Lettere - «Certificare la vita, non solo il prodotto»: il ‘buco nero’ della sicurezza a Monfalcone

Lettere - «Certificare la vita, non solo il prodotto»: il ‘buco nero’ della sicurezza a Monfalcone

LA LETTERA

Lettere - «Certificare la vita, non solo il prodotto»: il ‘buco nero’ della sicurezza a Monfalcone

Di LUIGINO FRANCOVIG • Pubblicato il 08 Mar 2026
Copertina per Lettere - «Certificare la vita, non solo il prodotto»: il ‘buco nero’ della sicurezza a Monfalcone

Dalla tragedia dell'amianto ai nuovi rischi della cantieristica, l'appello di Luigino Francovig per un patto generazionale che metta la salute dei ‘Maestri del mare’ al di sopra delle logiche di mercato e della burocrazia

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Ci scrive Luigino Francovig in merito alla sicurezza e alla tutela della salute dei lavoratori impegnati nella costruzione navale a Monfalcone, sollevando una riflessione sul sistema di prevenzione attuale. Nella sua lettera evidenzia come, accanto alle numerose certificazioni che accompagnano la consegna di una nave, manchi ancora un riconoscimento concreto e strutturato della “certificazione di salute e sicurezza” per i lavoratori. Un tema che, includendo la memoria delle tragedie legate all’amianto, chiama in causa responsabilità politiche, istituzionali e sociali non più rinviabili. (E.V.)

La consegna di una nave passeggeri viene accettata dall’armatore, se accompagnata da tutta una serie di certificazioni: di sicurezza, di qualità, energetica, ambientale, di bellezza, tutte legate al prodotto. Un patto tra produttore e armatore senza l’anima, infatti, non è prevista la “certificazione di salute e sicurezza” dei “Maestri del mare”, dei lavoratori che l’hanno costruita. Non è solo una questione culturale, quando manca il Loro riconoscimento e il rispetto, che è quello per la Città, diventa una questione di sistema, basato sulle classi. La vita è fatta di priorità, ritengo, che quella di costruire tutta una serie di protezioni per i lavoratori, su più livelli, in diversi campi, dà espandere a tutta la filiera che partecipa alla costruzione della barca lo sia per Monfalcone e tutta la Regione. E interesse anche dall’azienda, ma per i lavoratori è una questione di vita o di morte. La morte è una questione seria, il dolore è una questione seria. 

Mentre continuano, nell’indifferenza, le morti di amianto, una ogni 8 giorni, nei giorni scorsi ci sono state 2 morti violente sul lavoro. Le dichiarazioni sono state unanimi, il comune cordoglio, lo sconcerto, la vicinanza, la posizione di mettere la sicurezza centrale. Tutte dovute, forse troppo dovute, su cui servono risposte. I lavoratori operano in un pericolo quotidiano perché non vengono rispettate norme, leggi, protezioni, controlli, subiscono la burocrazia, e tagli a finanziamenti come i 650 milioni del Primo maggio 2025, i dati drammatici sono la conseguenza. La domanda è semplice: se tutti sono d’accordo perché non si è fatto? E la seconda domanda: dopo le dovute posizioni, perché la prevenzione della salute e della sicurezza non è diventata la priorità della politica, delle istituzioni, della città? A me sembra una fase prolungata di paralizzante imbarazzo per un vuoto di idee o di scelta politica, comunque preoccupante. Infatti, nel tempo di poche ore ognuno è tornato nel proprio orticello, mentre tutto è stato delegato alla Magistratura per i rilievi del caso. Va prestata attenzione sulle responsabilità diverse, per non correre il pericolo di scaricare tutte e tutto sulla politica e le istituzioni. E diventato un ordinario sistema, il silenzio è diventato complicità, ma non bisogna abituarsi, il tema esiste, bisogna mettere le mani dentro, sporcarsi, conquistarlo come priorità, definendo cosa vogliamo preparare per i nostri figli e nipoti, con azioni radicali, senza mediazioni, senza equivoci. Manca un linguaggio adeguato per farsi intendere per costruire un patto generazionale, per definire che tipo di città si vuole. L’esperienza dei fumi di saldatura, dell’amianto ci ha insegnato che il lavoro, l’ambiente, la sanità sono strettamente collegati. 

Quello che è successo nelle fabbriche ha avuto un rapporto diretto con la salute pubblica, è diventata una questione sociale, per la quale, in futuro va costruito un progetto e definita una strategia territoriale. Come ieri, anche oggi non si conoscono le conseguenze dell’esposizione di certi materiali, i lavoratori si trovano nudi, trattati come cavie. Propongo alcuni punti di protezione: 1) Vengano usati solo materiali sicuri per la salute come primo obbiettivo; 2) Diventi vincolante la trasparenza sulle certificazioni; 3) Le analisi sugli elementi che compongono il materiale siano preventive rispetto alle possibili conseguenze sulla salute; 4) Rivedere i parametri di sicurezza della cancerogenicità dei materiali; 5) Sulla classificazione ed etichettatura valutare accuratamente se risultano criticità sulle note Q e R per le Fibre vetrose. Le analisi, gli studi, le sicurezze, le trasparenze, le tempestività diventino la prevenzione. Dalla loro conoscenza ne consegue il tipo di protezioni individuali e di area, ma anche che tipo di rifiuti diventano. A livello locale altri punti fattibili:1) Partendo dalla vergogna da sanare, tutta di Monfalcone, dal mancato rispetto, della legge del 2008 e dell’accordo sottoscritto a più mani nel 2020 per i 2700 posti spogliatoi, che crea le condizioni di pericoli di “esposizioni ambientali alle fibre”; 2) La raccolta dati per ogni lavoratore esposto ai materiali riconosciuti potenzialmente pericolosi, che hanno una innovazione veloce: del tipo di materiale, del tempo di esposizione, della ditta in cui opera, determinanti in caso di necessità di cure, di riconoscimento; 3) Dopo Convenzione Quadro tra la Fincantieri e l’Università La Sapienza di Roma, che certifica l’esistenza del problema, e incomprensibile che la maggioranza in Regione, continui nel blocco (da 5 anni) della costituzione del Centro di ricerca transfrontaliero per l’amianto e fibre vetrose. E un’opportunità unica per costruire un Centro unico nazionale anche come laboratorio attrezzato per i controlli dei materiali, attraendo le migliori forze ricercatori, giovani, nazionali, europei, mondiali. In questo quadro, il Tavolo permanente amianto può svolgere un ruolo importante, come cittadino esposto amianto rinnovo, al Signor Sindaco, la richiesta di convocazione, bloccata da 6 anni ritenendolo proprietà privata. Tanto da lavorare, su più tavoli, per acquisire la “Certificazione della salute e sicurezza”. 

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