«Palazzi di 16 metri al posto delle Casette»: Di Bert chiede i «numeri reali» al sindaco Benvenuto

Di Federico De Giovannini • Pubblicato il 09 Mag 2026
Copertina per «Palazzi di 16 metri al posto delle Casette»: Di Bert chiede i «numeri reali» al sindaco Benvenuto

Il consigliere d’opposizione vuole chiarezza sulle previsioni del Masterplan per la riqualifica dell’area ronchese. L’obiettivo è scongiurare «un peso sostenibile per viabilità e infrastrutture».

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Si ritorna a parlare del futuro dell’area “Case Pater” di Ronchi dei Legionari. Dopo l’intervento di qualche giorno fa del presidente della Commissione consiliare urbanistica Sandro Soranzio, è il consigliere comunale Massimo Di Bert ad approfondire le sue istanze.

In data 4 maggio, l’esponente d’opposizione ha presentato un’interrogazione scritta al sindaco Benvenuto per avere delucidazioni circa i parametri tecnici e le «prospettive politiche» della riqualifica dell’area, chiedendo «dati certi e impegni formali su un progetto che impatterò la città per i prossimi decenni» e che è al centro di un «forte interesse da parte della cittadinanza».

Di Bert chiede quali siano - allo stato attuale e stando alle prescrizioni degli strumenti urbanistici vigenti - l’altezza massima possibile autorizzata per i nuovi edifici, i volumi massimi complessivi in metri cubi e il numero complessivo stimato di nuovi residenti che potranno insediarsi nell’area.

A questi fattori si collegano anche richieste sull’idoneità delle reti dei sottoservizi idrici, fognari e del gas, ovvero «se le stesse siano strutturalmente sufficienti a sopportare l'incremento di carico derivante dal numero di edifici e residenti previsti, senza creare disservizi alla cittadinanza già residente»; sull’eventualità di altri «impatti critici» per l’area in oggetto e sulla realizzazione di studi tecnici specifici per «stabilire l’incidenza del nuovo carico insediativo sul traffico locale e sulla sicurezza stradale dell’area».

Per Di Bert tutto ciò non ha valenza puramente tecnica, ma anche di impegno politico: il documento chiede anche se è intenzione del sindaco intraprendere, nel corso del presente mandato, «un’azione per ridurre le altezze e i volumi complessivi attualmente previsti».

Da un’ulteriore nota divulgata assieme all’interrogazione, si apprende da Di Bert che il progetto per via Redipuglia avrebbe in previsione «palazzi alti 16 metri e una colata di 150mila metri cubi di cemento che cambierà per sempre il volto della città». Come ricostruito sul nostro giornale, l’approvazione della variante 9 al Piano Regolatore Generale Comunale ha delineato un masterplan che prevede l’edificazione di due palazzine, condomini in linea e a blocco di altezza variabile dai 3 ai 5 piani e case uni e bifamiliari di altezza massima pari a 9,50 metri.

«Le rassicurazioni del presidente Soranzio – sottolinea allora Di Bert - si scontrano con la realtà dei documenti ufficiali». «Il Masterplan 2023, redatto da questa amministrazione (in galleria all’articolo, alcuni “stralci” di esso diffusi dallo stesso Di Bert, ndr.), è lo scenario sconvolgente che attende Ronchi – incalza il consigliere d’opposizione - se Soranzio sostiene che il quartiere non sarà stravolto, sta smentendo le sue stesse carte».

Quanto all’emendamento prima proposto e poi ritrattato al Consiglio comunale del 29 aprile scorso, Di Bert afferma di averlo fatto per il «solo motivo di togliere l’alibi a chi mi accusava strumentalmente di voler bloccare l’abbattimento delle vecchie case».

«Il degrado va rimosso, ma non può essere la scusa per imporci un ghetto verticale» conclude Di Bert, sottolineando che a suo avviso la progettualità rappresenta «un palese disegno politico per trasformare Ronchi nella valvola di sfogo per la pressione demografica di Monfalcone, scaricando sulla nostra viabilità e sulle nostre infrastrutture un peso insostenibile». Spetterà ora al sindaco Benvenuto «scrivere i numeri reali di suo pugno» e confermare o dirimere le perplessità fin qui esposte.

Foto Enrico Valentinis  

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