IL PERSONAGGIO
Marco Tullio Giordana a Gorizia: «GO! 2025? Potrebbe diventare un film, se si trovassero i personaggi»
Il regista, premiato al Sergio Amidei con il riconoscimento all'opera d'autore, ripercorre la sua carriera e spiega, «pensavo di raccontare la Storia, invece ho raccontato le persone».
Come spesso accade, l’umiltà accompagna quelli che, nel sentire comune, sono additati come personalità: succede per il mondo dello spettacolo, della televisione, della musica e del cinema. Esempio eloquente è Marco Tullio Giordana. Una carriera costellata di David di Donatello, Nastri d’argento e Globi d’oro. Eppure la sensazione che lascia la chiacchierata alla vigilia della consegna del Premio all’opera d’autore nel contesto del Premio Amidei è quella di trovarsi a raccogliere le confidenze di chi non ha la percezione della propria importanza né prende troppo sul serio i riconoscimenti che gli vengono tributati.
Il regista e sceneggiatore di “I cento passi” e “Sanguepazzo” sarà a Gorizia nella serata di domenica 19 luglio e, a seguito della cerimonia, potrà assistere assieme al protagonista Luigi Lo Cascio alla proiezione della versione restaurata di “La meglio gioventù”, una delle pellicole della retrospettiva a lui dedicata e inserita nel palinsesto dell'Amidei, in programma dal 16 al 22 luglio.
Quale significato ha per lei questo riconoscimento?
Amidei è stato una figura leggendaria che ho avuto la fortuna di conoscere da ragazzo anche se ero intimidito dall’immenso valore delle opere che ha realizzato. Non avrei mai creduto di ricevere un premio a lui intitolato, tuttavia non si tratta del coronamento di un sogno di gioventù: penso che non ci siano risultati né obiettivi precisi da raggiungere nella carriera, ma solo che bisogna lavorare e andare avanti.
Lei è sceneggiatore e regista: quale dei due aspetti ritiene più impegnativo e da quale dipende maggiormente la riuscita di un film?
Sono due cose molto diverse e, comunque, ho sempre scritto solo sceneggiature di film che poi ho girato di persona per cui non percepisco una vera differenza fra i due momenti se non per il fatto che il primo richiede studio delle storie e degli ambienti in cui si svolgono le vicende, la regia è invece una responsabilità condivisa in cui rientrano molti collaboratori.
Al centro dei suoi lavori c’è la Storia e le storie delle persone: chi influenza chi secondo lei?
La Storia senz’altro ha un influsso sulla vita di chiunque anche se non lo si ammette e si capisce alla fine del proprio percorso quanto si è condizionati dagli eventi perchè durante la vita pensiamo di essere padroni delle nostre scelte.
Vorrei proporle degli spunti di riflessione partendo da alcuni suoi film che verranno proiettati durante il Premio Amidei, cominciando da “Notti e nebbie” e “Maledetti vi amerò” in cui si pone l’accento sul conflitto fra la coscienza individuale e degli ideali più vasti: esiste ancora questo contrasto?
Oggi è molto più accentuato perchè il tempo presente mortifica gli ideali e sembrano irraggiungibili mentre in altre epoche potevano essere più alla portata. Gli ideali esistono ancora ma sono impraticabili soprattutto perchè vengono smentiti dai comportamenti di chi ha le responsabilità maggiori.
“Lea” è la storia di una donna forte, non si piega fino a pagarne pesanti conseguenze: a chi oggi dedicherebbe una pellicola del genere?
La dedicherei a una figura sconosciuta proprio come erano Lea Garofalo e Peppino Impastato, di cui poche persone conoscevano le storie e di cui solo i film hanno reso note le esistenze.
Se dovesse riprendere “La meglio gioventù” dal punto in cui si è interrotta, a quali eventi darebbe spazio?
A nessuno: mi è stato proposto in mille modi di riprendere ma ho sempre risposto che la storia si chiudeva lì anche perché l’evoluzione dei personaggi implicherebbe farli invecchiare come me e non ci sarebbe nessun interesse. Un film del genere dovrebbe farlo qualcuno della giovane generazione, ben immerso nel presente. E poi, siccome si parla di gioventù, questa a un certo punto finisce: arriva l’età adulta, la vecchiaia, la morte… ecco, sarebbe interessante un film sull’aldilà.
Nova Gorica e Gorizia lo scorso anno sono state Capitale Europea della Cultura, secondo lei è un evento che potrebbe prestarsi a una sceneggiatura?
Forse sì ma bisognerebbe avere l’idea che renda questa storia concreta, vissuta da due personaggi uno di qua e uno al di là del confine e che poi si ritrovano. Sarebbe però come girare un film sulla riunificazione della Germania e non è un genere che seguo, sono le storie personali quelle che mi appassionano. Pensi: da ragazzo dicevo di voler raccontare i grandi movimenti del nostro secolo ma ora, guardando indietro, vedo di aver raccontato le singole vicende umane.
Se dovesse isolare un episodio della sua vita o della sua carriera per trasformarlo in un film, quale sceglierebbe?
Mi mette in difficoltà con questa domanda.. Nessuno, non saprei proprio: non c’è niente di filmabile e, comunque, non mi guardo di frequente allo specchio.
Dal suo modo di parlare traspare un’umiltà propria di chi minimizza ciò che ha fatto, ma lei raccontando delle storie magari è riuscito a entrare nelle vite delle persone che possono essersi immedesimate o aver provato sentimenti simili a quelli dei personaggi…
Nel tempo tanta gente mi dice, a proposito di film che non hanno scadenza come “I cento Passi” o “La meglio gioventù”, che sono stati fonte di ispirazione, per cui dopo averli visti hanno deciso di diventare magistrato, insegnante. Sono pellicole che vengono riproposte nelle scuole e pensavo che i ragazzi li collocassero lontani nel tempo. Invece li hanno percepiti vicini, li hanno provati come riguardassero fatti presenti e mi sono stupito soprattutto perché non era ciò che cercavo.
E cosa cercava nella sua vita?
Se c’è qualcosa che mi appassiona come il cinema è l’agricoltura. Avrei voluto avere un rapporto con la terra come gli agricoltori che la lavorano e migliorano, fanno qualcosa di buono per gli altri, trasformano il paesaggio e lo ridisegnano. È una grande lezione di umiltà perché chi fa questo lavoro sa che la natura è più grande e può solo essere gestita.
Qu
esto del mondo agricolo, visti i recenti fatti di cronaca, potrebbe ben essere argomento di un film…
Certo: oggi si importa la manodopera che poi viene disprezzata ed è una cosa vergognosa che lo Stato possa tollerare il fatto che il lavoro sia nelle mani della criminalità. Purtroppo, però, in Italia molte cose sono ancora sotto il suo controllo.
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