Lettere - La direttrice della Nefrologia, Bosco: «I pazienti nefropatici si sentano al sicuro e continuino a fidarsi di noi»

Lettere - La direttrice della Nefrologia, Bosco: «I pazienti nefropatici si sentano al sicuro e continuino a fidarsi di noi»

LA LETTERA

Lettere - La direttrice della Nefrologia, Bosco: «I pazienti nefropatici si sentano al sicuro e continuino a fidarsi di noi»

Di DOTTORESSA MANUELA BOSCO • Pubblicato il 05 Gen 2026
Copertina per Lettere - La direttrice della Nefrologia, Bosco: «I pazienti nefropatici si sentano al sicuro e continuino a fidarsi di noi»

Il medico ci scrive in merito alla storia di Kiran Arulneri raccontata dalla nostra testata per fornire alcuni chiarimenti e rassicurare l'utenza sull'operato della Sanità locale.

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Ci scrive la dottoressa Manuela Bosco, Direttrice della Nefrologia e Dialisi di Monfalcone e Gorizia. In riferimento alla storia di Kiran Arulneri che ha ricevuto il dono del rene da sua mamma Cristina, la Direzione della Struttura Complessa dell’Area Isontina ritiene opportuno fornire alcuni chiarimenti in merito al percorso clinico seguito, al fine di garantire un'equilibrata informazione e rassicurare pazienti nefropatici e cittadini. S.F.

Sono molto contenta che Kiran sia stata trapiantata e ammiro la decisione della mamma di donare il rene. Mi dispiace per l’accusa di superficialità rivolta al centro che dirigo, in quanto Kiran è stata vista subito da noi, a dispetto di qualsiasi lista di attesa e ovviamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Si è subito posta diagnosi di insufficienza renale evoluta, per la quale l’unica terapia rimane il trapianto o la dialisi. Quella peritoneale, è stata prospettata perché più gestibile per una ragazza che studia, per chi ha un'attività lavorativa o per chi rifiuta di accedere tre volte a settimana in ospedale per effettuare l’emodialisi. È stato subito proposto il trapianto renale e Kiran ha avuto già al secondo incontro le impegnative per effettuare gli esami di screening per il trapianto.

È stata indirizzata dalla dietista per cercare di controllare l’uremia con la dieta e posticipare un eventuale inizio della dialisi. Cristina non ci aveva comunicato la conferma al consenso alla donazione, pertanto l'attesa di un rene ‘da cadavere’ - che può arrivare a due anni - avrebbe probabilmente reso necessario l'inizio della dialisi. La mamma, giustamente, ha voluto prima sentire una seconda opinione e da allora non è più stata seguita da noi. Comunque i contatti con Udine sono stati costanti e, pur dietro le quinte, abbiamo seguito l’iter ‘trapiantologico’ di Kiran e di Cristina.

Non accettiamo quindi l’accusa di superficialità, considerando che il nostro Centro ha - rispetto al numero di abitanti - un alto tasso di pazienti nefropatici preparati e inviati a trapianto renale, non solo da vivente ma anche da cadavere “preemptive”, cioè prima di iniziare la dialisi. In bocca al lupo a Kiran e a Cristina per il suo lavoro. Spero che la mia risposta sia chiara e che i pazienti nefropatici si sentano al sicuro e continuino a fidarsi di noi e della Sanità Isontina.

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