LA CERIMONIA
Il Vangelo di Marco torna ad Aquileia dopo sette secoli, Fedriga: «Ponte di dialogo e pace»
Riuniti i tre frammenti conservati a Cividale del Friuli, Venezia e Praga. La mostra di Palazzo Meizlik racconta, attraverso un manoscritto, sette secoli di storia religiosa, culturale e politica dell’Europa.
«Dopo sette secoli, per la prima volta, tutte le parti del Vangelo di San Marco trovano di nuovo casa ad Aquileia, perché la tradizione vuole che da qui tutto sia partito; in una terra che richiama le radici europee e cristiane e che ha sempre rappresentato un ponte, questo evento straordinario possa essere portatore di motivi di pace e di dialogo in una fase di difficile confronto internazionale». Sono le parole pronunciate nella Basilica di Aquileia dal presidente della Regione Massimiliano Fedriga, che ha così salutato l’esposizione internazionale di Palazzo Meizlik, intitolata «Il Vangelo di Marco. Sette secoli. Tre frammenti. Un racconto europeo».
La mostra, nella quale sono raccolte le tre parti originali del Vangelo marciano, oggi conservate a Cividale del Friuli, Venezia e Praga, narra un capitolo significativo della storia religiosa e politica dell’Europa attraverso le vicissitudini di un manoscritto che la tradizione riteneva vergato di suo pugno dall’Evangelista. Attorno a ciò che resta dell’antico codice si ricostruiscono le vicende legate alla sua fortuna attraverso i secoli e si approfondiscono la figura di Marco, la tradizione marciana e il ruolo centrale di Aquileia nel periodo tardoantico e nel Medioevo.
Fedriga ha ringraziato la Fondazione Aquileia e le autorità ceche per aver concesso, per la prima volta, l’esposizione del frammento praghese e ha condotto una riflessione sullo spessore dell’esposizione: «Noi talvolta, dall’interno, non ci rendiamo conto dei caratteri straordinari della nostra regione: in questo contesto ospitiamo un evento che è tanto più straordinario in quanto unisce la sua valenza culturale e spirituale ed è qualcosa che, a livello internazionale, viene pienamente apprezzato».
Curata da Martina Dlabajová, Cristiano Tiussi e Luca Villa e promossa e organizzata dalla Fondazione Aquileia, l’esposizione, che resterà aperta fino ad aprile, ha richiesto un intenso lavoro di diplomazia culturale. Numerosi e prestigiosi gli interventi nella Basilica, aperti dall’arcivescovo di Gorizia, monsignor Giampaolo Dianin, per il quale, se Aquileia è sorgente della fede cristiana, il Vangelo di San Marco è «un cuore che batte in un’acqua sempre fresca, giovane e provocante». Gli ha fatto eco monsignor Zdenek Wasserbauer, vescovo ausiliario di Praga e prevosto del Capitolo metropolitano di San Vito, che ha evidenziato come, nel segno della ricomposizione dei frammenti evangelici, tutte le nazioni possano trovare una ragione di unità.
La mostra non nasce da un’intuizione isolata, ma dalla capacità di tenere insieme per anni istituzioni distanti per storia, lingua e giurisdizione, secondo quanto ha rilevato il presidente della Fondazione Aquileia, Roberto Corciulo. Ai tre curatori della mostra, che racconta frammenti separati solo dalla storia, è toccato evidenziarne la consistenza culturale: non si tratta solo di una reliquia celebre, ma della narrazione di un libro che ha costruito identità e legittimato poteri, da Aquileia a Venezia, fino a Praga. Il Liber vitae, vergato ai margini dell’Evangeliario, è un unicum: oltre millecinquecento nomi che fotografano l’Europa carolingia in movimento, dai sovrani franchi ai principi slavi. In una Basilica gremita di amministratori comunali delle aree contermini ha preso la parola anche il sindaco di Aquileia, Emanuele Zorino, che ha ricordato come la città patriarcale continui a mettere in comunicazione uomini, donne e civiltà.
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