Lettere – Primo Maggio, il ‘bilancio’ di Francovig tra fondi per sicurezza sul lavoro, salario e Fincantieri

Lettere – Primo Maggio, il ‘bilancio’ di Francovig tra fondi per sicurezza sul lavoro, salario e Fincantieri

LA LETTERA

Lettere – Primo Maggio, il ‘bilancio’ di Francovig tra fondi per sicurezza sul lavoro, salario e Fincantieri

Di LUIGINO FRANCOVIG • Pubblicato il 01 Mag 2026
Copertina per Lettere – Primo Maggio, il ‘bilancio’ di Francovig tra fondi per sicurezza sul lavoro, salario e Fincantieri

L’autore richiama risorse «che si perdono nei meandri della burocrazia», poche imprese ispezionate e la responsabilità dell’Azienda sul tema amianto.

Condividi
Tempo di lettura

Luigino Francovig propone un contributo dove prende in esame le tematiche discusse in occasione della scorsa e dell’attuale Festa dei Lavoratori. Tra risorse promesse destinate alla sicurezza sul posto di lavoro che in gran parte «si perdono nei meandri della burocrazia», vaghi termini di definizione di un equo salario e – a livello locale – il «silenzio sull’amianto» di Fincantieri nella recente giornata del 28 aprile dedicata alle sue vittime, l’autore esprime un appello a respingere «questo sistema». [F.D.G.]

Primo maggio 2026 festa dei lavoratori perché uniti, per un giorno. Mentre per tutto l’anno la realtà è diversa, se comandati, riconosciuti importanti ma costantemente sotto attacco.

Serve mettere insieme i pezzi per vedere il disegno: chi sono i registi, gli attori principali, con un copione recitato con atti e certificazioni ufficiali, con l’utilizzo distorto di date e giornate simboliche importanti. Tre fatti sono una strategia, sono l’applicazione della scelta politica illustrata dal Presidente Meloni agli industriali a Vicenza nel 2022: noi vi garantiamo “carta bianca”.

Il primo fatto, la giusta decisione dei Sindacati Confederali di mettere al centro del Primo maggio 2025 “la sicurezza sui posti di lavoro” un tema vero, di emergenza, e di come questo sia stato utilizzato e maltrattato senza vergogna. Parto dal Consiglio dei Ministri del 30 aprile, finalizzato su questo tema, che coincidenze. Al termine la Presidente Meloni dichiarava: che erano stati messi a disposizione 650 milioni di euro per la sicurezza sul lavoro, per mettere in atto nuove misure concrete da subito nel 2025…continuiamo a mettere al centro la prevenzione.

Tutto confermato ai Sindacati l’8 maggio e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 3 luglio. Poi le precisazioni: che non erano nuovi finanziamenti, ma di fondi già versati nei bilanci Inail; che circa 550 milioni erano finalizzati per le aziende virtuose, indirizzati a chi rispetta le leggi e normative obbligatorie. A settembre, questi soldi, venivano spostati nel 2026; a novembre il Ministro Giorgetti li ha “utilizzati” come risparmio per raggiungere l’obbiettivo del deficit al 3%, che non è un obbligo, ma una scelta politica finalizzata per avere più possibilità di spesa negli anni successivi e per gli armamenti.

Siamo davanti a una politica delle decisioni variabili. È di questi giorni la denuncia dalla Corte dei Conti, delibera 60/ 2026: l’85% dei fondi per la sicurezza sul lavoro si perde nei meandri della burocrazia, le procedure sono troppo complesse, lunghe, farraginose, vengono liquidati circa il 14%. L’attività ispettiva è stata rallentata del 11,5% dal 2023 al 2024 e rimane esiguo il numero di aziende ispezionate per la necessaria verifica, meno del 0,3 delle aziende in portafoglio. Elevatissimo poi il rapporto tra aziende irregolari e aziende ispezionate, va oltre il 93%. Non è un caso ma è il sistema.

Siamo al secondo fatto, al Primo maggio del 2026 con il tema posto dal Sindacato sul “lavoro dignitoso”. Il 28 aprile, altre coincidenze, viene convocato un Consiglio dei Ministri sul “salario giusto”, ma chi lo decide? Viene varato un provvedimento che stanzia circa un miliardo in tre anni, finalizzati tutti alle imprese, zero euro ai lavoratori!

Terzo tema, la sicurezza sul lavoro, affrontata nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, nella giornata mondiale per la salute e la sicurezza con un confronto tra responsabili dell’impresa e delle forze istituzionali e politiche governative. L’iniziativa è stata tutta improntata su un tema che va affrontato con grande rispetto.

La carta di identità ingiallita e le fibre che mi legano per la vita al cantiere, mi danno la responsabilità di fare alcuni chiarimenti di fondo: la giornata mondiale del 28 aprile è anche riconosciuta per le “vittime amianto” e non parlarne a Monfalcone, oltre a snaturare il significato della giornata è stata una mancanza di rispetto verso i lavoratori, il territorio, dove pesa anche l’offesa del decreto vergogna; per le illustri presenze all’iniziativa, il silenzio sull’amianto è diventata una scelta “politica”.

Il tentativo di svuotare il tema, emarginare la vita degli altri, cancellare, lo ritengo grave che non si possa accettare, da respingere; oltre la sicurezza, centrale diventi la salute, la prevenzione all’esposizione ai materiali diventi una priorità. Non parlarne non cancella i temi, dimezza gli obbiettivi positivi come il piano sulla sicurezza e il ruolo dei lavoratori, rendendoli meno credibili. Se importanti sono gli obbiettivi raggiunti sulla riduzione degli infortuni e sull’attenzione futura, non si può tacere sulle possibili conseguenze a lungo termine che ricadono sul territorio, come l’amianto ci ha dimostrato.

Davanti a questi tre fatti sorge una domanda: come è stato possibile tutto questo? Il gioco delle tre carte per galleggiare sta diventando un’abitudine che bisogna respingere, rifiutare, mettendo in piedi una ribellione a questo sistema, facendo applicare la Costituzione. Teniamo fermo il punto: vanno rivendicati i soldi per la sicurezza, decisi dal Governo nel 2025, differiti nel ‘26, devono rimanere per la salute dei lavoratori. I soldi decisi nel 2026 vanno finalizzati solo per un lavoro dignitoso. La “grande disponibilità” della Fincantieri sul territorio va confrontata con una piattaforma territoriale costruita dal basso, con un mandato specifico. Penso che oggi abbiamo un’occasione e un obbligo, sotto la gravità e l’urgenza dai dati, il primo maggio 2026 sul lavoro dignitoso “sia una giornata viva di una responsabilità comune”.

Foto d’archivio Il Goriziano 

Rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie dal Territorio, iscriviti al nostro canale Telegram, seguici su Facebook o su Instagram! Per segnalazioni (anche Whatsapp e Telegram) la redazione de Il Goriziano è contattabile al +39 328 663 0311.

Articoli correlati
...
Occhiello

Notizia 1 sezione

...
Occhiello

Notizia 2 sezione

...
Occhiello

Notizia 3 sezione