Lega Giovani su contestazione a Geografie, Depauli: «La privazione della libertà delle nostre coetanee va denunciata»

Lega Giovani sulla contestazione a Geografie, Depauli: «La privazione della libertà delle nostre coetanee va denunciata»

LE REAZIONI

Lega Giovani sulla contestazione a Geografie, Depauli: «La privazione della libertà delle nostre coetanee va denunciata»

Di REDAZIONE • Pubblicato il 30 Mar 2026
Copertina per Lega Giovani sulla contestazione a Geografie, Depauli: «La privazione della libertà delle nostre coetanee va denunciata»

L'esponente del Carroccio respinge l'espandersi di «un modello arcaico e liberticida, antitetico ai valori che la scuola occidentale». I richiami a libertà e uguaglianza.

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«I giovani dovrebbero, forse più di altri, fermarsi ad ascoltare e comprendere davvero il contenuto e il messaggio del libro dell’onorevole Cisint, perché qui si parla del nostro futuro. Si parla di diritti infranti e di obblighi violati. Non si tratta di una questione di singoli individui, né tantomeno di libertà di culto: le ideologie dalle quali vogliamo difenderci sono quelle appartenenti a un sistema che affonda le proprie radici in una radicalizzazione ed estremizzazione della religione islamica che comporta controllo e sopraffazione della popolazione».

Ad affermarlo è Beatrice Depauli, coordinatrice della Lega Giovani di Monfalcone. Per l'esponente locale del Carroccio, subire le conseguenze di questo fenomeno «sono soprattutto giovani donne, ragazze come noi, bambine a cui è stata strappata via la libertà non appena venute al mondo, obbligate a essere vittime di un sistema che vuole cancellare la loro identità».

«Parliamo di sempre più ragazze che possiamo osservare con i nostri occhi, che conosciamo, le quali vivono in una situazione di segregazione pur essendo in un Paese libero: è una costrizione duplice, una mentale, basata su condizionamento e autolimitazione, e una fisica, rappresentata dall’occultamento del proprio essere in un velo integrale» continua Depauli ritenendo che «questa non è integrazione, tantomeno il futuro che auspichiamo per le nostre coetanee». 

«È solo la messa in vetrina di un modello arcaico e liberticida, antitetico ai valori che la scuola occidentale vuole trasmettere e che ha il dovere morale di rivendicare - sottolinea - i nostri nonni e le nostre nonne si sono battuti, alcuni di loro perdendo la vita, per ottenere le libertà di cui godiamo oggi. Le stesse libertà che ora l’islam, con la copertura ideologica della sinistra, vuole in silenzio continuare a negare a una parte della popolazione». Quindi, da Depauli emerge il desiderio di levare «a gran voce» un richiamo al rispetto perchè «la tolleranza delle culture non possono diventare il paravento di una decadenza morale e di un’indifferenza verso coloro che non possono vivere come noi».

«Difendere queste ragazze che vivono oggi in una "gabbia" non vuole essere un atto di intolleranza verso l’altro, bensì l’adempimento di un obbligo morale verso la nostra storia. Solo rivendicando con orgoglio i valori di libertà e uguaglianza che hanno reso libera questa terra potremo offrire a tutti, senza distinzioni, un futuro che sia davvero degno di essere vissuto» conclude Depauli.

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