LA LETTERA
Lettere - Gusti di Frontiera e i cani in mezzo alla folla: «Pensiamo anche al loro benessere»
Luna Parisi scrive alla redazione dopo i quattro giorni della manifestazione. «Amare un cane significa anche saper rinunciare a qualcosa per il suo bene».
La 21esima edizione di “Gusti di Frontiera” si è conclusa domenica 27 settembre dopo quattro giornate che hanno portato nel centro di Gorizia centinaia di migliaia di persone, tra stand, profumi, musica e appuntamenti nei 17 borghi della manifestazione. Un grande evento che, come ogni anno, ha trasformato le vie cittadine in un luogo di incontro e condivisione. Proprio nel contesto di una manifestazione caratterizzata da un'affluenza particolarmente elevata, alla redazione è arrivata la riflessione di Luna Parisi alla quale si è associata Gaia Vinaccia, che hanno voluto porre l'attenzione sulla presenza di numerosi cani in mezzo alla folla. La lettrice invita a interrogarsi sulle condizioni alle quali gli animali vengono sottoposti in situazioni caratterizzate da musica, rumori, odori intensi e grande affollamento. I.B.
Il 27 settembre, si è conclusa “Gusti di Frontiera”, una manifestazione che ogni anno porta vita, colori, sapori e tantissime persone nella nostra città. Un evento che anima Gorizia e che rappresenta una bellissima occasione di incontro e condivisione. Tuttavia, anche quest’anno, c’è una cosa che mi ha lasciata profondamente amareggiata: l’enorme numero di cani trascinati dai propri padroni in mezzo alla folla. Ho visto moltissimi cani visibilmente spaesati, impauriti e sofferenti, costretti a farsi strada tra migliaia di persone, spesso letteralmente trascinati al guinzaglio perché impossibilitati a camminare liberamente.
Proviamo per un momento a metterci nei loro panni: musica ad altissimo volume proveniente dai vari stand, urla, schiamazzi, odori intensi, persone che si accalcano, spazi strettissimi nei quali è difficile persino camminare. Se tutto questo può risultare stressante per noi esseri umani, immaginiamo cosa possa significare per un animale che ha un udito e un olfatto molto più sviluppati dei nostri e che, soprattutto, non ha scelto di trovarsi lì. Un cane non ha bisogno di partecipare a una sagra, a un concerto o a una manifestazione affollata. Ha bisogno che il proprio padrone sappia riconoscere e rispettare le sue necessità.
E a chi sostiene di non poter lasciare il proprio cane a casa perché soffre la solitudine, vorrei ricordare una cosa: un cane non è un accessorio da portare ovunque, né un oggetto da trascinarsi dietro per soddisfare le proprie esigenze. È un essere vivente, con emozioni, paure e bisogni che abbiamo il dovere di rispettare.
Se il vostro cane non riesce a stare da solo, il problema va affrontato cercando soluzioni adeguate al suo benessere, non sottoponendolo a situazioni che potrebbero causargli ulteriore stress. Amare un animale significa anche saper rinunciare a qualcosa o organizzarsi diversamente per il suo bene.
Non tutti i cani reagiscono allo stesso modo, certo, ma questo non può diventare una giustificazione per ignorare i segnali di disagio che molti di loro manifestano chiaramente.
Credo però che, accanto alla responsabilità dei singoli proprietari, ci sia spazio anche per una maggiore politica di prevenzione e sensibilizzazione da parte del Comune di Gorizia e degli organizzatori. È chiaro che nelle vie interessate dalla manifestazione vivono molte persone che possiedono un cane e che devono necessariamente garantirgli le normali uscite quotidiane. Proprio per questo sarebbe utile informare preventivamente i residenti, invitandoli, per quanto possibile, a organizzare le passeggiate negli orari di minore affluenza oppure a raggiungere zone esterne al cuore dell’evento, più tranquille e meno congestionate. Si potrebbero, inoltre, individuare e comunicare percorsi o aree alternative, così da permettere ai residenti di soddisfare le necessità dei propri animali evitando di esporli inutilmente alla folla e alla confusione. Questa attività di sensibilizzazione potrebbe continuare anche nei giorni della manifestazione, attraverso una comunicazione chiara, e nei punti di maggior affluenza, con il supporto della vigilanza privata e, nell’ambito delle rispettive competenze, delle Forze dell’Ordine, invitando i residenti a non condurre i propri animali nelle zone più congestionate e indirizzandoli i verso percorsi adibiti e più tranquilli.
Vorrei quindi rivolgere una proposta al Comune di Gorizia e agli organizzatori di “Gusti di Frontiera”: perché non valutare, per le prossime edizioni, una vera politica di prevenzione e tutela del benessere animale, arrivando a vietare l’accesso agli animali nelle aree della manifestazione, naturalmente con le dovute eccezioni per i cani di assistenza, e affiancando al divieto un’adeguata attività di informazione e sensibilizzazione volta ai residenti? Sarebbe una scelta coraggiosa, un segnale di sensibilità e soprattutto un modo concreto a tutela degli animali, che troppo spesso viene messo in secondo piano rispetto alle nostre abitudini.
Mi auguro che questa riflessione possa far ragionare qualche proprietario e magari arrivare anche a chi organizza un evento così importante per la nostra città. Amare un cane non significa portarlo sempre con noi. Significa, prima di tutto, scegliere ciò che è meglio per lui, anche quando non coincide con ciò che vorremmo noi.
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