Inclusione e vino
A Oslavia il grappolo passa in cantina, quinta edizione per la vendemmia solidale
La Castellada raccoglie il testimone da Primosig per la quinta edizione dell’iniziativa dedicata ai soci UICI di Gorizia, tra follatura, fermentazione e scoperta del vino attraverso i sensi.
Anche quest’anno si è svolto il tradizionale “Passaggio del grappolo”, iniziativa solidale patrocinata dal Comune di Gorizia e promossa dall’Associazione Produttori Ribolla di Oslavia (APRO), in collaborazione con la sezione di Gorizia dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI).
Da cinque edizioni le cantine di Oslavia sono protagoniste dell’iniziativa, ideata dalla ex presidente della sezione UICI di Gorizia, Irena Gulin, durante il suo commissariamento. Nato nella cantina Il Carpino, Il Passaggio del grappolo coinvolge ogni anno una diversa azienda vitivinicola di Oslavia. Il grappolo simbolico, che viene preparato dai bambini della scuola d’infanzia di Piuma, viene affidato di cantina in cantina come simbolo di continuità, partecipazione e condivisione.
Quest’anno è stata La Castellada a ricevere il testimone dalla cantina Primosig, che nel 2025 aveva ospitato la vendemmia solidale. Per questa quinta edizione l’iniziativa si è spostata dalle vigne alla cantina, permettendo ai partecipanti dell’UICI di conoscere il processo di trasformazione dell’uva in vino e delle diverse attività di cantina, che hanno potuto provare il lavoro concreto dei viticoltori attraverso il tatto, l’olfatto e gli altri sensi.
I partecipanti hanno preso parte anche alla follatura, operazione con cui il cappello formato dalle vinacce viene spinto verso il basso e immerso nel mosto, e hanno potuto conoscere, tramite il senso dell’udito, il suono che produce la fermentazione del vino nelle botti. «Ogni azienda che ci ospita ci fa sempre emozionare - confessa Nicolò Finocchiaro, presidente della sezione UICI di Gorizia - Quest’anno è stata un’esperienza diversa, perché non abbiamo raccolto l’uva, ma abbiamo potuto scoprire il processo successivo».
L’iniziativa vuole richiamare proprio l’attenzione sul valore delle diverse abilità, superando l’idea che queste rappresentino necessariamente un limite. La produzione del vino, infatti, è un processo che non coinvolge soltanto la vista, ma richiede sensibilità, attenzione e impegno congiunto del tatto, dell’olfatto, del gusto e dell’udito. «Questa è un’attività che i soci apprezzano molto - spiega Nicolò Finocchiaro - e alla quale partecipano in molti, anche a livello regionale, perché vengono soci da Trieste. Ed è un’attività unica nel suo genere - conclude - perché non ci sono, in Italia, altri nonvedenti che fanno questo tipo di esperienza».
La scelta di ospitare l’edizione di quest’anno in cantina, tuttavia, non è stata fatta solamente per far conoscere ai partecipanti i diversi aspetti della produzione del vino. «La stagione è andata abbastanza bene, ma poteva essere una tragedia - spiega Saša Radikon, presidente dell’APRO - Luglio e agosto sono stati piuttosto siccitosi e problematici, ma fortunatamente è arrivata dell’acqua alla fine». «Qualche varietà ha patito forse un po’ di più questo periodo secco - sottolinea Matteo Bensa, proprietario dell’azienda vitivinicola ospitante “La Castellada” - come ad esempio Pinot Grigio e Sauvignon. Di queste viti abbiamo perso parecchia produzione, mentre il resto è stato regolare. La vendemmia è stata veloce, perché l’uva era bella e sana. Credo che non abbiamo mai raccolto in così poco tempo - conclude - In dieci giorni effettivi, di clima mite e lavoro piacevole, con un organico da otto a dieci operai di varie zone, soprattutto del Carso sloveno, abbiamo portato a termine la vendemmia di questa stagione».
L’importanza dell’iniziativa sta anche nella salvaguardia e nella valorizzazione della cultura vitivinicola di Oslavia. I produttori hanno modo, attraverso l’iniziativa, di presentare il frutto del loro lavoro e promettono, con il passaggio del grappolo simbolico, di rinnovare di anno in anno l’impegno verso una viticoltura capace di custodire il territorio e, allo stesso tempo, di creare occasioni concrete di incontro, conoscenza e inclusione.
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