Morte di Nicholas Nanut, rinviata l'udienza del processo: la famiglia chiede giustizia

Morte di Nicholas Nanut, rinviata l'udienza del processo: la famiglia chiede giustizia

In tribunale

Morte di Nicholas Nanut, rinviata l'udienza del processo: la famiglia chiede giustizia

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 01 Lug 2026
Copertina per Morte di Nicholas Nanut, rinviata l'udienza del processo: la famiglia chiede giustizia

La famiglia attende giustizia per il trentenne morto nel 2023 alla Aps Arosio Extrusion di Mariano del Friuli. In aula il passaggio sulla costituzione della società come responsabile civile.

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È stata rinviata al 20 ottobre alle 10.30, sempre al Tribunale di Gorizia, l'udienza del processo sulla morte del giovane Nicholas Nanut (in foto), scomparso il 23 maggio 2023 in un incidente sul lavoro a Mariano del Friuli. Davanti al gup Marco Mucelli si è svolto un passaggio procedurale dedicato alla costituzione di Aps Arosio Extrusion Spa quale responsabile civile nel procedimento, al termine del quale il giudice ha aggiornato il processo alla nuova data.

A oltre tre anni dalla tragedia, il procedimento entra così in una nuova fase. Sul banco degli imputati siedono sia la società, chiamata a rispondere dell'illecito amministrativo previsto dalla normativa sulla responsabilità degli enti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, sia il suo titolare, l'imprenditore lombardo Claudio Arosio, accusato di omicidio colposo.

In aula erano presenti l'avvocato Carlo Serbelloni, difensore della società, gli avvocati Daniele Compagnone e Alfonso Davide D'Angelo, che assistono i familiari di Nicholas Nanut costituitisi parte civile, e la pubblico ministero Giulia Ferri Faggioli, comparsa in sostituzione della titolare dell'inchiesta, Giulia Capella.

Chiara la posizione della famiglia: l'avvocato D'Angelo ha evidenziato come, allo stato attuale, «non ci sia stato alcun risarcimento» in favore dei congiunti del lavoratore. Un eventuale accordo di patteggiamento consentirebbe comunque ai familiari di far valere le proprie pretese risarcitorie in sede civile qualora non trovassero soddisfazione nell'ambito del procedimento penale. Ma su un eventuale patteggiamento non vi è, attualmente, alcuna conferma.

Anche in questa occasione i parenti di Nicholas hanno voluto essere presenti in aula. «Abbiamo pazientato molto ma ora non si può più, siamo stufi – commenta la sorella Michela Nanut – ormai sono passati anni». La richiesta è «per avere giustizia, lui ci è stato portato via e non siamo stati nemmeno risarciti. È un’attesa – prosegue – che sta portando allo sfinimento tutta la famiglia. Comprendiamo che la legge ha i propri tempi ma vorremmo che il procedimento si concluda. Ormai non abbiamo più compleanni né feste, siamo morti anche noi quel 23 maggio 2023». Accanto a lei la madre Teresa Gomiscek, sostenuta dagli altri familiari intervenuti all'udienza.

La vicenda risale alla notte tra il 22 e il 23 maggio 2023. Nicholas Nanut, trentenne residente a Cormons, aveva appena iniziato il turno di lavoro nello stabilimento Aps Arosio Extrusion di Mariano del Friuli, dove operava insieme a un collega lungo una linea di estrusione dell'alluminio. Durante le operazioni rimase coinvolto in un gravissimo incidente che gli provocò uno schiacciamento mortale. Nonostante il tempestivo intervento dei soccorsi, per il giovane non fu possibile fare nulla.

Fin dalle prime ore successive al decesso, la Procura di Gorizia aveva disposto il sequestro dell'area produttiva e aveva avviato gli accertamenti tecnici per ricostruire la dinamica dell'incidente. L'autopsia aveva confermato che la morte era stata causata dalle lesioni da schiacciamento, mentre un successivo incidente probatorio affidato a un consulente del tribunale aveva consentito di analizzare nel dettaglio il funzionamento dell'impianto.

Al centro dell'impianto accusatorio vi è in particolare la presenza di un selettore a chiave che, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe consentito di escludere i dispositivi di sicurezza installati sui cancelli di accesso alla linea produttiva. Tali sistemi avrebbero dovuto arrestare automaticamente il funzionamento della pressa e del macchinario nel caso di ingresso di operatori nell'area di lavoro. Sarà il processo a stabilire se e in quale misura tale configurazione abbia avuto un ruolo determinante nella morte del giovane operaio.

Con il rinvio disposto dal gup Mucelli, il procedimento tornerà ora davanti al Tribunale di Gorizia il 20 ottobre, quando potrebbero emergere ulteriori sviluppi anche in merito all'eventuale definizione del procedimento con rito alternativo oppure alla prosecuzione del dibattimento. 

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