Lettere – «Il senso del limite»: sull’accorpamento delle cerimonie del 25 luglio e dell’8 settembre nel 25 aprile

Lettere – «Il senso del limite»: sull’accorpamento delle cerimonie del 25 luglio e dell’8 settembre nel 25 aprile

LA LETTERA

Lettere – «Il senso del limite»: sull’accorpamento delle cerimonie del 25 luglio e dell’8 settembre nel 25 aprile

Di FRANCO BUTTIGNON E LUIGINO FRANCOVIG • Pubblicato il 24 Lug 2026
Copertina per Lettere – «Il senso del limite»: sull’accorpamento delle cerimonie del 25 luglio e dell’8 settembre nel 25 aprile

Franco Buttignon e Luigino Francovig criticano la decisione delle RSU Fincantieri e del Comitato Unitario Antifascista sui due anniversari legati alla Liberazione, «mancanza di rispetto verso i lavoratori della città».

Condividi
Tempo di lettura

Franco Buttignon e Luigino Francovig, da ex operai dei cantieri navali di Monfalcone, esprimono il loro «dissenso ragionato» alla presa di posizione del "Comitato Unitario Antifascista dello Stabilimento Fincantieri di Monfalcone" e della RSU FIM FIOM UILM sull’accorpamento delle cerimonie del 25 luglio e dell’8 settembre – rispettivamente giorno in cui Benito Mussolini fu sfiduciato dal Gran Consiglio del Fascismo e anniversario dell’Armistizio - nell’unica data del 25 aprile, Festa della Liberazione. L'omaggio alla Resistenza si tiene usualmente davanti al monumento, posto al vecchio ingresso di Fincantieri, che ricorda i 503 lavoratori del cantiere che tra il 1943 e il 1945 caddero combattendo contro il nazifascismo. [F.D.G.]

La decisione di celebrare i valori dell’antifascismo davanti al monumento che ricorda i 503 lavoratori italiani e sloveni nella sola giornata del 25 aprile, cancellando quelle del 25 luglio e dell’8 settembre, presa dalle RSU di FIM-FIOM-UIL e del Comitato Unitario Antifascista dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone è un fatto grave che non si può accettare.

Pensare di conglobare la storia per la libertà, dei lavoratori, delle persone, della città in una unica data è un oscuramento della cultura e dei valori fondamentali. Diventa una ritirata che riduce le difese, lasciando una prateria a disposizione della destra antidemocratica. Viviamo una fase difficile e complicata dove le forze di destra sono entrate nelle istituzioni, e dal di dentro, ogni giorno, attaccano la Costituzione, le istituzioni, fino al Presidente della Repubblica in forme autoritarie e incontrollabili.

Riteniamo che la decisione è una mancanza di rispetto verso i 503 lavoratori e verso tutto il mondo del lavoro della città. Davanti a questo monumento si sono fermati con rispetto e gratitudine, esprimendo i loro pensieri di libertà e democrazia, a nome del Popolo Italiano persene che hanno combattuto nella guerra di Liberazione, quali: Sandro Pertini, Pietro Ingrao e Nilde Jotti. Rappresentanti del mondo del lavoro come Sergio Cofferati, appresentanti istituzionali regionali e locali, diventando un pezzo della Città, del Paese tutto, un patrimonio basamento per il futuro.

Per tutto questo la decisione non può essere applicabile. La difesa delle date, del loro significato, dei 503 lavoratori sono il "senso del limite", superato il quale a decidere su questioni delicate che riguardano la vita e la libertà delle persone diventa la folla inconsapevole che ha suo tempo ha salvato Barabba. Chiediamo al Comitato Unitario Antifascista e alla RSU FIM-FIOM-UIL di rivedere la loro decisione; proponiamo che tutte le forze democratiche, politiche, istituzionali, sociali e associazioni si ritrovino e trasformino questo grave atto in opportunità per il rilancio dei valori della Resistenza e della Costituzione. 

Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.

Articoli correlati
...
Occhiello

Notizia 1 sezione

...
Occhiello

Notizia 2 sezione

...
Occhiello

Notizia 3 sezione