LA LETTERA
Lettere – Quando il controllo di vicinato a Monfalcone «si attuava» spontaneamente
Un cittadino «di lunga data» ci racconta alcuni aneddoti d’infanzia nel rione Aris San Polo. Emerge come determinate dinamiche relazionali tra vicini di casa esistessero senza ‘bisogno d’istituzionalizzarsi’.
Ci scrive E.P., cittadino di Monfalcone “di lunga data”. In questa lettera, ricorda la sua infanzia nel rione Aris: un’epoca in cui il cosiddetto “controllo di vicinato” si praticava con spontaneità, senza che venisse istituzionalizzato. Dagli aneddoti che racconta, emerge la vita cittadina di alcuni decenni fa e una diffusa diversità, rispetto a oggi, delle dinamiche relazionali tra vicini di casa. Per recuperarla, conclude l’autore, c’è forse bisogno «di una nuova educazione». [F.D.G.]
Io, che qualche anno ne ho, mi ricordo che il controllo di vicinato ad Aris, per essere più preciso, è sempre esistito! La mia infanzia, come del resto della maggior parte dei bambini erano figli dei lavoratori della grande fabbrica, ed allora come adesso la situazione economica delle famiglie non era florida. La mia era composta di padre, madre e tre figli. Si abitava tutti assieme in un bilocale, l’acqua potabile si attingeva da una fontanella esterna condivisa con gli altri condominiali. Anche il gabinetto era comune, a metà del vano scale. Noi eravamo ancora abbastanza fortunati, perché c’erano famiglie che alloggiavano in ambienti ancora più precari.
Mio padre era un operaio dei cantieri d’Alto adriatico, paga sicura! I soldi bastavano al sostentamento di tutta la famiglia e con una giusta economia famigliare, si viveva decorosamente. La casa era attigua ad un fabbricato di sei piani e anche con questi inquilini ci si conosceva e si condivideva gioie e dolori dello scorrere della vita, Tutti sapevano tutto di tutti. Pronti ad aiutarsi a vicenda nel momento del bisogno, anche quando capitava qualche guaio giudiziario.
Racconto un aneddoto per far capire quale controllo di vicinato si attuava. Mia madre era solita appendere sulla finestra una collana di salsicce fresche da asciugare per usarle a lungo, nei mesi seguenti. Un giorno mia madre ritornando a casa, noi assieme ad altri si abitava al secondo piano, ne ha trovate alcune che mancavano e accortasi chi poteva averle trafugate, al ritorno, dal cantiere di mio padre, gli racconto dell’ammanco e chi era stato a rubarle. Io curioso come sempre stavo attento al colloquio e sentii dire a mio padre: «Se è stato Rodolfo, lascia perdere, servivano a loro perché non hanno di che mangiare!». Un altro aneddoto: mio fratello maggiore, giocando, si infortunò al ginocchio e dovette stare fermo a letto per parecchio tempo. Essendo estate piena si sistemò un letto in cortile per stare al fresco. Per tenerlo fermo, visto che c’era un coniglietto appena nato che correva nel cortile, mia madre lo prese e lo mise vicino a lui, perché gli facesse compagnia. Vista dal proprietario, venne denunciata dal padrone per furto. Dovette subito restituirlo e accompagnata da due testimoni scusarsi presso il Pretore.
Come si può notare il giudizio sugli altri può essere diverso dallo spessore di umanità di chi giudica. Ora, ripensando al nuovo sistema di controllo di vicinato ora istituzionalizzato, sono dell’opinione che siamo mal messi, se servono corsi di formazione per i volontari, basterebbe agire secondo il proprio cuore. Si, c’è bisogno di una nuova educazione e possiamo farlo leggendo il libro “Cuore” o, “Adesso basta”. Dipende da ciascuno di noi la scelta! Voglio chiudere questi miei pensieri a voce alta, con una speranza e certezza, documentata. Ieri, con il caldo che faceva, per prendere un po' di refrigerio, verso sera io e mia moglie ci siamo seduti all’ombra di un alto albero nel nostro giardino. Squilla il cellulare e mi arriva la foto di noi due vecchi, scattata da una dirimpettaia, con sotto la scritta “che belli che siete!” e a seguire un cuoricino. Ecco come vorrei che fossero tutti gli abitanti di Monfalcone!
Foto E.V.
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