Lettere-  Il ‘frullato storico’ e le piazze forni: il caso di Monfalcone

Lettere- Il ‘frullato storico’ e le piazze forni: il caso di Monfalcone

LA LETTERA

Lettere- Il ‘frullato storico’ e le piazze forni: il caso di Monfalcone

Di MARCO BARONE • Pubblicato il 04 Ago 2026
Copertina per Lettere-  Il ‘frullato storico’ e le piazze forni: il caso di Monfalcone

L'intervento di Marco Barone sulle scelte urbanistiche del centro cittadino: tra l'ironica critica all'assenza di verde e panchine e la necessità di creare veri « rifugi climatici» contro il caldo estivo.

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Ci scrive Marco Barone, che interviene con una riflessione sulle scelte urbanistiche di Piazza della Repubblica a Monfalcone, affidando all'ironia una critica all'assenza di verde e alla concezione degli spazi pubblici in un'epoca di cambiamento climatico. [E.V.]

Rifletteteci bene, signori. Che gioia impagabile passeggiare oggi per i centri delle nostre città e imbattersi in quegli spazi che sfidano brillantemente ogni logica umana. Prendiamo un capolavoro assoluto, una vetta inarrivabile dell'urbanistica contemporanea che vi lascerà letteralmente senza fiato (e senza ombra, ovviamente): Monfalcone. Facciamo un salto nel passato. Ai tempi dell'Impero Asburgico, quegli sprovveduti avevano la bizzarra abitudine di inserire degli alberi nelle loro "Piazze Grandi". Ad esempio ciò succedeva a Trieste. Ve lo immaginate? Il verde integrato nella veduta urbana! Per fortuna, nel corso del Novecento, i nostri urbanisti hanno rinsavito. Abbiamo coraggiosamente estirpato quell'inutile natura per regalarci magnifiche, sterminate spianate di cemento o di marmo. Perché rinunciare al brivido di passeggiare in un forno a cielo aperto nelle nostre estati tropicali? Ma torniamo a Monfalcone, il vero gioiello della corona. Lì hanno fatto le cose in grande: hanno speso fior di milioni di euro per rinnovare la piazza. E mica nel Medioevo, eh! L'hanno fatto l'altro ieri, proprio mentre i noiosi scienziati ci assillavano con questa storiella strampalata del cambiamento climatico di cui si parla da almeno vent'anni. Il risultato? Hanno brillantemente eliminato ogni tentazione di sedersi o di cercare riparo sotto una chioma verde. Niente! La piazza ha finalmente perso la sua fastidiosa funzione storica di aggregazione. Un'opera geniale che ti lascia, letteralmente, basito (e ustionato). E non perdiamo tempo a criticare il finissimo gusto storico delle scelte, per così dire, "nostalgiche". Hanno ripristinato il famoso "biscotto", il pilo che si può vedere ma guai a sedersi sugli scalini, i simboli della Serenissima... Un minestrone identitario così raffinato che trasuda populismo da ogni centimetro. A dire il vero, all'appello mancano gli Ostrogoti, i Bizantini, Napoleone e gli Angloamericani e anche i partigiani jugoslavi. Poteva uscirne un parco a tema storico davvero completo, ma ci dobbiamo accontentare di questo frullato in versione "light", altamente digeribile per le masse. Ma il vero colpo di genio, però, è l'idea di città che emerge. Il caso di Monfalcone andrebbe studiato nelle migliori università del mondo sotto il corso "Come NON concepire uno spazio pubblico oggi". Queste spianate senz'anima, sprovviste di banali "rifugi climatici", sono un contorno bellissimo servito senza posate. La piazza va ammirata da lontano, magari col binocolo e l'aria condizionata a palla dalla propria auto. La conclusione è ovvia. Per chi soffre di deliri utopici, tipo il sottoscritto, potremmo avere l'ardire di ripensare le nostre città. Magari partendo proprio dai simboli come Monfalcone. Chissà, forse un bel giorno assisteremo al miracolo di vedere piantati degli alberi nella centralissima Piazza della Repubblica che tra l'altro fino a qualche anno fa esistevano. Forse un giorno capiremo che le piazze senza panchine e senza verde, nel bel mezzo del surriscaldamento globale, non hanno la benché minima logica, ma hanno un che di deliziosamente surreale. E se mai decideremo di cedere a questa lucida follia di creare dei veri "rifugi climatici" per sopravvivere agli eventi estremi, e non voler diventare degli arrosticini che camminano per le nostre città, ricordiamoci un piccolo dettaglio: non basterà piantare due alberelli rachitici in croce per illuderci di avere una vera strategia di adattamento climatico. Ma da qualche parte bisognerà pur cominciare per evitare l'autocombustione spontanea, no? E allora cominciamo da... Monfalcone!  

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