LETTERE - La lunetta di Gorizia: un’opera inutile che nessuno ha il coraggio di fermare

LETTERE - La lunetta di Gorizia: un’opera inutile che nessuno ha il coraggio di fermare

LA LETTERA

LETTERE - La lunetta di Gorizia: un’opera inutile che nessuno ha il coraggio di fermare

Di FABIO GENTILE • Pubblicato il 26 Feb 2026
Copertina per LETTERE - La lunetta di Gorizia: un’opera inutile che nessuno ha il coraggio di fermare

Ci scrive il già consigliere comunale e vicesindaco di Gorizia, Fabio Gentile, critico sul futuro della lunetta ferroviaria, infrastruttura che collegherà direttamente la linea Udine – Gorizia –Monfalcone con Nova Gorica con l'obiettivo di ridurre i tempi di transito dei treni.

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Ci scrive il già consigliere comunale e vicesindaco di Gorizia, Fabio Gentile, sulla lunetta ferroviaria, infrastruttura pensata per collegare direttamente la linea nazionale Udine – Gorizia – Monfalcone con la tratta verso Nova Gorica, superando l’attuale configurazione dei binari che richiede alle locomotive di effettuare manovre di inversione nella stazione di Gorizia Centrale per proseguire verso la Slovenia. Inserita nella programmazione degli interventi di potenziamento dei corridoi ferroviari transfrontalieri, l’opera prevede un raccordo a singolo binario di circa 1,4 km con elettrificazione e una variante di tracciato storico sul versante sloveno, oltre all’adeguamento degli impianti di gestione del traffico. Con l’avvio formale della progettazione esecutiva affidata a Infrarail (Gruppo FS) nel maggio 2025, si è entrati nella fase centrale dell’iter tecnico-amministrativo e, secondo gli ultimi piani di RFI, l’intervento è programmato per venire completato entro il 2027, con un orizzonte di riferimento più ampio fino al 2028 nei documenti di pianificazione quadriennale (2025-2029). L’obiettivo dichiarato resta ridurre i tempi di transito — soprattutto per il traffico merci — e migliorare l’integrazione tra le reti ferroviarie italiane e slovene, valorizzando anche il ruolo logistico internazionale di Gorizia. (i.b.)

Politici di tutti gli schieramenti hanno sgomitato per intestarsi la paternità della famosa lunetta ferroviaria di Gorizia. Probabilmente faranno lo stesso per smentire le mie considerazioni e previsioni. Queste, però, si basano sulla conoscenza della problematica e non sull’interlocuzione con gli alti vertici politici e ferroviari italiani, che spesso non sanno nemmeno dove sia Gorizia e talvolta la collocano in Slovenia. Partiamo dalla premessa che della lunetta ferroviaria si parla ormai da più di un decennio. Della sua utilità abbiamo le versioni più disparate e fantasiose. Ma gli anni passano, i progetti cambiano, il mondo reale ha altre velocità. Non certo quella delle vecchie Littorine diesel. Ecco, La nostra lunetta assomiglia più alle vecchie littorine marroni con le panche di legno che a un progetto di alta velocità o alta capacità, come la Venezia-Trieste. Anche di questa, non a caso, si parla da decenni. Quelle littorine avrebbero un vantaggio, sono diesel e potrebbero entrare in territorio sloveno, non elettrificato. Certo ora lo possono fare anche i moderni Blues ibridi, ma il cui prodest è d’obbligo.

Rete Ferroviaria Italiana (RFI) ha prima pensato, poi progettato, quindi cercato i finanziamenti, spinta anche dalle supposte necessità che teoricamente arrivavano dal territorio e dalla politica. Pure la Capitale Europea della Cultura doveva beneficiarne, s’è detto. Qui sta uno dei punti chiave: dimostrare l’inutilità della lunetta ed evitare che lo Stato italiano sprechi milioni di euro.

Mentre a Gorizia2025 si costruivano e lasciavano ai posteri i parcheggi per i milioni di visitatori, strade senza buche, marciapiedi rifatti, gallerie digitali e mostre, a Nuova Gorizia si pensava soprattutto e quasi esclusivamente a rifare la stazione ferroviaria della Transalpina. In ottica di funzionamento, di modernità, di turismo, di fruibilità ciclopedonale e sociale. Quasi tutti gli investimenti infrastrutturali statali sloveni si sono concentrati lì, con risultati significativi. Tutto questo investimento però presupponeva un obbligo, che gli sloveni, soprattutto le ferrovie slovene, conoscevano benissimo: la Transalpina non sarebbe mai più stata uno scalo merci. Ecco perché, va detto, si è operata pure la costruzione dell’area ristorazione ed eventi denominata Super8 al posto dei magazzini merci rimasti e poco utilizzati. Le funzioni merci tra le due città, un tempo gestite da operatori doganali e imprese specializzate, non avevano più ragione di esistere. Le Ferrovie italiane, informate di tutto, poco potevano dire. Se non continuare a sostenere la costruzione dell’inutile lunetta, posticipando sempre di più la realizzazione.

