Lettere – Francovig, «Sull’amianto la risposta di chi ci governa è il silenzio»

Lettere – Francovig, «Sull’amianto la risposta di chi ci governa è il silenzio»

LA LETTERA

Lettere – Francovig, «Sull’amianto la risposta di chi ci governa è il silenzio»

Di LUIGINO FRANCOVIG • Pubblicato il 21 Gen 2026
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L’ex sindacalista cita i dati del Crua su pazienti e decessi negli ultimi anni e rivolge un nuovo appello a potenziare prevenzione e sicurezza sul lavoro nel campo dei materiali sostitutivi.

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Luigino Francovig torna sulla nostra testata con un contributo che porta nuovamente l’attenzione sugli effetti a lungo termine dell’amianto, in campo sanitario ma anche politico. Uno sguardo ai dati del Centro Regionale Unico Amianto su pazienti e decessi negli ultimi sei anni e una risposta governativa fatta «non di umiltà o dolore ma di silenzio che assorbe le morti senza lasciare traccia» portano l’ex sindacalista a riflettere su quali strategie siano da attuare per garantire il solo uso sul lavoro di materiali sicuri per la salute. [F.D.G.]

L’amianto aveva costretto Monfalcone e il territorio, per anni, a guardare direttamente a cosa succede quando il potere dimentica la sacralità della vita. “Amianto mai più” non era uno slogan che chiedeva un trattamento speciale, era un appello alla serietà: alla severità, alla responsabilità, alla prevenzione. Ciò che spezza il cuore è quanto rapidamente questa serietà sia evaporata.

Perfino gli ultimi dati del Centro regionale unico amianto Crua, resi pubblici il 10 gennaio, sembrano fragili. Nemmeno un commento pubblico, una riflessione, ai margini nel dibattito politico. Questo ci racconta qualcosa di devastante: una volta che l’impunità prende piede, si espande. Consuma.

A 34 anni della legge che vieta l’utilizzo del materiale sottolineo pochi dati, ma che danno il senso dell’entità, riguardante il territorio isontino e la Bassa Friulana: negli ultimi sei anni sono stati visitati ogni anno 637 pazienti; a gennaio 2026 un ammalato ogni 4 giorni; un morto ogni 8 giorni - cifre costanti negli ultimi 6 anni; le patologie accertate nel 2025 sono 167 un trend impietoso.

Numeri che sono persone del territorio, che conosci: il parente, il vicino di casa, l’amico, il paesano. Un territorio dove è in atto un disastro sociale. È umano dire: “Fermiamoci sta succedendo qualcosa di terribile!” Eppure, la risposta di chi ci governa è non fare una pausa: non l’umiltà o il dolore, solo la scelta del silenzio che assorbe le morti senza lasciare traccia.

Questa è una frattura. Di fronte ai molti lavoratori, cittadini di questo territorio morti sul lavoro, omicidi in gran parte da aziende di Stato, le Autorità sembrano così poco interessate a riflettere, a chiedersi se qualcosa non va. Quasi che queste morti siano un fastidio, sono diventati qualcosa da gestire in lontananza.

La frattura nel tempo si è ampliata non con azioni di forza, ma nel disinteresse, nello sbadiglio, nell’assorbimento giorno dopo giorno, e così: da oltre 6 anni non viene convocato il Tavolo permanente amianto (omissione, inadempienza, grave irregolarità); da due anni il gioco dei tavoli sui soldi pubblici destinati dal Governo per l’azienda responsabile delle morti. Nella facciata della sede Comunale si trova l’unica targa in Italia nella quale la parola “vittime” è stata proibita: parola che indicava i colpevoli (in questo caso già condannati) ma sostituita dal materiale, che diventa così il colpevole. Il silenzio sulla conoscenza dei materiali sostitutivi come le Fibre artificiali vetrose; dopo le precise denunce, il silenzio sui possibili pericoli di questo materiale usato sia sul militare che su navi passeggeri (analisi sui rifiuti).

L’ego individuale ha causato delle divisioni, ha fatto terra bruciata che ora si scarica e viene pagata da tutto il territorio. Va bloccato e sanato l’ampiamento della frattura. In campo entrino i costruttori, quelli che credono in un fronte ampio, unitario, territoriale su questa tematica.

Mi permetto di indicare alcuni punti: la prevenzione della salute e della sicurezza sul lavoro e a casa diventi la spina dorsale della transizione e del futuro sviluppo; vengano usati solo materiali sicuri per la salute; un centro di ricerca sugli elementi che compongono il materiale per analisi preventive (che in Italia non esiste): per i lavoratori che maneggiano materiali potenzialmente pericolosi, si renda obbligatorio la raccolta dei dati (materiali, ditte titolari, tempi di esposizioni).

Questi dati sono fondamentali per la cura in caso di malattie dei lavoratori, per il riconoscimento delle esposizioni. In gran parte le lavorazioni con materiali potenzialmente pericolosi vengono fatte da ditte di appalto, per cui ritengo che vanno trovate delle forme di garanzie che salvaguardino i lavoratori su questa materia. Alla fine rimane un quesito che conta: l’uso del materiale letale era giustificato? L’uso dei materiali sostitutivi, le fibre artificiali vetrose sono sicuri? Va affrontata una atroce semplicità di ciò che è accaduto: una Stato che ha ucciso i lavoratori, essere umani, e che non prova rimorso. 

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