LA LETTERA
LETTERE - Lavori Ater in via Marega a Gorizia, la protesta: «Quasi quattro anni di disagi e ora l'affitto sale»
Drigo Moraldo, residente da 45 anni, racconta i disagi patiti durante la ristrutturazione finanziata dal Pnrr e le nuove voci comparse in bolletta dopo la fine dei lavori. Aumentano le spese per l'elettricità delle parti comuni.
Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di Drigo Moraldo, inquilino Ater di via Carlo Marega a Gorizia, che racconta la propria esperienza durante e dopo i lavori di ristrutturazione finanziati con i fondi del PNRR. (M.Z.)
Egregio Direttore,
Mi chiamo Drigo Moraldo, residente in via Carlo Marega a Gorizia, e sono un inquilino Ater da 45 anni. Le scrivo per raccontare una vicenda che credo meriti attenzione, perché tocca il tema del rispetto verso chi abita e paga regolarmente il proprio affitto.
Il 5 ottobre 2022 sono iniziati i lavori di ristrutturazione dei nostri alloggi. Un intervento importante, sovvenzionato dai fondi del PNRR e non dalle casse di Ater, che prevedeva il rifacimento del tetto, il cappotto esterno, la trasformazione del riscaldamento da autonomo a centralizzato e l’installazione di pannelli fotovoltaici per le parti comuni.
Per tre anni e otto mesi – dal 2022 al giugno 2026 – noi inquilini siamo rimasti chiusi senza la possibilità di andare nella terrazza per l’impalcatura esterna, abbiamo sopportato rumori assordanti, polveri ovunque, disagi continui. I danni materiali non sono mancati: dentro gli appartamenti, i lavori hanno lasciato segni che noi stessi abbiamo dovuto, in alcuni casi, riparare a nostre spese. Fuori, le nostre automobili sono rimaste esposte a intemperie e grandine perché il posto macchina coperto, che ci spettava, è stato occupato per mesi dalla ditta appaltatrice.
Già da subito ci siamo resi conto che i lavori venivano fatti male e in fretta a scapito della sicurezza abbiamo denunciato la cosa al ASL e al Ater senza aver nessun riscontro da parte dei due enti. La ristrutturazione non ha migliorato le cose da un riscaldamento autonomo siamo passa ti a uno centralizzato, alcuni di noi avevano da poco speso soldi per cambiare la caldaia e l’hanno dovuta rottamare senza avere nessun rimborso.
Ora, a giugno 2026, i lavori sono finalmente terminati. Ma la sorpresa amara è arrivata con il nuovo bollettino: l’affitto è aumentato anche di 100€, e sono comparse voci prima inesistenti, come le spese per l’elettricità delle parti comuni (quei pannelli fotovoltaici, pensavamo, avrebbero dovuto coprire proprio quei consumi) e altri balzell come acqua esterna che non c’è più e la cura del giardino, fatto solamente al momento dell’inaugurazione in giugno.
Mi chiedo, e chiedo a Lei e ai lettori: chi ha davvero beneficiato di questa ristrutturazione? L’Ater, che potrà ora vantare immobili più moderni e efficienti? O noi inquilini, che dopo quasi quattro anni di inferno ci vediamo recapitare un conto più salato, senza aver visto alcun miglioramento concreto nella nostra vita quotidiana?
I fondi europei non sono soldi di Ater, ma risorse pubbliche destinate al bene comune. E invece sembra che il "bene comune" si sia tradotto in un nuovo carico sulle nostre spalle. Non chiediamo privilegi, ma coerenza: se si ristruttura per efficientare e risparmiare, quei risparmi dovrebbero ricadere su chi abita, non solo su chi gestisce.
Confido che la stampa locale voglia fare luce su queste dinamiche, perché il diritto alla casa non finisce con il contratto d’affitto: passa anche attraverso il rispetto, la trasparenza e la giustizia verso chi quei muri li vive ogni giorno.
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