LA LETTERA
Lettere - Tricolore di Gorizia, il Colonnello Fioretti: «La memoria storica non si pieghi a letture divisive estranee alla ricerca della verità»
Il direttore del Sacrario di Redipuglia e di Oslavia replica al dottor Cosma intervenendo sui dubbi rispetto all’autenticità del vessillo e ricostruisce la vicenda del sottotenente Baruzzi, «la memoria dei Caduti merita rigore e rispetto».
Riceviamo e pubblichiamo la precisazione del Colonnello Massimiliano Fioretti, direttore del Sacrario Militare di Redipuglia, in merito all’articolo dedicato al Tricolore di Gorizia e ai dubbi sollevati sulla sua autenticità dal dottor Cosma. Nella lettera, Fioretti rivendica la necessità di un confronto storico fondato su documenti e metodo, ma invita anche a evitare espressioni che possano mettere in discussione il lavoro di conservazione del patrimonio storico. Ripercorre inoltre alcuni elementi relativi al gesto del sottotenente Baruzzi e alla storia del vessillo oggi custodito a Redipuglia, sottolineando il valore simbolico del Tricolore nel giorno del 110° anniversario della presa di Gorizia. Dal seguente testo, emerge un chiaro richiamo alla necessità di un confronto storico fondato su documenti e rispetto. S.F.
Precisazione in merito all’articolo pubblicato sulla vicenda del Tricolore di Gorizia
In qualità di direttore del Sacrario Militare di Redipuglia, ritengo doveroso esprimere alcune considerazioni in merito all’articolo pubblicato dal Goriziano sulla presunta autenticità del vessillo tricolore conservato presso le sale museali dell’ex Museo della Terza Armata, attualmente interessato da un importante intervento di ristrutturazione. Nel corso della conferenza stampa svoltasi presso il Comune di Gorizia il 4 agosto scorso, il dottor Cosma ha manifestato alcune perplessità circa la veridicità del vessillo. Il confronto tra studiosi rappresenta un elemento essenziale della ricerca storica e merita sempre rispetto. Diversamente, ritengo inopportuno il ricorso a espressioni che rischiano di svilire il lavoro di chi, quotidianamente, è chiamato a custodire e valorizzare il patrimonio storico nazionale.
Definire il vessillo come una bandiera «appena uscita dalla lavatrice» non costituisce un contributo al dibattito scientifico, ma finisce per mettere indirettamente in discussione la professionalità e la sensibilità con cui questa Direzione svolge la propria attività di conservazione. Un patrimonio storico non si tutela con superficialità, bensì con competenza, rigore e profondo senso di responsabilità. Sul piano storico, è opportuno richiamare alcuni elementi documentati. Sten Baruzzi, autore del gesto eroico compiuto durante la presa di Gorizia, issò il Tricolore in due momenti distinti: dapprima in una posizione più defilata e, successivamente, sul palo della stazione ferroviaria, affinché fosse ben visibile. Nel suo diario riferisce di aver pronunciato le parole: «Viva Gorizia, viva l’Italia e viva la Romagna».
L’espressione «Viva la Romagna» trova spiegazione nella provenienza di numerosi militari delle Brigate Pavia e Casale, composte in larga parte da soldati romagnoli, e non può essere ricondotta, come sostenuto nell’articolo, a una presunta scarsa propensione di quella popolazione al servizio militare. Una simile interpretazione appare priva di adeguato fondamento storico e non rende giustizia al sacrificio di quei giovani. Lo stesso diario di Baruzzi non riporta alcun riferimento a una scritta apposta sul vessillo, ma esclusivamente alle parole da lui pronunciate. Il Tricolore oggi custodito a Redipuglia fu donato molti decenni fa da una nobildonna torinese e presenta caratteristiche che appaiono coerenti con il vessillo mostrato nel documentario trasmesso da Rai Storia nel 2002 e condotto da Carlo Lucarelli. Allo stato attuale, inoltre, non risultano documentazioni fotografiche che attestino l’esistenza della presunta scritta sulla bandiera.
Sempre dalle testimonianze. emerge che Baruzzi vegliò sul vessillo per l’intera notte e lo consegnò il giorno successivo, affinché fosse portato in città quale simbolo della conquista di Gorizia e del valore di quell’impresa.
Con assoluta onestà intellettuale, ritengo che una polemica di questo genere, nel giorno del 110° anniversario della presa di Gorizia, rischi di distogliere l’attenzione da ciò che realmente conta. Il confronto storiografico è sempre legittimo e auspicabile quando si fonda su documenti, metodo e rispetto reciproco. Tuttavia, non dovrebbe mai oscurare il significato profondo del Tricolore, simbolo dell’identità nazionale e del sacrificio di migliaia di soldati che, secondo gli ideali del loro tempo, combatterono e morirono per il proprio Paese. La memoria storica rappresenta un patrimonio comune e, come tale, dovrebbe essere custodita, non piegata a letture che rischiano di alimentare contrapposizioni estranee alla ricerca della verità. Confido che il dibattito possa proseguire nelle sedi opportune, con il rigore che la ricerca storica impone e con quel rispetto istituzionale che la memoria dei Caduti merita, affinché il valore della storia prevalga sempre sulla polemica.
Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.
Occhiello
Notizia 1 sezione
Occhiello
Notizia 2 sezione










