Lettere - «L'adolescenza nella gabbia di casa mia. Ora mi reputo una ex musulmana»

Lettere - «L'adolescenza nella gabbia di casa mia. Ora mi reputo una ex musulmana»

LA LETTERA

Lettere - «L'adolescenza nella gabbia di casa mia. Ora mi reputo una ex musulmana»

Di LETTERA FIRMATA • Pubblicato il 29 Mar 2026
Copertina per Lettere - «L'adolescenza nella gabbia di casa mia. Ora mi reputo una ex musulmana»

La ragazza che si racconta è una delle voci raccolte nel libro 'La minaccia di Allah'. Chiede maggiore consapevolezza di fronte alle contraddizioni del presente.

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Ci scrive una ragazza bengalese di 23 anni che desidera rimanere anonima. Replica ad Umberto Dimitri, lo studente liceale che ieri, 28 marzo, dopo la presentazione del libro "La minaccia di Allah" dell'eurodeputata leghista Anna Maria Cisint, ha dato lettura di un comunicato in rappresentanza di alcuni studenti del Liceo Buonarroti. In questo testo la ragazza racconta quanto vissuto: «si insegna a come non darci un futuro in questo Paese che è libero». La ragazza chiede che si incominci a prendere atto delle contraddizioni presenti nella società contemporanea. S.F.

Sono bengalese, ho 23 anni e una delle storie raccontante in quel libro è la mia. Voglio rispondere al ragazzo che ieri è intervenuto durante la presentazione del libro di Anna Cisint.

Caro ragazzo, ho vissuto sulla mia pelle questa “minaccia di Allah” e ho quasi perso la vita… Ho passato l’adolescenza nella gabbia di casa mia, rilegata fra le quattro mura della mia stanza e sai perché? Perché per la mia famiglia una musulmana non può scegliere il suo compagno e io mi ero innamorata di un ragazzo di fede cristiana. 

Per loro un’eresia, un peccato, e per questo mi hanno chiusa in una stanza buia: l’unico volto che vedevo era quello di mio fratello, che mi portava da mangiare in silenzio. Non sapevo quanto sarebbe durata quella prigione per questo non vedendo alcuna via di fuga, capito che mai avrei potuto vivere la stessa libertà delle ragazze come me, ma non islamiche… ho cercato di togliermi la vita. Mi sono chiusa in bagno e ho ingerito la candeggina. Da lì inizia la mia seconda vita. Prima l’ospedale, poi la comunità e ora solo libera.

Forse mi dirai che il mio è un caso isolato, che l’islam nulla c’entra, ma non è così. L’islam vuole la donna succube, un oggetto a uso sessuale. È un lavaggio del cervello: i maschi lo imparano fin da piccoli, le ragazze fin da giovanissime capiscono che quello sarà la loro vita, non vedono alternative e finiscono per crederci e da madri saranno ancora peggio dei mariti. In Italia vivono come fossero ancora in Bangladesh, stesse religione, stesse regole, stessa lingua, stesse privazioni di libertà. 

Peccato che io ho studiato e so che qui certe cose non si possono fare. Loro sono ignoranti, non sanno nemmeno cosa sia l’integrazione. Vivono nel timore di essere puniti da Allah e obbediscono a qualunque cosa dica l’imam in quelle moschee, che il Comune ha fatto bene a chiudere. Non so tutti i dettagli tecnici, so che erano illegali e che là dentro si indottrinano le persone. Lì si insegna a come non darci un futuro in questo Paese che è libero. 

I miei genitori e chi mi riconosce, dopo anni, ancora se mi incontra per strada mi sputa addosso perché mi sono ribellata, perché ho osato andarmene, perché ho amato chi ho deciso io, perché oggi mi vesto all’occidentale e mi sono tolta quel velo che voleva eliminare la mia personalità.

Ora mi reputo una “ex musulmana” e passo le giornate a cercare di parlare con altre ragazze che stanno vivendo quello ho vissuto io e non trovano la forza di denunciare, perché hanno paura di rimanere sole o di non essere ascoltate. Non capisco perché altri ragazzi che invece quella libertà ce l’hanno “per nascita” facciano finta di non vedere le contraddizioni di questo islam e di come viene utilizzato dai capi delle moschee, dagli imam, dalla comunità, per controllare gente come mio padre e convincerla che sia giusto non farci vivere libere. Non capisco perché allora hanno deciso di venire in Italia, se vogliono continuare a vivere come in Bangladesh e se per loro l’onore della famiglia deve dipendere dalle azioni che compie la donna al di fuori delle mura di casa.

Ragazzo, hai detto che hai tanti compagni di scuola e amici musulmani, mi chiedo invece quante amiche hai di fede islamica con le quali puoi fare le stesse cose che fai con i tuoi amici maschi.

Foto di Fabio Bergamasco

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