IMMIGRAZIONE CLANDESTINA
Monfalcone, l’Arma stronca un traffico di migranti cinesi. Smantellata rete nel Nord Est: arrestata a Roma la regista invisibile
I passeur operavano tra Trieste, Monfalcone e il Veneto. Sette arresti e trenta denunciati. La misura cautelare della Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste.
I Carabinieri della Compagnia di Monfalcone, con il supporto della Stazione Carabinieri di Villesse, al termine di una complessa e articolata attività investigativa diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste, dal Pubblico Ministero dottor Federico Frezza, hanno disarticolato un sodalizio criminale dedito al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di cittadini di nazionalità cinese. L’indagine ha avuto origine da un episodio verificatosi nell’agosto 2025 nel comune di Villesse, quando alcuni testimoni avevano segnalato la presenza di un gruppo di cittadini cinesi scendere da un camion con targa montenegrina e, successivamente, prelevati da due autovetture con targhe italiane. La conseguente attività investigativa posta in essere, oltre a confermare la presenza di un sodalizio criminale, permetteva di risalire al “modus operandi” utilizzato per il trasporto degli irregolari.
Inizialmente, i passeur parcheggiavano le autovetture nei pressi della stazione ferroviaria di Monfalcone e, successivamente si recavano a Trieste a mezzo treno. Qui, dopo aver raggiunto i cittadini stranieri introdotti clandestinamente nel territorio nazionale attraverso i confini orientali, li accompagnavano alla stazione ferroviaria per poi rientrare a Monfalcone, dove i clandestini venivano caricati su autovetture e trasportati presso alcune “basi logistiche” individuate nella regione del Veneto. Da tali basi, i migranti venivano successivamente trasferiti nella città di Prato o verso altri Stati dell’Unione Europea, mediante l’utilizzo di documenti di viaggio falsi.
A seguito dei primi interventi da parte dei Carabinieri della Compagnia di Monfalcone, l’organizzazione modificava il proprio “modus operandi dei trasporti”, facendo giungere i furgoni utilizzati per lo spostamento dei clandestini, in zone rurali delle province di Udine e Gorizia, dove poi avveniva il trasbordo su ulteriori autovetture. Tale attività è stata resa possibile dai servizi di osservazione e pedinamento posti in essere dai militari operanti che, in alcune circostanze, oltre a procedere nei confronti dei passeur, procedevano al sequestro dei mezzi di trasporto, alcuni dei quali dotati di doppio fondo, appositamente predisposto per occultare la presenza di persone.
Le successive attività investigative, svolte sempre presso le “basi logistiche” della regione Veneto, permettevano inoltre di identificare i soggetti ritenuti al vertice del sodalizio criminale nel nord est. L’organizzazione, nel frattempo, aveva avviato un nuovo “modus operandi di trasporto”, consistente nell’accompagnamento degli irregolari presso l’aeroporto di “Venezia Tessera”, per il successivo imbarco su voli di linea diretti in Spagna, sempre mediante l’utilizzo di documenti falsi. In talune circostanze alcuni clandestini venivano intercettati e fermati mentre si apprestavano a partire. A seguito delle molteplici operazioni di servizio dei militari della Compagnia Carabinieri di Monfalcone, gli organizzatori del traffico di migranti decidevano di abbandonare le basi logistiche del Veneto, per trasferirsi nella capitale.
Nel febbraio del 2026, in Roma, la donna ritenuta a capo dell’intera organizzazione, fino ad allora inafferrabile ed invisibile - aveva cambiato identità, grazie a documenti falsi - “Mela”, veniva individuata e arrestata dai militari della Compagnia di Monfalcone in esecuzione dell’ordinanza di misura cautelare in carcere emessa a suo carico su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste. Nel corso dell’operazione, la stessa veniva trovata in possesso di una ingente somma di denaro contante, pari a circa 20mila euro, nonché di numerosi documenti di identità appartenenti a suoi connazionali, molti dei quali risultati contraffatti.
Nel complesso dell’attività investigativa sono state tratte in arresto 7 persone, di cui sei “passeur” in flagranza di reato mentre trasportavano cittadini stranieri irregolari appena giunti in Italia, provenienti dalla Serbia. Ulteriori 30 soggetti sono stati denunciati in stato di libertà, tra appartenenti al sodalizio criminale e cittadini cinesi presenti irregolarmente sul territorio nazionale. Si puntualizza che il procedimento penale nei confronti degli indagati è ancora nella fase delle indagini preliminari, che la loro responsabilità effettiva sarà vagliata nel corso del successivo processo e che non sono fornite le generalità degli indagati né elementi per la loro identificazione. Il Comando Provinciale dei Carabinieri ne dà notizia nel rispetto dei diritti delle persone indagate e della presunzione di innocenza, per quanto risulta allo stato attuale, salvo ulteriori approfondimenti e in attesa del giudizio.
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