Isonzo, confronto sul progetto: tra sostegno agli interventi e richieste di maggiori garanzie ambientali

Isonzo, confronto sul progetto: tra sostegno agli interventi e richieste di maggiori garanzie ambientali

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Isonzo, confronto sul progetto: tra sostegno agli interventi e richieste di maggiori garanzie ambientali

Di I.B. • Pubblicato il 15 Giu 2026
Copertina per Isonzo, confronto sul progetto: tra sostegno agli interventi e richieste di maggiori garanzie ambientali

Dalla Commissione regionale emergono posizioni diverse sul piano da 14 milioni di euro. Moretti e Fasiolo chiedono tutela dell’ecosistema, Budai invita a pensare più in grande.

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Dopo la presentazione del progetto per mitigare gli effetti dell’hydropeaking sull’Isonzo, illustrato dal Consorzio di bonifica della Venezia Giulia in IV Commissione regionale, il dibattito politico si è concentrato sull’efficacia degli interventi previsti, sul loro impatto ambientale e sul rapporto con la Slovenia nella gestione delle acque del fiume.

Il piano, finanziato dalla Regione con 14 milioni di euro, prevede la ricalibratura delle portate, la rimodulazione del bacino di compensazione e la realizzazione di un invaso capace di trattenere circa un milione di metri cubi d’acqua. L’obiettivo è attenuare le improvvise variazioni di portata causate dalla produzione idroelettrica a monte e garantire maggiori risorse per l’irrigazione e la tutela dell’ecosistema fluviale. Tra i primi a intervenire è stato il consigliere regionale Alberto Budai, promotore dell’audizione. Pur esprimendo apprezzamento per le ipotesi progettuali illustrate dal Consorzio, l’esponente della Lega ha invitato a ragionare su soluzioni ancora più ambiziose.

«Accolgo positivamente l’ipotesi di una ricalibratura delle portate, la rimodulazione del bacino di compensazione e la realizzazione di un invaso per l’Isonzo. Tuttavia credo che sia arrivato il momento di avere il coraggio di pensare più in grande. Un milione di metri cubi rappresenta il minimo indispensabile, ma dobbiamo chiederci quale sia il reale potenziale del territorio e quanta acqua possa essere trattenuta nel rispetto degli equilibri ambientali e delle esigenze del fiume».

Una lettura storica della vicenda è arrivata invece dai consiglieri Diego Moretti del Partito Democratico e Marko Pisani della Slovenska skupnost. Entrambi hanno ricordato come l’ex Jugoslavia prima e la Slovenia poi abbiano realizzato le opere previste dagli Accordi di Osimo del 1975, mentre sul versante italiano il previsto bacino di compensazione non è mai stato costruito.

Moretti ha inoltre sottolineato come la Regione sia stata costretta a finanziare autonomamente gli studi di fattibilità per l’Isonzo, mentre le risorse statali previste a seguito degli accordi internazionali siano state destinate ad altre opere, tra cui la messa in sicurezza del Versa e, in parte, del torrente Judrio.

In una successiva nota, il capogruppo dem ha definito l’audizione «un passaggio importante» per approfondire le prime ipotesi di intervento. «La necessità di intervenire per ridurre le conseguenze delle improvvise variazioni di portata del fiume è quantomai necessaria e urgente. Allo stesso tempo è indispensabile verificare con attenzione l’efficacia delle opere proposte per valutarne l’impatto sul delicato ecosistema dell’Isonzo. Parliamo di un patrimonio ambientale che merita la massima tutela».

Per Moretti, pur prendendo atto delle difficoltà nei rapporti con la Slovenia, l’obiettivo deve essere quello di conciliare la riduzione degli effetti dell’hydropeaking con la salvaguardia ambientale e le esigenze del settore agricolo. «Le necessità irrigue del territorio non possono restare in balìa dei cambiamenti climatici sempre più frequenti», ha evidenziato.

Sulla centralità della tutela ambientale ha insistito anche la consigliera regionale Laura Fasiolo. «L’hydropeaking non può essere affrontato soltanto con opere infrastrutturali: serve una visione complessiva e transfrontaliera per la gestione dell’Isonzo». La consigliera ha annunciato che il progetto sarà seguito con attenzione affinché gli interventi risultino compatibili «con la tutela dell’ecosistema, del microclima e delle attività che vivono lungo il fiume». Fasiolo ha inoltre richiamato l’importanza del coinvolgimento delle comunità locali e delle associazioni del territorio. «La salvaguardia dell’Isonzo passa attraverso scelte condivise, sostenibili e orientate all’interesse generale». Nel corso della discussione, Furio Honsell di Open Sinistra Fvg ha chiesto chiarimenti sul Documento di fattibilità delle alternative progettuali, domandando se, oltre all’ipotesi dei due invasi illustrata dal Consorzio, siano allo studio ulteriori soluzioni.

Più critica la posizione di Serena Pellegrino di Alleanza Verdi e Sinistra. La consigliera ha espresso preoccupazione per l’utilizzo dei 14 milioni di euro stanziati dalla Regione, ricordando come sulla questione sia stata interessata anche la Corte dei Conti. Secondo Pellegrino, inoltre, il confronto con la Slovenia dovrebbe essere gestito direttamente dallo Stato italiano, unico soggetto titolato a trattare con un altro Stato. Per questo motivo, ha spiegato, i parlamentari di Avs presenteranno un’interrogazione al Governo. Anche Pellegrino ha posto l’accento sulla necessità di preservare il più possibile la naturalità del sistema fluviale dell’Isonzo.

Alle osservazioni dei consiglieri ha risposto il Consorzio di bonifica della Venezia Giulia, assicurando che le soluzioni allo studio non comporteranno trasformazioni radicali del corso d’acqua. «Il nostro progetto non va a sconvolgere l’ambiente drasticamente. Stiamo studiando un intervento a misura», hanno precisato i tecnici. Le rassicurazioni fornite sul fronte ambientale hanno raccolto il plauso del consigliere regionale Igor Treleani di Fratelli d’Italia, che ha ringraziato il Consorzio per il lavoro svolto e ha difeso sia le finalità del progetto sia la scelta della Regione di destinare 14 milioni di euro all’avvio dell’iter.

Il confronto in Commissione ha dunque evidenziato un ampio consenso sulla necessità di intervenire per ridurre gli effetti delle variazioni artificiali di portata dell’Isonzo, ma anche la richiesta condivisa di approfondire gli aspetti ambientali e di mantenere aperto il dialogo con i territori e con la Slovenia. Un equilibrio che accompagnerà l’intero percorso progettuale, destinato a proseguire ancora per almeno due anni prima dell’eventuale via libera definitivo.

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