Lettere - Spazi di preghiera ai musulmani, Altran: «Lavoriamo per costruire una convivenza serena a Monfalcone»

Lettere - Spazi di preghiera ai musulmani, Altran: «Lavoriamo per costruire una convivenza serena a Monfalcone»

LA LETTERA

Lettere - Spazi di preghiera ai musulmani, Altran: «Lavoriamo per costruire una convivenza serena a Monfalcone»

Di ENRICO ALTRAN • Pubblicato il 24 Set 2026
Copertina per Lettere - Spazi di preghiera ai musulmani, Altran: «Lavoriamo per costruire una convivenza serena a Monfalcone»

Il portavoce di Monfalcone Civica Solidale richiama la sentenza del Consiglio di Stato del 2024 e chiede a Comune, Regione e Prefettura di riaprire il confronto sul tema.

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Ci scrive Enrico Altran, portavoce di Monfalcone Civica Solidale, intervenendo sul tema degli spazi di preghiera per la comunità islamica monfalconese e sulle recenti vicende legate all’ex Centro Culturale Darus Salaam. Nella lettera, Altran richiama anche la sentenza del Consiglio di Stato del marzo 2024 e sollecita le Istituzioni a individuare una soluzione stabile e condivisa, auspicando un percorso che possa contribuire a riportare serenità e normalità in città. S.F.

In questi giorni abbiamo letto articoli in cui esponenti di rilievo dell’Amministrazione comunale hanno esultato per essere entrati nei locali dell’ex centro culturale Darus Salaam, ormai definitivamente acquisiti al patrimonio comunale. Abbiamo letto anche dichiarazioni dai toni duri nei confronti di una parte significativa dei nostri concittadini, provenienti da soggetti che sembrano aver interiorizzato per anni messaggi discriminatori verso i fedeli islamici residenti in città. Il tutto giustificato con l’accusa di aver utilizzato locali a destinazione commerciale come centri culturali e luoghi di preghiera. Quei locali sono stati persino definiti “moschee”, con l’evidente intento di amplificare il senso di insicurezza di fronte ai profondi cambiamenti sociali che Monfalcone ha vissuto in tempi rapidi e con proporzioni rilevanti. Ora che la situazione si è stabilizzata e che l’Amministrazione ha concluso una battaglia legale particolarmente aspra, è legittimo chiedersi se la città viva davvero meglio, e se esista una prospettiva serena di sviluppo e crescita per tutti.

La narrazione negativa che per anni è stata diffusa fuori dal nostro territorio, invocando il “rispetto delle regole” anche a costo di escludere un terzo della popolazione dall’esercizio del diritto costituzionale alla preghiera, ha davvero migliorato la qualità della vita dei monfalconesi, siano essi autoctoni o oriundi?
È utile ricordare che, il 21 marzo 2024, più di due anni orsono, il Consiglio di Stato aveva stabilito formalmente che «l’Amministrazione è tenuta ad individuare, in contraddittorio con gli interessati e con spirito di reciproca e leale collaborazione, siti alternativi accessibili e dignitosi per consentire ai credenti l’esercizio della preghiera, prendendo in attenta considerazione le osservazioni critiche mosse dall’Associazione rispetto ai luoghi nel frattempo individuati dalla Questura», giudicati «all’aperto e ubicati in punti del tutto defilati e periferici».

Ad oggi non risulta che siano stati avviati significativi studi, tavoli di confronto o percorsi partecipativi con i portatori di interesse per individuare una soluzione concreta al problema: l’impossibilità, per un terzo della popolazione, di pregare e di educare socialmente i propri figli in modo adeguato e dignitoso.
In questo vuoto istituzionale, la Chiesa Diocesana – nello specifico, attraverso la disponibilità delle parrocchie di Sant’Ambrogio a Monfalcone e dei Santi Pietro e Paolo di Staranzano - ha cercato di sopperire temporaneamente, nei limiti delle proprie possibilità, alle difficoltà di programmazione e di azione delle istituzioni. Ha messo a disposizione i propri spazi in più occasioni, conciliando esigenze diverse e non senza fatica, nel rispetto della Costituzione e dei fondamenti del Vangelo. Ha offerto accoglienza e sostegno a questi nostri concittadini.

Oggi, però, molti cristiani cattolici monfalconesi chiedono al Comune, alla Regione, alla Prefettura e alle forze politiche che hanno la possibilità di intervenire, di attivarsi con urgenza, adottando le soluzioni già individuate e garantendo finalmente un percorso stabile, rispettoso e condiviso per riportare serenità e normalità in città. Naturalmente sono disponibili a collaborare con chi si attiverà per portare la propria esperienza e competenza.

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