LA LETTERA
Lettere – Tubature in cemento amianto, «restiamo in attesa di soluzione al problema»
Marino Visintini, referente dell'Osservatorio civico contro le illegalità Fvg, sollecita enti e gestori della rete idrica a finanziare le opere di sostituzione e smaltimento delle reti in asbesto ancora presenti.
Il contributo di Marino Visintini, referente dell’Osservatorio civico contro le illegalità del Friuli Venezia Giulia, sollecita gli enti competenti a livello regionale ad attivarsi al più presto per le procedure necessarie alla sostituzione delle tubazioni in cemento amianto ancora presente nella rete idrica del territorio. Invitando, al contempo, ad osservare modalità accurate di rimozione e smaltimento che ne propagherebbero l’effetto nocivo sull’ambiente circostante. [F.D.G.]
Certamente le reti di acquedotto in cemento amianto costituiscono un "problema" ben noto a tutti gli enti di governo regionale e non solo: principalmente ai gestori (Cafc, Iris, Hjdrogea, Lta...) ma altrettanto agli altri che devono autorizzare e finanziare le opere di sostituzione e di smaltimento (Regione, Arpa, Ausir, Aziende Sanitarie). Un problema di procedure amministrative tecniche e di finanziamento oltre che sanitarie, vincolato a leggi e decreti ben noti ai soggetti coinvolti.
Ma questa complessità non può affatto giustificare i colpevoli ritardi dei non più rinviabili interventi sulle decine di chilometri di reti esistenti, né le modalità con cui frequentemente si procede alla sostituzione delle tubazioni senza prevederne l'asporto e lo smaltimento abbandonandole invece, sic et simpliciter, nel terreno e facendole così immediatamente diventare un rifiuto pericoloso.
A questa domanda dovrebbero dare una risposta inequivoca i gestori e gli organi di governo sopracitati. Il finanziamento già previsto dalla Direzione Regionale per la mappatura delle reti in asbesto (che non può non essere già da tempo immemorabile noto ai gestori) non può certamente risolvere il "problema" che richiederà decine e decine di milioni di euro.
In questi ultimi anni abbiamo ricevuto numerose segnalazioni da parte di abitanti della Carnia, del Medio Friuli e della zona collinare che ci riferivano di lavori di messa in opera di nuove tubazioni in ghisa senza che però venissero rimosse le vecchie tubazioni in cemento amianto o in acciaio rivestite con catrame che diventavano conseguentemente rifiuto.
Queste segnalazioni, aggiunte agli articoli apparsi sulla stampa locale, oltre alle frequenti dichiarazioni autocelebrative da parte delle autorità regionali, ci hanno indotto a riproporre la richiesta trasparente formale riguardo alla legittimità delle procedure segnalate.
Senza voler creare allarmismi di sorta rimaniamo in attesa di: una programmazione temporale per la soluzione del problema amianto, nell'interesse della tutela dell'ambiente e della salute pubblica; una dichiarazione formale relativa al rispetto delle procedure e normative e l'assenza o meno di pericolosità di sorta.
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