LA LETTERA
Lettere - «La politica sia dialogo, non un’imposizione di un’idea»
Un'altra testimonianza dissente da quanto avvenuto a Geografie, «portati fatti e dati chiari».
L.M., una studentessa del Liceo "Buonarroti" di Monfalcone, ha assistito alla presentazione del libro di Cisint al Festival Geografie e ha scritto una lettera aperta per commentare quanto accaduto. Sulle parole del rappresentante d'istituto, la ragazza scrive: «Dovrebbe essere la voce di tutti gli studenti, non il portavoce di una sola parte». Ad essere al centro della riflessione c'è la necessità di un racconto oggettivo dei fatti, senza polarizzazioni politiche. S.F.
Sono una studentessa del Liceo Michelangelo Buonarroti di Monfalcone.
Scrivo queste righe perché sento la necessità di fare chiarezza da un punto di vista studentesco riguardo a quanto accaduto durante la presentazione di Anna Maria Cisint e di Fausto Biloslavo.
Mi sono presentata per ascoltare l’Intervento dell’Onorevole Cisint, spinta da un interesse verso la presentazione che ho trovato coerente e ben strutturata.
Purtroppo, alla fine della presentazione ancora in corso, è stata interrotta da un intervento del nostro rappresentante d’Istituto, che ho trovato non necessario e, soprattutto, fuori luogo rispetto al filo del discorso e che nel giro di pochi secondi ha fatto animare le persone presenti alla presentazione.
Il punto, però, è più profondo di un singolo episodio. Quest’anno ho partecipato a tutte le assemblee di Istituto e, a mio avviso i discorsi che hanno un nesso inerente alla politica, non vengono affrontati sempre come dibattito, ma come un percorso a senso unico.
Ad un’assemblea d’Istituto è stata invitata una ragazza dell’associazione UDS, abbiamo assistito al silenzio di fronte ad una domanda lecita e rispettosa di uno studente sui nostri diritti da studenti. Il fatto che una domanda “diretta” non riceva risposta solo perché non allineata all’ideologia dell’ospite, la trovo una sconfitta per la società scolastica.
Poi, sembra che nel nostro Liceo non ci sia spazio per chi non segue le idee della maggior parte delle persone, infatti, se un pensiero diverge da quello dei rappresentanti e non solo, viene etichettato come sbagliato.
A mio avviso, un rappresentante dovrebbe essere la voce di tutti gli studenti, non il portavoce di una sola parte. Il compito di chi rappresenta è di garantire che ogni opinione abbia importanza, non di selezionare contenuti basandosi sulle proprie simpatie politiche.
Credo vivamente che di politica se ne dovrebbe parlare a scuola, inoltre, penso che la politica sia dialogo, non un’imposizione di un’idea. Portare come referenti persone che hanno una visione parziale, significa togliere la possibilità di sviluppare un pensiero critico autonomo.
Soprattutto nella nostra fascia di età, nella quale si comincia ad essere interessati all’ambito politico e che tutto ciò che sentiamo e che impariamo diventi col tempo il nostro punto di vista.
La presentazione del libro è stata molto avvincente, il contenuto non vuole generalizzare che tutti i musulmani siano un pericolo, bensì che l’Islam nega l’integrazione di essi. Nel risvolto del libro viene presentata la visione di Anna Cisint rispetto a temi molto dibattuti. Nel libro si parla di moschee abusive e imam radicali, che, creano preoccupazione all’identità italiana e alla sicurezza del popolo.
All’inizio del libro viene citata la prefazione di Mario Giordano, secondo cui una parte del mondo islamico non punterebbe all’integrazione, ma ad una sorta di “sottomissione” culturale, cercando di imporre le proprie regole al posto di quelle locali.
Nel libro “La minaccia di Allah”, l’operato di Anna Cisint si è concentrato sul monitoraggio delle realtà religiose (come le moschee abusive o centri di culto non in regola), inoltre, la sua è una battaglia “in contropelo” e L’Onorevole Cisint ha portato fatti, dati e una visione del mondo molto chiara.
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