L’EDITORIALE
L’editoriale - Slovenia, 35 anni di indipendenza: dal confine diviso all’Europa senza barriere anche tra le due città
Dal 25 giugno 1991 a GO! 2025 il percorso che ha trasformato Gorizia e Nova Gorica in un laboratorio di convivenza. Dalle dogane ai valichi aperti, fino alla prima Capitale europea della cultura transfrontaliera.
Il 25 giugno 1991 il Parlamento sloveno proclamava l’indipendenza dalla Jugoslavia, dando avvio a uno dei processi politici più significativi dell’Europa contemporanea. A distanza di 35 anni, quella scelta appare particolarmente rilevante per il territorio goriziano, che ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze della divisione e, successivamente, dell’indipendenza.
Per comprendere il significato delle richieste del popolo sloveno bisogna tornare al secondo dopoguerra. Con il Trattato di pace del 1947, Gorizia venne separata dal suo entroterra storico, assegnato alla Jugoslavia. La nuova frontiera attraversò campagne, quartieri, proprietà private. Per compensare la perdita di Gorizia, le autorità jugoslave decisero di costruire una nuova città, Nova Gorica, che sarebbe sorta a pochi metri dal confine.
Per oltre quattro decenni il confine tra Italia e Jugoslavia rappresentò una delle linee di separazione più sensibili d’Europa. Pur essendo meno rigido rispetto ad altre frontiere della Guerra fredda, era comunque segnato da controlli, dogane, sbarre e limitazioni. Scaramucce confinarie, paura, diffidenza. Intere generazioni di goriziani crebbero con l’abitudine di vedere una barriera fisica e politica nel cuore di casa.
L’indipendenza della Slovenia cambiò radicalmente questo scenario: dopo la breve Guerra dei dieci giorni, combattuta tra il 27 giugno e il 7 luglio 1991, il nuovo Stato riuscì ad affermare la propria sovranità. La comunità internazionale riconobbe progressivamente la Slovenia e si aprì una fase di consolidamento democratico ed economico che avrebbe portato il Paese a diventare uno dei casi di maggiore successo tra le ex repubbliche jugoslave.
Per il Goriziano, gli anni Novanta furono un periodo di trasformazione: inizialmente il nuovo confine tra Italia e Slovenia sostituì quello tra Italia e Jugoslavia senza modifiche sostanziali nella vita quotidiana, ma con il tempo il progressivo avvicinamento di Lubiana alle istituzioni europee iniziò a produrre effetti sempre più evidenti.
La svolta arrivò nel 2004, quando la Slovenia entrò nell’Unione europea. Per la prima volta Gorizia e Nova Gorica si ritrovarono all’interno dello stesso spazio politico ed economico. Tre anni più tardi, il 21 dicembre 2007, l’ingresso della Slovenia nell’area Schengen portò alla rimozione dei controlli sistematici ai valichi di frontiera.
Le immagini dell’abbattimento delle sbarre in piazza Transalpina restano tra le più emblematiche della storia recente europea. Quel luogo, simbolo della divisione per decenni, divenne improvvisamente uno spazio aperto, dove cittadini italiani e sloveni potevano attraversare liberamente una linea che aveva segnato la vita di migliaia di persone.
Da allora la cooperazione transfrontaliera ha assunto dimensioni sempre più ampie: le amministrazioni comunali, le associazioni, le istituzioni culturali e il mondo economico hanno sviluppato numerosi progetti comuni. Sono aumentati gli scambi scolastici, le collaborazioni universitarie, le iniziative sportive e culturali, mentre molti cittadini hanno iniziato a vivere il territorio senza più percepire il confine come un ostacolo.
L’ingresso della Slovenia nell’euro nel 2007 ha ulteriormente favorito l’integrazione economica, semplificando gli scambi commerciali e i rapporti quotidiani tra le due comunità. Parallelamente è cresciuta la consapevolezza di appartenere a uno spazio condiviso, caratterizzato dalla presenza di culture, lingue e identità diverse ma complementari.
In questi 35 anni la Slovenia ha compiuto un percorso straordinario. Da giovane Stato nato dalla dissoluzione della Jugoslavia è diventata membro dell’Unione europea, della Nato, dell’area Schengen e dell’eurozona. Ha consolidato le proprie istituzioni democratiche e costruito una posizione riconosciuta nel contesto internazionale.
Sul confine orientale italiano questo processo ha avuto un significato ancora più deciso. Qui l’indipendenza slovena viene ricordata come l’inizio di una progressiva riconciliazione tra territori che la storia aveva separato.
Il punto più alto di questo percorso è rappresentato da GO! 2025, il progetto che ha visto Nova Gorica e Gorizia diventare insieme Capitale europea della cultura. Per la prima volta nella storia del titolo europeo due città appartenenti a Stati diversi hanno condiviso questo riconoscimento, trasformando il vecchio confine in un simbolo di collaborazione e dialogo.
Trentacinque anni dopo l'indipendenza slovena, il compito di Gorizia e Nova Gorica non è più soltanto quello di ricordare un passato diviso e che cerca di riunirsi ancora. È quello di dimostrare quotidianamente che un'altra Europa è possibile. In un continente che torna a confrontarsi con guerre, muri, nazionalismi e tensioni internazionali, le due città hanno assunto una responsabilità che va ben oltre i confini del Goriziano.
Qui, dove per decenni una rete divideva famiglie, piazze e quartieri, oggi si vive una delle esperienze più concrete di riconciliazione europea. Ma nulla è acquisito per sempre. L'unità costruita in questi anni va alimentata con nuovi progetti comuni, con investimenti condivisi, con una maggiore conoscenza reciproca delle lingue e delle culture e con la capacità di coinvolgere le giovani generazioni. GO! 2025 ha dimostrato che si può osare di più, il futuro, ora, dovrà dimostrare che si può continuare a costruire insieme. Superare definitivamente le divisioni della storia non significa cancellare le identità, ma metterle in dialogo. È questa la sfida dei prossimi anni. Ed è forse anche il contributo più prezioso che Gorizia e Nova Gorica possono offrire oggi all'Europa e al mondo: essere città di confine e, di conseguenza, vere e proprie città viventi della pace.
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