Lettere - Dal cuore della città alla periferia: quando un nido perde il suo più grande laboratorio educativo

Lettere - Dal cuore della città alla periferia: quando un nido perde il suo più grande laboratorio educativo

LA LETTERA

Lettere - Dal cuore della città alla periferia: quando un nido perde il suo più grande laboratorio educativo

Di ROSSELLA RIZZATTO • Pubblicato il 03 Ago 2026
Copertina per Lettere - Dal cuore della città alla periferia: quando un nido perde il suo più grande laboratorio educativo

Rossella Rizzatto ci racconta l’esperienza di integrazione concreta con la città proposta dal nido d’infanzia di Corte Sant’Ilario a Gorizia e il rischio di perderla con lo spostamento del servizio in via Romagna.

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Ci scrive Rossella Rizzatto, sia in veste di esponente civica di “Futuro Goriziano” che di nonna ed «esperta del settore educativo». L’autrice ha recentemente ha osservato l’esperienza educativa proposta dal nido d’infanzia alla scuola comunale di Corte Sant’Ilario. Un progetto che integra il centro cittadino e la pedagogia dei più piccoli, con uscite nel cuore storico di Gorizia, giochi e letture nei parchi comunali. Rizzatto dà dunque voce alle sue perplessità: cosa rimarrebbe di questo approccio a seguito della scelta di trasferire il servizio in via Romagna? [F.D.G.]

Da pochi giorni si è concluso l’anno educativo per i bambini del nido ospitati nella scuola comunale dell’infanzia di Corte Sant’Ilario: un percorso speciale, intenso e unico nel suo genere, che merita di essere raccontato e ricordato. Desidero esprimere un sincero ringraziamento alle educatrici del nido e alle insegnanti della scuola comunale dell’infanzia di Corte Sant’Ilario per il lavoro svolto con professionalità, sensibilità e autentica dedizione nei confronti dei bambini e delle loro famiglie. Lo faccio come nonna, avendo potuto osservare direttamente la serenità e l’entusiasmo con cui i bambini hanno vissuto questa esperienza, ma anche come esperta del settore educativo, consapevole del valore pedagogico e sociale di un progetto così particolare.

Il gruppo del nido, composto da quattordici bambini appartenenti a ben nove diverse nazionalità, è riuscito in breve tempo ad ambientarsi e a costruire una comunità vivace, inclusiva e affiatata, nella quale le differenze linguistiche e culturali sono diventate una ricchezza e un’occasione quotidiana di crescita. Particolarmente significativa è stata la condivisione delle esperienze educative tra i bambini del nido e quelli della scuola dell’infanzia. Piccoli e grandi hanno condiviso spazi, attività, momenti di gioco, la merenda e il pranzo. Per i bambini più piccoli, l’esempio dei compagni più grandi ha rappresentato un importante stimolo verso il raggiungimento di nuove autonomie; per i più grandi, prendersi cura dei piccoli è diventato un naturale e gioioso esercizio di responsabilità.

Educatrici e insegnanti hanno accolto ogni giorno bambini e genitori con disponibilità e calore, realizzando concretamente quella continuità educativa di cui spesso si parla nei documenti pedagogici, ma che non sempre trova una così efficace attuazione nella vita quotidiana dei servizi. Questa esperienza rappresenterà certamente un valido sostegno per i bambini i quali, terminato il percorso al nido, proseguiranno nella scuola dell’infanzia. Rimane, tuttavia, il rammarico che non tutti abbiano potuto iscriversi direttamente nella scuola di Corte Sant’Ilario, ambiente per loro già conosciuto, familiare e rassicurante.

Anche la collocazione della struttura ha contribuito in modo determinante alla qualità dell’esperienza: l’edificio, ampio e luminoso, si trova nel cuore del centro storico e ha consentito alle educatrici di accompagnare i bambini alla scoperta della città in ogni stagione. Molti goriziani li hanno incontrati mentre camminavano ordinatamente lungo via Rastello, in piazza della Vittoria, al mercato cittadino, ai giardini pubblici per mangiare un gelato e persino durante una visita al Castello. I bambini hanno potuto vivere numerose avventure nel vicino parco comunale, nel parco del Lenassi e negli spazi dell’adiacente ludoteca, dove hanno giocato e ascoltato letture adatte alla loro età. Il territorio cittadino è diventato così parte integrante dell’ambiente educativo: non un semplice sfondo, ma un autentico laboratorio di esperienze, relazioni e conoscenze.

Ed è proprio questo il punto che oggi rischia di andare perduto: il valore di questo progetto non era soltanto ciò che accadeva all’interno delle aule, ma ciò che accadeva fuori. Quelle passeggiate quotidiane permettevano ai bambini di conoscere la propria città, ma soprattutto permettevano alla città di conoscere loro. I commercianti li salutavano, i passanti si fermavano a sorridere, gli anziani scambiavano qualche parola con le educatrici, integrazione nel senso più autentico del termine: non un concetto teorico, ma una relazione quotidiana tra bambini, famiglie e comunità.

Per questo lascia perplessi la scelta di trasferire il servizio in via Romagna. Delocalizzare un nido non significa semplicemente cambiare edificio; significa rinunciare a una parte essenziale del progetto educativo. L’inclusione non si costruisce isolando i bambini in una sede periferica, ma facendoli vivere la città e rendendoli protagonisti della vita della comunità. Viene allora spontanea una domanda, con un pizzico di amara ironia: quale sarà il nuovo percorso educativo delle loro passeggiate? Se fino a oggi potevano scoprire via Rastello, piazza della Vittoria, il mercato, i parchi, la ludoteca e il Castello, da via Romagna il rischio è che l’unica destinazione davvero raggiungibile a piedi sia il Pronto Soccorso. Una prospettiva che fa sorridere, ma che dovrebbe soprattutto far riflettere. Perché una città che vuole definirsi educante non dovrebbe limitarsi a trovare uno spazio dove ospitare un nido: dovrebbe scegliere il luogo migliore per far crescere i propri cittadini più piccoli. Alle educatrici, alle insegnanti, ai bambini e alle loro famiglie va il nostro più sincero grazie perché hanno dimostrato che, quando la pedagogia incontra il territorio, nasce qualcosa di molto più grande di un semplice servizio educativo. 

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