Lettere - Per ricordare il dottor Paolo Barbina

Lettere - Per ricordare il dottor Paolo Barbina

LA LETTERA

Lettere - Per ricordare il dottor Paolo Barbina

Di LUIGINO FRANCOVIG • Pubblicato il 21 Set 2026
Copertina per Lettere - Per ricordare il dottor Paolo Barbina

Per Luigino Francovig, il miglior modo per omaggiare il medico battutosi per gli esposti all’amianto è «continuare la sua battaglia incompiuta».

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Per Luigino Francovig, il ricordo del dottor Paolo Barbina deve concretizzarsi in una continuazione della sua battaglia a favore degli esposti all’amianto e della loro salute. Da affrontare, allora, le questioni ancora lasciate in sospeso che hanno a che vedere con le decisioni politiche e con la necessità di un servizio che riesca a «mettere al centro la persona». [F.D.G.]

Aveva fatto una scelta di campo, a fianco delle vittime, degli esposti amianto, dei lavoratori, per riconoscere i loro diritti, la dignità di persone. Per ricordare il Dottor Barbina bisogna sottolineare il suo percorso che parla del passato, del presente, del futuro, della sempre più forte preoccupazione nei confronti dell’andamento regionale senza un progetto, con ritardi e frenate se non addirittura con scelte di campo avverse.

Il migliore modo per ricordarlo e continuare la sua battaglia incompiuta, coscienti che se non andiamo avanti e non spingiamo alla soluzione, non torniamo indietro, affondiamo. Allora, come non partire dalla sede del CRUA dove lavorava, inaugurata come “una scatola” in cui andava messo dentro tutto, una sfida. Passavano i mesi, le richieste di un ruolo regionale, di un ambulatorio adeguato, rimanevano senza risposta, una sorta di scatola vuota. Nonostante il freno tirato, il lavoro procedeva, la testardaggine superava la solitudine, faceva emergere la continuazione del dramma, malattie e morti che aumentavano sul territorio.

Due fatti come esempio: dopo mesi e solo dopo una denuncia al Tribunale del malato sono state portate una decina di sedie come sala di aspetto, tuttora ancora sul corridoio di passaggio; un lettino per le visite, mentre per mettere un lavello per lavarsi le mani nell’ambulatorio ci sono voluti 6 (sei) anni! Alla richiesta di dare dignità al ruolo di questo Centro regionale, l’Amministrazione Comunale indicava la soluzione nell’ambito della casa di comunità in costruzione accanto all’ospedale. Inaugurata pochi mesi fa, del nuovo Centro amianto non c’è traccia. Mi domando: ma qualcuno sarà responsabile? Si parla di persone ammalate, già tradite e vendute.

Con pazienza e costanza, in diverse occasioni il Dott. Barbina ha sottolineato la necessità di dare al Centro un ruolo regionale adeguato, pensando alle esposizioni ai materiali, ai nuovi sistemi di produzione con una miriade di aziende sparse nelle zone industriali della regione. Si era conquistato un ruolo fiduciario verso gli esposti per superare le paure, per essere costanti nelle visite, e non è poco. Si faceva carico degli inaccettabili percorsi burocratici a cui sono costretti gli ammalati per le assistenze e cure. Le persone vanno messe al centro, va trovata una soluzione, non costa niente. Nell’ultima intervista faceva l’ennesimo appello alla Politica, riconoscendo il ruolo, chiedeva Loro, delle decisioni per essere in grado di dare risposte alle esigenze e necessità degli esposti, una questione di civiltà.

Dopo la sua scomparsa, le dichiarazioni sulla persona sono state unanimi, ora ci vuole coerenza e responsabilità, affrontare bene le questioni è la condizione per continuare il suo lavoro. C’è ancora tanto da fare.  

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