le origini
La lucerna paleocristiana e la pieve di Salcano: chiese di Gorizia e Nova Gorica unite nel ricordo di don Bogdan
Celebrazione nella chiesa di Santo Stefano alla vigilia della Candelora. Presiedono il vescovo di Capodistria Peter Štumpf e l'amministratore apostolico di Gorizia Carlo Redaelli. La lucerna consegnata alle parrocchie filiali.
Alla vigilia della Candelora, ieri, domenica 1 febbraio 2026, nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano a Solkan si è svolta la solenne celebrazione “La lucerna paleocristiana e la pieve di Salcano”, dedicata alla memoria dell’antica parrocchia madre solcanese, formatasi prima dell’anno mille e considerata la matrice di tutte le parrocchie del Goriziano storico.
La celebrazione eucaristica è stata presieduta dal vescovo di Capodistria, monsignor Peter Štumpf, e concelebrata dall'amministratore apostolico di Gorizia, Carlo Roberto Maria Redaelli. Un ruolo centrale nell’organizzazione dell’evento è stato svolto da Bogdan Vidmar, mentre l’iniziativa dell’incontro e della messa è partita dallo stesso arcivescovo Redaelli.
Nel suo intervento, il vescovo Štumpf ha ricordato come la lucerna di Solkan, risalente ai primi secoli del cristianesimo e rinvenuta nei pressi della chiesa di Santo Stefano, sia una testimonianza concreta della fede delle popolazioni che abitavano questo territorio in età tardoantica. In quel periodo, tra il quarto e il sesto secolo dopo Cristo, il cristianesimo si affermava anche sul piano teologico, filosofico e culturale, segnando il tramonto definitivo dell’antichità classica e dando origine all’epoca dei Padri della Chiesa. Štumpf ha richiamato figure come Giovanni Crisostomo, Gregorio Nazianzeno, Agostino, Girolamo e Ambrogio, sottolineando come la loro produzione culturale e spirituale rappresenti uno degli apici della civiltà tardoantica. Ambrogio, in particolare, consacrò vescovo Cromazio di Aquileia, pastore delle comunità cristiane locali e figura centrale per la diffusione della fede nel nostro territorio.
Secondo il vescovo, la lucerna sarebbe giunta a Solkan da importanti centri della cultura romana, forse da Aquileia o addirittura dal Nord Africa. L’oggetto, di grande valore archeologico, reca il monogramma cristiano Chi-Rho, formato dalle lettere greche X e P, iniziali del nome di Cristo, simbolo della luce che vince le tenebre del peccato e dell’ignoranza. La lucerna, ha spiegato Štumpf, è segno di risveglio spirituale e richiama alla responsabilità personale verso la fede, in un tempo in cui il cristianesimo non gode più di una dimensione di massa né di privilegi sociali. Nel suo messaggio, il vescovo ha ribadito che i cristiani, pur non essendo numerosi né influenti sul piano politico, restano essenziali perché capaci di dare senso e speranza al mondo. Una speranza che nasce dall’azione dello Spirito Santo e non dalla logica dominante del tempo presente.
Al termine della messa, lo storico Jernej Vidmar Bašin ha illustrato il ruolo della pieve di Salcano, che in epoca medievale copriva un territorio vastissimo, delimitato dalla Soča, dalla Vipava, dal Trnovski gozd e dall’area di Vrtovin. Nel 1001 questo territorio fu diviso dall’imperatore Ottone III tra il patriarca di Aquileia e il conte friulano Verihen, ponendo le basi per la successiva formazione della contea di Gorizia. Dalla pieve di Salcano ebbero origine numerose parrocchie e vicariati, sia sul versante oggi sloveno sia su quello italiano, compresa la città di Gorizia. Un’eredità ecclesiastica che testimonia il ruolo centrale di Solkan come cuore spirituale del territorio.
Particolare attenzione è stata dedicata alla lucerna paleocristiana in terracotta, uno dei più antichi reperti legati al cristianesimo nel Goriziano. Gli studiosi ritengono che sia stata realizzata in una bottega di Alessandria d’Egitto e giunta a Solkan attraverso Aquileia, forse portata da un soldato romano, un mercante o un viaggiatore. Datata tra il quarto e il sesto secolo dopo Cristo, è decorata con il monogramma di Cristo e con foglie di palma stilizzate, simbolo di martirio e di vittoria sulla morte. Il reperto è stato rinvenuto nel giardino della famiglia Klemenčič Komavec, a pochi metri dalla chiesa.
Vidmar Bašin ha sottolineato come la luce di questa lucerna non rappresentasse qualcosa di lontano o astratto, ma accompagnasse la vita quotidiana delle famiglie, accesa durante i pasti, le nascite e i momenti di commiato. Una luce capace di unire le generazioni e di dare senso all’esistenza, diventando oggi simbolo di una tradizione viva che continua a interrogare il presente. Al termine della presentazione, i due presuli hanno consegnato simbolicamente la lucerna ai rappresentanti delle parrocchie nate dall’antica pieve di Salcano, come segno di continuità e di comunione.
Nel contesto delle iniziative culturali legate alla storia ecclesiastica del territorio, giovedì 29 gennaio, al Trgovski dom di Gorizia, è stata inoltre presentata l’edizione slovena del catalogo “Il tesoro arcivescovile. Da Aquileia a Gorizia”. La pubblicazione, fortemente voluta dal vicario Bogdan Vidmar, è finalmente disponibile anche in lingua slovena e gli è stato dedicato il testo introduttivo.
Fotoservizio di Sergio Marini.
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