Migrazioni e integrazione, confronto a Monfalcone verso la Festa dei Popoli

Migrazioni e integrazione, confronto a Monfalcone verso la Festa dei Popoli

Il dialogo

Migrazioni e integrazione, confronto a Monfalcone verso la Festa dei Popoli

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 08 Giu 2026
Copertina per Migrazioni e integrazione, confronto a Monfalcone verso la Festa dei Popoli

Caritas e religioni a confronto su accoglienza, scuola e legalità. Lamanna, «fenomeno strutturale, servono risposte condivise». Rejaul Haq Raju richiama alla necessità di luoghi di culto adeguati per la comunità islamica.

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Si è chiuso a Monfalcone il terzo appuntamento del ciclo di incontri che precede la Festa dei Popoli, in programma sabato 13 giugno a Staranzano, nell’area parrocchiale e oratorio Stalle Rosse, dove dalle 17 sono attesi il mercatino artigianale, le degustazioni multietniche e gli spettacoli folkloristici. Un percorso che, tra Ronchi dei Legionari, Monfalcone e Staranzano, sta accompagnando il territorio verso la giornata conclusiva dedicata all’incontro tra culture e comunità, confermandosi anche per il 2026 come momento stabile di confronto e preparazione.

L’ultimo incontro si è svolto venerdì 5 giugno all’oratorio San Michele, con un confronto centrato sul tema delle migrazioni e delle trasformazioni sociali che interessano il territorio transfrontaliero. Un contesto in cui si sono intrecciate esperienze pastorali, sociali e comunitarie legate all’accoglienza e all’integrazione.

Tra i primi interventi quello di padre Giovanni Lamanna, direttore della Caritas diocesana di Trieste, che ha invitato a superare la lettura emergenziale del fenomeno migratorio. «Non è più corretto parlare di emergenza – ha osservato – perché si tratta di una condizione strutturale». Lamanna ha sottolineato come il territorio si trovi a essere un’area di passaggio lungo la rotta balcanica, dove l’accoglienza richiede organizzazione, visione e responsabilità istituzionale.

Il direttore Caritas ha richiamato anche il ruolo della Chiesa, precisando come non possa essere chiamata a risolvere da sola dinamiche complesse e sistemiche, ma piuttosto a garantire dignità nelle fasi di transito e di prima accoglienza. In questo quadro ha ricordato l’esperienza della “sala d’attesa solidale”, uno spazio in cui i migranti trovano assistenza sanitaria, ristoro e ascolto grazie al lavoro congiunto di volontari e operatori.

Un taglio più storico e territoriale è stato invece quello proposto da Andrea Barachino della Caritas della diocesi di Concordia-Pordenone, che ha richiamato le dinamiche migratorie degli anni Novanta e il ruolo dell’industria nel richiamare manodopera straniera. Barachino ha evidenziato come nel tempo si siano formate “catene migratorie” legate a specifiche comunità e territori, dal Ghana al Burkina Faso fino alle comunità Sikh, sottolineando la necessità di costruire percorsi di mediazione e accompagnamento stabili.

Al centro del suo intervento anche il tema dell’integrazione quotidiana, che passa attraverso scuola, lingua e relazioni familiari. Non solo inserimento lavorativo, quindi, ma anche costruzione di spazi condivisi e percorsi educativi capaci di tenere insieme generazioni e contesti culturali diversi.

Tornando a prendere la parola, padre Giovanni Lamanna ha allargato lo sguardo alla dimensione politica e sociale del fenomeno, evidenziando come negli ultimi anni sia cresciuto un clima di paura che ha reso più difficile una gestione equilibrata dei flussi migratori. «La sicurezza passa dalla dignità delle persone – ha affermato – perché un sistema che lascia indietro genera insicurezza per tutti». Lamanna ha inoltre richiamato il ruolo decisivo della scuola come primo luogo di integrazione e crescita civica.

Un ulteriore passaggio ha riguardato la necessità di una maggiore responsabilità condivisa tra istituzioni, famiglie e comunità educanti, in un percorso che non può esaurirsi nei contesti formali ma deve coinvolgere l’intero tessuto sociale.

Spazio anche alla testimonianza di Rejaul Haq Raju, presidente del Centro culturale islamico Baitus Salat di Monfalcone, che ha portato il punto di vista della comunità musulmana locale. Il suo intervento ha insistito sul valore del dialogo interreligioso e sulla comune responsabilità nella costruzione della convivenza.

Haq Raju ha sottolineato la volontà della comunità di operare nel rispetto delle leggi italiane e in collaborazione con le istituzioni, ribadendo il rifiuto di ogni forma di violenza e l’impegno contro le derive di marginalità giovanile. Al centro del suo intervento anche la richiesta di spazi adeguati per il culto, letta come esigenza di integrazione e non di separazione.

Il confronto si è così chiuso con una prospettiva condivisa: quella di un territorio che, tra complessità e trasformazioni, prova a costruire risposte assieme. La Festa dei Popoli del 13 giugno sarà il passaggio finale di questo percorso, con l’obiettivo di trasformare la diversità in occasione di incontro e relazione.

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