Il rito
Monsignor Dianin riceve oggi il Pallio dal Papa: cosa significa e l’importanza per Gorizia
Durante la messa delle 9.30 in San Pietro sarà papa Leone XIV a imporre l'insegna degli arcivescovi metropoliti. Un gesto che richiama la missione del Buon Pastore e conferma il ruolo della Chiesa locale goriziana.
Alle 9.30 di oggi, nella basilica di San Pietro in Vaticano, l'arcivescovo eletto di Gorizia monsignor Giampaolo Dianin riceverà il Pallio direttamente dalle mani di papa Leone XIV. La celebrazione della solennità dei santi Pietro e Paolo, patroni di Roma, rappresenta ogni anno uno dei momenti più significativi della vita della Chiesa universale, perché è l'occasione nella quale i nuovi arcivescovi metropoliti provenienti da tutto il mondo ricevono questa antica insegna liturgica quale segno della loro comunione con il successore di Pietro e della responsabilità pastorale affidata loro. Quest'anno, tra i trentacinque presuli chiamati a ricevere il Pallio, figura anche l'arcivescovo eletto della Chiesa di Gorizia.
Il Pallio è una stretta fascia di lana bianca che viene appoggiata sulle spalle, con due lembi che ricadono sul petto e sulla schiena, ornata da sei croci nere. La sua origine risale ai primi secoli del cristianesimo e richiama l'immagine evangelica del Buon Pastore che porta sulle spalle la pecora smarrita. Non è soltanto un ornamento liturgico: rappresenta il servizio pastorale dell'arcivescovo verso il popolo affidatogli e, allo stesso tempo, il vincolo di comunione con il vescovo di Roma. Per il diritto canonico possono indossarlo soltanto gli arcivescovi metropoliti, esclusivamente nel territorio della propria provincia ecclesiastica.
I palli vengono confezionati con la lana degli agnelli benedetti nella memoria di sant'Agnese e sono custoditi, fino alla loro consegna, accanto alla tomba dell'apostolo Pietro nella basilica vaticana. Durante la liturgia odierna, dopo la proclamazione del Vangelo e l'omelia del Pontefice, avrà luogo il rito della benedizione e dell'imposizione del Pallio. Dopo il giuramento di fedeltà, sarà lo stesso papa Leone XIV a imporlo sulle spalle di ciascun arcivescovo metropolita, riprendendo la tradizione dell'imposizione personale da parte del Pontefice.
Per l'Arcidiocesi di Gorizia si tratta di un momento importante, come avvenuto anche per i predecessori di Dianin. La sede metropolitana goriziana, istituita nel Settecento, è infatti chiamata a guidare una provincia ecclesiastica che oggi comprende anche la diocesi di Trieste. Ricevendo il Pallio, monsignor Dianin assume pienamente anche questo particolare ministero di coordinamento e di comunione tra la diocesi della provincia ecclesiastica, un tempo ben più ampia, in stretta unione con la Santa Sede.
Accanto a monsignor Dianin - che prenderà possesso dell'Arcidiocesi di Gorizia domenica 12 luglio durante la celebrazione eucaristica delle 19 nella Chiesa Metropolitana di Gorizia (il Duomo), saranno chiamati davanti a papa Leone XIV altri trentaquattro arcivescovi metropoliti nominati nell'ultimo anno, espressione della dimensione universale della Chiesa. Dall'Europa arriveranno presuli provenienti, oltre che dall'Italia, anche da Polonia, Francia, Spagna, Irlanda e altri Paesi del continente. Numerosa anche la rappresentanza delle Americhe, con nuovi metropoliti degli Stati Uniti, del Canada, del Messico, del Brasile e di altre Chiese locali del continente. L'Africa sarà presente con arcivescovi provenienti, tra gli altri, da Sudafrica, Costa d'Avorio, Tanzania e Madagascar, mentre dall'Asia giungeranno metropoliti di India, Filippine, Vietnam e Corea del Sud. Completa il quadro l'Oceania, rappresentata da nuovi pastori delle province ecclesiastiche dell'area del Pacifico. Una geografia ecclesiale che abbraccia i cinque continenti e rende la celebrazione del 29 giugno uno dei momenti più rappresentativi dell'universalità della Chiesa cattolica.
Tra i nomi più noti figurano il cardinale Robert McElroy, arcivescovo di Washington, Richard Henning, arcivescovo di Boston, Jeffrey Grob di Milwaukee, Joe Steve Vásquez di Galveston-Houston, Edward Weisenburger di Detroit, Michael McGovern di Omaha e Robert Casey di Cincinnati per gli Stati Uniti; Guy Boulanger di Sherbrooke, Stephen Hero di Edmonton, Susai Jesu di Keewatin-Le Pas e Charles Duval di Grouard-McLennan per il Canada; il cardinale Stephen Brislin di Johannesburg per il Sudafrica; gli arcivescovi Alberto Uy, Charlie Inzon e David William Antonio per le Filippine, oltre a numerosi altri metropoliti provenienti da diocesi di Africa, Asia e America Latina.
Questa pluralità di lingue, culture e tradizioni rende ancora più significativo il gesto dell'imposizione del Pallio. Pur provenendo da realtà ecclesiali molto diverse, tutti gli arcivescovi ricevono infatti il medesimo segno, che richiama l'unità della Chiesa attorno al successore di Pietro e la comune responsabilità di guidare il popolo di Dio. In questo contesto si inserisce anche la presenza dell'Arcidiocesi di Gorizia, piccola per dimensioni ma storicamente chiamata a essere ponte tra popoli, culture e confessioni cristiane.
La presenza di monsignor Dianin tra gli arcivescovi provenienti dai cinque continenti sottolinea infine il carattere universale della Chiesa Cattolica. Pur nella diversità delle culture e delle nazioni rappresentate, il Pallio richiama infatti una missione comune: custodire il popolo di Dio nella fede e mantenere viva la comunione con il successore dell'apostolo Pietro. Per Gorizia, città da sempre ponte tra popoli, lingue e culture, ecco che la missione è ancora più legata al proprio territorio: un significato che va oltre la dimensione liturgica e richiama la vocazione storica dell'Arcidiocesi a essere luogo di incontro e di dialogo.
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