LA LETTERA
Lettere - 25 Aprile a Gorizia, Clemente replica alla Lega Nazionale: «Fu giustizia politica, non pulizia etnica»
Un lettore risponde alla riflessione della Lega Nazionale sul significato della Liberazione nella Venezia Giulia. «Ignorare le cause del Fascismo e il milione di morti nei Balcani significa riscrivere la storia di comodo».
Riceviamo e pubblichiamo di seguito la lettera di Marino Clemente, in risposta a quella pubblicata dal nostro quotidiano in data 15 aprile a firma della Lega Nazionale di Gorizia. Il sodalizio, in vista del 25 aprile, aveva proposto una rilettura della ricorrenza: non una liberazione per la Venezia Giulia, bensì l'inizio dei "quaranta giorni di terrore" sotto l'occupazione delle truppe titine. Clemente offre una lettura radicalmente diversa, richiamando l'attenzione sulle responsabilità del ventennio fascista e sull'occupazione italiana dei Balcani.
La lettera di Marino Clemente
Eccoci alle solite, la smemoratezza, o disattenzione, o parzialità storica del sig. Urizio, necessitano una risposta in conseguenza alla sua lettera. In prossimità del 25 aprile, Festa nazionale della Liberazione da Fascismo e Nazismo, la Lega Nazionale, per bocca del suo presidente, si sente in dovere di parlare a nome di tutti i cittadini goriziani. Convinzione piuttosto presuntuosa di chi vorrebbe ancora oggi una Gorizia "italianissima", ignorando volutamente e completamente la storia della città, la sua variegata composizione etnica e culturale, la sua realtà attuale.
Nonostante la grande prevalenza degli storici abbiano chiaramente indicato l'avvento dei nazionalismi prima e del Fascismo poi come cause principali delle due guerre mondiali che ci hanno direttamente coinvolto, una parte degli italiani, quella nazionalista, ancora si rifiuta di riconoscere cause e colpe, come se tutto il male della storia del '900 sia incominciato dal 1945.
Ritornando alla storia che ci coinvolse maggiormente, l'occupazione brutale dei Balcani da parte dell'Italia fascista e dei suoi alleati, causò un milione di morti, un milione! Centinai di paesi bruciati, migliaia di civili deportati nei campi di concentramento italiani, dai quali pochi sono tornati, migliaia e migliaia di civili, anche donne e bambini, fucilati sommariamente per rappresaglia dall'esercito dell'Italia fascista. Si può pensare umanamente che queste morti non abbiano causato odio e non avrebbero causato conseguenze alla fine della guerra?
La vendetta non fu genericamente contro gli italiani, altrimenti i morti sarebbero stati ben di più, ma fu contro quegli italiani che appoggiarono attivamente e si compromisero con il fascismo, fu fatta vendetta e giustizia politica, non pulizia etnica, come sostengono invece per interesse politico la Lega Nazionale e la destra. Come fece il Fascismo con i suoi oppositori, antifascisti, sloveni, croati, per vent'anni non quaranta giorni.
Sminuire il valore della lotta di liberazione partigiana, con le tante luci e le poche ombre, sminuire la sua data simbolo del 25 aprile, nel tentativo di riscrivere una storia di comodo, può riportare il Paese a commettere gli stessi errori, perchè la Storia ci insegna che chi non riesce ad imparare dai propri errori li rivive.
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