«Le ombre di Rab», un libro per riportare alla luce il campo di concentramento italiano

«Le ombre di Rab», un libro per riportare alla luce il campo di concentramento italiano

LA MEMORIA

«Le ombre di Rab», un libro per riportare alla luce il campo di concentramento italiano

Di Ivan Bianchi • Pubblicato il 09 Gen 2026
Copertina per «Le ombre di Rab», un libro per riportare alla luce il campo di concentramento italiano

Il volume curato da Dario Mattiussi ricostruisce la storia del lager sull’isola di Rab e il lungo silenzio che ne ha accompagnato la memoria. Le prossime presentazioni nel territorio.

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Un capitolo rimosso della storia italiana del Novecento torna al centro del dibattito pubblico con l’uscita del volume “Le ombre di Rab. Storia e memoria di un campo di concentramento italiano”, edito dal Centro Leopoldo Gasparini di Gradisca d’Isonzo insieme alla fondazione Dorče Sardoč. Il libro sarà presentato mercoledì 28 gennaio a Villesse, alle 20, nell’ambito delle iniziative per il Giorno della Memoria promosse dal Comune, dall’Anpi di Villesse e dal Centro Gasparini.

Il volume si inserisce in una collana editoriale nata oltre venti anni fa con l’obiettivo di mettere in dialogo la storiografia italiana e slovena e di far conoscere all’opinione pubblica una delle tragedie meno note legate alle guerre di aggressione fasciste. Tra la primavera e l’estate del 1942, nel corso di vaste operazioni di rastrellamento condotte contro la resistenza nella Slovenia occupata, le truppe italiane devastarono intere regioni, incendiando paesi, fucilando partigiani e sospetti e deportando migliaia di civili. In questo contesto, tra luglio 1942 e settembre 1943, quasi 1.500 civili sloveni e croati, in gran parte donne, anziani e bambini, morirono di fame, freddo e malattie nel campo di concentramento allestito dall’esercito italiano sull’isola di Rab, nel golfo del Quarnaro.

Curato da Dario Mattiussi e introdotto da una prefazione dello storico Boris Peric, il libro non si limita alla ricostruzione dei fatti, ma affronta anche il tema della memoria e delle sue rimozioni con interventi di Eric Gobetti, Alessandro Marini, Ferruccio Tassin, Franc Potočnik, Francesco Aceti, e di Metka e Boris Gombač. «Il volume – spiega Mattiussi – si propone di analizzare le interpretazioni di una delle pagine più buie e dolorose del secondo conflitto mondiale in queste terre e di indagare i modi in cui il racconto di quei fatti potrebbe entrare a far parte della memoria civile italiana». Il cuore del libro è rappresentato da un documento inedito, il diario del tenente medico Ezio Borsatti, in servizio nel campo, rinvenuto e presentato da Ferruccio Tassin. Una testimonianza che, come sottolinea il curatore, «non nasconde né scusa nulla di quanto accadde a Rab e mette in luce responsabilità politiche e militari tali da impedire qualsiasi tentativo di attribuire quella tragedia al caso».

Ampio spazio è dedicato anche al lungo silenzio che ha accompagnato la vicenda di Rab nel dopoguerra italiano. «L’interrogativo maggiore – osserva Mattiussi – riguarda il silenzio che per tanti anni si è riusciti a imporre su quei fatti», un silenzio alimentato dalla guerra fredda, dalla difesa dell’onore dell’esercito e dalla volontà di coprire le azioni criminali di una generazione di ufficiali formatisi all’interno del regime fascista. «Si tratta di una forma di autoassoluzione che ha coinvolto un’intera generazione, cresciuta e formata nel fascismo e rimasta a lungo ai vertici delle istituzioni militari».

Il volume affronta anche il diverso percorso della memoria in Slovenia e nell’ex Jugoslavia. In un paese che aveva pagato al conflitto un tributo di sangue enorme, la memoria pubblica si concentrò inizialmente sulla resistenza armata. Emblematica è la testimonianza di Franc Potočnik, deportato a Rab ed eroe di guerra, il cui sguardo, sottolinea Mattiussi, è «politicamente maturo e consapevole anche del significato militare delle scelte degli occupatori». Solo più tardi è emersa una memoria più vicina all’esperienza delle vittime civili, grazie alle testimonianze di ex internati e ai lavori basati sugli scritti e i disegni dei bambini deportati. Un passaggio particolarmente doloroso riguarda il racconto, emerso solo in età avanzata, della morte delle madri nei campi. «Quei bambini – ricorda Mattiussi – hanno portato per tutta la vita l’orrore di aver visto le madri morire di fame davanti ai loro occhi, dopo aver destinato a loro le ultime razioni». Testimonianze che hanno contribuito, all’inizio del nuovo millennio, a infrangere l’ultimo tabù su Rab.

Il libro raccoglie contributi di numerosi studiosi e testimoni ed è arricchito da fotografie, documenti e dai risultati di un laboratorio didattico promosso dall’Anpi di Torino. «Le lettere scritte dagli studenti italiani dopo l’incontro con quelle testimonianze – conclude Mattiussi – ci hanno colpito per l’empatia e la capacità di far proprio il dolore dell’altro. Per questo abbiamo scelto di porle in chiusura del volume, come un messaggio di speranza». Dopo la prima presentazione di dicembre, seguirà il 28 gennaio quella a Villesse nella quale interverranno Dario Mattiussi e Ferruccio Tassin, mentre Lucia German leggerà alcune delle testimonianze contenute nel libro. Sono previste altre presentazioni il 30 gennaio a Trivignano Udinese, il 6 febbraio a Sagrado e il 7 febbraio ad Aquileia

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