LA REPLICA
Lettere - Replica all'articolo sulla struttura di via Timavo: «Ricostruzione dei fatti incompleta e fuorviante»
Ci scrive Barbara Medeot, presidente e legale rappresentante di Duemilauno Agenzia Sociale, replicando a un nostro articolo comparso ieri, 12 gennaio.
Ci scrive Barbara Medeot, presidente e legale rappresentante di Duemilauno Agenzia Sociale - cooperativa sociale impresa sociale onlus chiedendo, ai sensi dell'art. 8 della legge n. 47/1948 ai sensi dell'art. 35 del d.lgs n. 208/2021, di replicare all’articolo comparso sul nostro quotidiano ieri, 12 gennaio 2026, rispetto alla presunta presenza di ‘falsi’ minori stranieri non accompagnati nella struttura di via Timavo a Monfalcone gestita dalla stessa cooperativa. Riportiamo per intero la comunicazione.
In data 11.01.2026, nel corso della trasmissione televisiva “Fuori dal coro”, veniva mandato in onda un servizio giornalistico sulle comunità per minori stranieri non accompagnati (di seguito “msna”) presenti sul nostro territorio regionale. In particolare, si voleva “denunciare” la presenza presso dette comunità di soggetti maggiorenni e come tali non aventi diritto all’accoglienza presso comunità riservate a minori di anni 18 (o 21 nel caso di prosieguo amministrativo).
Sennonché, la ricostruzione dei fatti riportata è incompleta e fuorviante, deliberatamente tesa ad insinuare una complicità colpevole e interessata delle cooperative che gestiscono dette comunità nell’accogliere soggetti che non ne avrebbero diritto. È evidente come una simile narrazione sia lesiva dell’immagine non solo di chi gestisce ogni giorno, nel rispetto della legalità, le comunità per msna ma anche dell’intero sistema di accoglienza e debba perciò essere categoricamente smentita.
È bene evidenziare come i soggetti privati che si occupano dell’accoglienza dei msna non abbiano il compito né i mezzi per verificare l’età dei ragazzi che vengono assegnati alla comunità che gestiscono. L’accertamento dell’età anagrafica viene eseguito a monte dell’affidamento in comunità, in una fase in cui attori sono la Questura, i Servizi Sociali, la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, il Tribunale medesimo, non certo gli enti gestori.
Nel momento in cui il minore viene affidato ad una comunità per msna, il gestore non può che prendere atto del suo status di “minore”. Qualora dovessero emergere riscontri oggettivi circa la reale età anagrafica dell’accolto, il gestore non può fare altro che segnalare un tanto alle competenti Autorità e attendere che il procedimento di verifica dell’età si concluda; solo una volta che sia stato accertato dal Tribunale per i Minorenni, a seguito di esami socio-sanitari disposti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale medesimo, che l’accolto è maggiorenne, il gestore potrà (e dovrà) allontanarlo dalla struttura (come avvenuto per i soggetti ospitati nella Comunità di Monfalcone citati nel servizio).
Ciò doverosamente precisato, non vi è dubbio alcuno che i gestori delle comunità per msna operino nel pieno rispetto della legge e in perfetta sinergia con tutte le Istituzioni coinvolte, con le quali condividono soluzioni e strategie finalizzate all’accoglienza e all’integrazione sociale e socioculturale dei msna rintracciati sul nostro territorio, allo scopo di rendere la gestione del fenomeno migratorio sempre più efficiente ed efficacie.
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