LETTERE - La poesia di Fabio Strinati dedicata a Monfalcone

LETTERE - La poesia di Fabio Strinati dedicata a Monfalcone

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LETTERE - La poesia di Fabio Strinati dedicata a Monfalcone

Di Fabio Strinati • Pubblicato il 11 Mag 2026
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Ci scrive il poeta, scrittore e compositore italiano che dedica la propria lirica alla città definita «luogo pregno di virtuosismo, ricchezza e valori».

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Ci scrive Fabio Strinati (in foto), poeta, scrittore e compositore italiano, nato a San Severino Marche il 19 gennaio del 1983. Definito spesso come il “poeta contadino” per via del suo profondo legame con la terra e con la natura, ha pubblicato anche poemetti, romanzi e libri di preghiere. Debutta come poeta nel 2014 con la silloge “Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo”. È presente in diverse riviste e antologie di letteratura specializzata: da ricordare Il Segnale, rivista letteraria fondata a Milano dal poeta Lelio Scanavini, la rivista Sìlarus, fondata da Italo Rocco e la rivista 451 Via della Letteratura, della Scienza e dell’Arte, fondata da Roberto Quagliano e diretta da Gianfranco Pasquino. Le sue poesie sono state tradotte in romeno, austriaco, tedesco, bosniaco, spagnolo, albanese, francese e in inglese, mentre in lingua catalana è stato tradotto da Carles Duarte i Montserrat, e in lingua croata, dalla poetessa Ljerka Car Matutinovic. È allievo del pianista Fabrizio Ottaviucci, come musicista e compositore ha pubblicato diversi dischi di musica classica/contemporanea con varie etichette discografiche italiane. Vive e lavora ad Esanatoglia. (s.b.)

Dedico questi umili versi alla città di Monfalcone. Un luogo mistico, pregno di virtuosismo, ricchezza e valori. Una città dove puoi respirare in ogni angolo porzioni di storia antica e medievale. Dedico questi umili versi a una città che parla la lingua dell’amore.
MONFALCONE NEL CUORE DI UN INNAMORATO
Di Fabio Strinati
Spruzzi d’amore, suoni, echi di acque piovane...
Tra i canneti un accordo d’ombra che si dilata
nel mezzogiorno a gocce ombrate, di carsici
lineamenti in una palude fertile e canora.
Con una vampa nel mio cuore intrappolato
nell’azzurro della risorgiva, col Timavo
argentato che sul tuo volto d’arpa decanta
il culmine nei lumi di maggio innamorato...
prossimi all’addio e all’apoteosi;
nuvole, cirri, strati che si modellano
al passaggio della bora nei sobborghi
dell’eterno, mormorando alla memoria
un colore d’altri cieli in gloria
a Monfalcone in abito da sera.
La Rocca in un dipinto approdato
nella tela del pittore nel silenzio
di frontiera; sottile, etereo...
d’infinito ed altri giorni ancora
nel calice leggiadro.

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