Stante la situazione le Ferrovie italiane hanno rimosso da Gorizia il carro ponte per rilevare la radioattività dai carri che trasportavano materiale ferroso che giungeva via Slovenia. Il portale radiometrico era di proprietà di Mercitalia Rail. Non grandi cose ma comunque uno dei pochi traffici merci attivo fra le due stazioni che ne costituiva l’80% dei traffici. Ciò avviene in seguito alla chiusura della Transalpina e allo spostamento del traffico su Sesana/Villa Opicina. Anche il personale sloveno è stato trasferito da Nova Gorica. Di ciò va dato atto, si era occupato il consigliere comunale leghista, già vicesindaco, Roberto Sartori, che aveva portato a conoscenza del Sindaco Ziberna della situazione con una interrogazione nell’aprile del 2024. La risposta sindacale -nel suo stile- era stata di minimizzare tutto, riferire di accordi già presi, di decisioni momentanee, di incontri internazionali ai più alti livelli e di condivisione con i sindaci sloveni ormai diventati suoi interlocutori privilegiati e affidabili. Così mentre si festeggiava con balli, concerti, banchetti, abbracci e strette di mano il 2025, tutto invece andava avanti. Inesorabilmente. Pure con la convinzione che la linea passeggeri speciale che nei fine settimana collegava Nuova Gorizia-Gorizia a Venezia, andata e ritorno, sarebbe stata un successo pure futuro. Quella linea portò anche qualche risultato: con i treni Blues ibridi e senza lunetta. I locomotori dovevano sostare e invertire marcia a Gorizia. L’operazione richiedeva meno di cinque minuti. Non grandi perdite di tempo nei fine settimana, limitati a un paio di mesi del 2025.

Oggi, a cosa servirebbe la lunetta da 15 milioni di euro già stanziati (fonte: Lega Nord Gorizia con Senatore Dreosto, incontro del 16 maggio 2025)? Esattamente a nulla. Nel trasporto passeggeri servirebbe solo a bypassare la stazione italiana di Gorizia per i treni provenienti da Venezia se diretti in Slovenia. Null’altro. In campo trasporto merci, ugualmente non servirebbe alla Sdag che ha i magazzini ormai insufficienti a portarci treni interi, che siano da Trieste porto o dalla logistica veneta. Accelerare il transito merci fra Italia e Slovenia, senza la necessità di fare sosta a Gorizia ed inversione, ovvero quella che era la primaria necessità a giustificare la lunetta? Nuova Gorizia non ha più funzioni merci e quindi sarebbe utile solo a Sdag se avesse posto libero ma non in ottica di linea internazionale di collegamento con l’Est. Inutile dire che le Ferrovie Slovene hanno preferito investire su altre linee per collegare il loro porto di Capodistria con Lubiana e l’Est Europa. Il tracciato Divaccia-Capodistria, che dovrebbe essere pronto a breve, rafforzerà ulteriormente il porto sloveno. Lo scalo è già in forte crescita nel traffico container, a discapito di quello giuliano. Non è casuale -ovviamente- lo spostamento di personale sloveno e funzioni merci da Nuova Gorizia proprio su Sesana: più vicina a Trieste, a Divaccia e meglio collegata con Lubiana.

Cosa dirà la politica? Che la lunetta è già progettata e finanziata e quindi s’ha da fare? Balle! Intanto il finanziamento è in capo solo allo Stato italiano, non ci sono di mezzo fondi europei o il magico PNRR. Buttiamo via 15 milioni per fare una lunetta ed elettrificare due km di ferrovia? Per portare dei carri merci alla Sdag piena o per favorire l’officina di riparazione carri ferroviari aperta da Adriafer nel 2023? Fortuna quella lavora lo stesso, senza lunetta, senza elettricità e senza 15 milioni. Apriamo una porta sull’Est, come naturale vocazione della città di Gorizia? Pare più la ziberniana giustificazione ad una spesa, utile quanto un obelisco illuminato in un parcheggio. Nuova Gorizia e le ferrovie slovene hanno già scelto la vocazione della Transalpina in barba a ciò che gli italiani pensavano con la loro lunetta, questo bisogna dirlo alla faccia della cooperazione transfrontaliera. Non sarà certo la stazione di Vertoiba (sì, esiste anche quella, un piccolo caseggiato sormontato da un ponte passerella in ferro che permette ai residenti di passare sopra le rotaie) a poter ospitare e sostare carri merci o traffico internazionale. Siamo inesorabilmente tagliati fuori da ogni traffico ferroviario e gli enti preposti lo hanno già capito. Basta prenderne atto, non parlare solo con illuminati politici romani, o presunti esperti economico/ferroviari, oppure visionari Sindaci attratti da rapporti transfrontalieri a favore di fotografi, giornalisti e rinfreschi; ad appassionati di binari o di modellismo ferroviario. Rivolgetevi invece a chi di ferrovia ci vive per sfamare la propria famiglia, che questa materia la conosce meglio di altri; a imprenditori -i pochi rimasti- che già da tempo hanno abbandonato le infrastrutture ferroviarie goriziane e hanno pure chiuso i loro uffici. Oppure al personale di ADM (Agenzia Dogane e Monopoli) che in passato faceva dogana vera a Gorizia ed ora ha diverse funzioni, non sicuramente di confine, nel caseggiato di Sant’Andrea. Un altro treno perso per Gorizia: qualcuno abbia il coraggio di dirlo al Ministro Salvini, prima che butti via altri soldi inutilmente. 

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