I dati
Mobbing, boom di richieste al Centro di Gorizia: già 90 persone nel 2026
Donne nel 68% dei casi, soprattutto con contratto stabile nel privato. Crescono umiliazioni e controllo sul lavoro, il Punto di Ascolto registra un aumento del 10%.
Donna, con più di 50 anni, titolo di studio alto e contratto a tempo indeterminato nel settore privato: questo l'identikit della vittima di vessazioni sul posto di lavoro stilato dal Punto di Ascolto di Gorizia, sportello anti mobbing creato nel 2018 grazie a un progetto di parternariato fra l'Associazione Sos Abusi psicologici odv e il Comune di Gorizia. I dati del primo semestre 2026, presentati questa mattina nella sede di via Barzellini 5, pur non potendosi dire emergenziali, delineano comunque un deciso aumento rispetto allo scorso anno.
Anzi: se fino a giugno erano 77 gli utenti seguiti - fra nuovi accessi e persone seguite da più tempo dal Punto di Ascolto - colpisce il fatto che a un controllo dell'ultim'ora operato dalla referente, l'avvocato Teresa Dennetta, a ieri le persone che si sono rivolte alla struttura dall'inizio dell'anno sono 90: un numero significativo se si tiene conto che le 13 utenze in più da giugno si riferiscono ai mesi estivi, quando le ferie possono comunque smorzare i momenti e le occasioni di tensione o conflittualità.
C'è dell'altro: la provincia di Trieste si è staccata da Gorizia creando un punto di ascolto autonomo solo due anni fa, condizione che avrebbe potuto determinare un calo dei numeri. Così non è stato, complice la crescita di consapevolezza sul supporto offerto dal centro goriziano e grazie alla collaborazione con sindacati, centro di salute mentale e medici di base che hanno correttamente indirizzato le persone bisognose di supporto.
La sinergia creatasi per dirimere le problematiche legate al lavoro è stata elogiata dalla consigliera di Pari Opportunità Marilena Bernobich che ha introdotto la lettura dei dati compiuta dall'avvocato Dennetta, giuslavorista e coordinatrice del centro accanto a un medico del lavoro, Andrea Campanile, a uno psicologo psicoterapeuta, Paolo Ballaben, e un'operatrice di accoglienza che si impegnano per offrire un servizio gratuito che garantisce l'assoluto anonimato degli utenti.
Come si diceva, i dati raccolti nel primo semestre del 2026 parlano di 77 utenti con una crescita del 10% rispetto allo stesso periodo del 2025 e un aumento dal 72 all'88% dei primi accessi. A chiedere aiuto sono soprattutto le donne (68%, in aumento rispetto al 62% dello scorso anno) e a spiegarne il motivo ecco intervenire i dati sulla fascia d'età, che vede raddoppiare le percentuali di persone fra i 31 e i 40 anni (dal 6 al 12% attale), periodo della vita più spesso dedicato alla maternità, ancora non accettata tanto nel settore pubblico quanto nel privato comportando perdita di competenze sul posto di lavoro o marginalizzazione.
L'utenza femminile prevale comunque in qualsiasi segmento anagrafico mentre relativamente al titolo di studio rispetto al passato c'è stato un netto spostamento verso la fascia alta, con un 52% di diplomati e il 25% di laureati. Gli impieghi del settore privato sono quelli più a rischio (72%) mentre a essere colpiti sono soprattutto i contratti a tempo indeterminato (84%) ma va sottolineato il consistente incremento compiuto dalle richieste relative al tempo determinato, balzate dal 9% del 2025 al 15% attuale.
Le cause che innescano la miccia dei soprusi sono i fattori socio anagrafici (33%, in calo dal 2025 quando si era attestato al 39%), i mutamenti aziendali (19% rispetto al 14% dello scorso anno), le richieste delle persone (che pesano per il 19% dei casi), ma anche infortuni e malattie professionali che incidono per il 10%, con un incremento deciso dal 2025 (4%). Una volta individuata la vittima, ecco partire le umiliazioni (salite al 40% dal 35% dello scorso anno), l'eccesso di controllo sull'operato della persona (passato dal 22 al 32%), criticità come discriminazioni dovute alla maternità (dal 14 al 18%) o la consegna di compiti esorbitanti a seguito di pensionamenti che non prevedono un rimpiazzo con nuove assunzioni (dal 7 al 9%).
E se l'identikit della vittima è quello indicato, la vessazione viene invece perpetrata nel 42% dei casi da uomini e nel 27% da donne mentre il rimanente 31% vede uniti i due generi innescando pericolose dinamiche di gruppo a danno di persone che, l'81% delle volte, sono dei sottoposti, confermando la prevalenza quindi di un mobbing verticale o bossing.
Il Punto di Ascolto, operativo il martedì e il venerdì dalle 10 alle 17 e il giovedì dalle 9 alle 17, è raggiungibile via mail (antimobbing.gorizia@gmail.com) o tramite il nuovo numero 3894554824. le consulenze sono possibili anche da remoto attraverso Google Meet, Telegram e WhatsApp.
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