STORIA E MEMORIA
Il Grande Patriarcato torna a Roma: Aquileia racconta il suo legame con la storia della Chiesa
Presentato nella Sala dei Cento Giorni del Palazzo della Cancelleria il volume del Gruppo Archeologico Aquileiese dedicato alla storia del Patriarcato. Un progetto editoriale di 656 pagine accompagna una mostra diffusa tra Aquileia, Grado, Cividale, Udine e San Vito al Tagliamento.
C’è un filo che unisce Aquileia e Roma e che attraversa secoli di storia politica, religiosa, artistica e diplomatica. È il filo del Patriarcato di Aquileia, istituzione soppressa nel 1751 ma ancora oggi profondamente presente nella memoria e nell’identità del Friuli. A ricostruirne la vicenda è il Gruppo Archeologico Aquileiese, che ha presentato a Roma, mercoledì 16 settembre, il volume «Grande Patriarcato. Riflessi storici e testimonianze inedite da Aquileia a Roma tra il 1420 e il 1751».
La presentazione si è svolta nella Sala dei Cento Giorni del Palazzo della Cancelleria, uno degli edifici storici più significativi della Roma rinascimentale. Un contesto particolarmente evocativo per parlare di Aquileia e dei suoi rapporti con la Capitale: il palazzo, come ricordato dal professor Danilo Mazzoleni nel corso dell'incontro, è infatti costruito anche con materiali provenienti da edifici della Roma antica, tra i quali il Colosseo e il Teatro di Pompeo.
La Sala dei Cento Giorni conserva inoltre il grande ciclo di affreschi realizzato da Giorgio Vasari per il cardinale Alessandro Farnese. Proprio in questo ambiente il vicepresidente del Gruppo Archeologico Aquileiese Giuseppe Polo ha moderato l'incontro, al quale hanno partecipato, tra gli altri, Roberto Colavalle, responsabile del Palazzo della Cancelleria, il sindaco di Aquileia Emanuele Zorino e la presidente del GAA Silvia Blason. Presenti anche Fabrizio Tomada, presidente del Ducato dei Vini Friulani, e Mario Feruglio, presidente della Commissione Sinergea.
Il volume nasce da sei anni di ricerca e raccoglie 656 pagine, accompagnate da quasi duecento tavole a colori e da un ampio apparato iconografico. L'obiettivo non è soltanto ricostruire la consistenza architettonica del Patriarcato, attraverso palazzi e strutture ancora esistenti, ma leggere questi luoghi anche come strumenti attraverso i quali il potere patriarcale si rappresentava sul territorio.
Il percorso storico parte dalle radici medievali, longobarde e carolingie, e arriva fino alla soppressione del Patriarcato nel 1751. Al centro dell'indagine ci sono gli edifici legati ai patriarchi, ma anche le persone, le relazioni politiche e diplomatiche e il rapporto tra le istituzioni e le comunità.
Una delle figure maggiormente approfondite è quella di Lodovico Trevisan, patriarca di Aquileia dal 1440 al 1465. Medico, cardinale, camerlengo, condottiero e uomo di cultura, Trevisan rappresentò una delle personalità più importanti della storia del Patriarcato nel Quattrocento. Alla sua corte operò anche Maestro Martino da Como, celebre cuoco dell'epoca, a testimonianza di un ambiente nel quale politica, cultura e vita di corte convivevano.
Trevisan è inoltre legato alla Battaglia di Anghiari del 29 giugno 1440, episodio destinato a entrare nella storia dell'arte anche grazie alla rappresentazione realizzata da Leonardo da Vinci nella perduta decorazione di Palazzo Vecchio a Firenze e alla cosiddetta Tavola Doria. L'immagine del patriarca-condottiero è associata al cimiero con il drago, simbolo di prudenza e valore. La battaglia, tuttavia, ebbe conseguenze militari molto meno sanguinose di quanto la sua fortuna artistica potrebbe far immaginare: secondo la ricostruzione ricordata durante la presentazione, nello scontro vi fu un solo morto.
La figura di Trevisan emerge anche nell'iconografia. Tra le testimonianze più note c'è il ritratto attribuito ad Andrea Mantegna oggi conservato a Berlino. Anche l'abbigliamento assume un significato preciso: quello che può apparire come un generico abito «alla romana» è in realtà un lucco, veste utilizzata dai notabili dell'epoca.
Il rapporto con Roma rimane evidente anche nel monumento funebre di Trevisan nella basilica di San Lorenzo in Damaso, dove un'iscrizione in greco richiama la necessità di vivere cercando il consenso e la gratitudine degli altri, anche oltre la morte.
Il racconto del Patriarcato passa quindi attraverso il rapporto con la Roma dei pontefici. Particolare attenzione è stata dedicata a Pio II Piccolomini, come ha spiegato il professor Manlio Sodi. Enea Silvio Piccolomini, divenuto papa nel 1458, scelse infatti il nome di Pio II in riferimento a Pio I, unico pontefice considerato di origine aquileiese. Sul piano politico e religioso, invece, i rapporti con Lodovico Trevisan furono segnati anche da posizioni differenti sulla questione delle Crociate.
L'ultimo capitolo della storia del Patriarcato arriva nel XVIII secolo. A ricostruirlo è stata Irene Graziani, che ha approfondito la figura di Benedetto XIV, pontefice legato alla cultura scientifica e all'Illuminismo. Nel 1751 il papa intervenne nella lunga controversia che coinvolgeva Venezia e gli Asburgo, sopprimendo il Patriarcato di Aquileia e istituendo le arcidiocesi di Gorizia e Udine.
Secondo quanto emerso dalle ricerche presentate, Benedetto XIV adottò inoltre una particolare cautela nella gestione della transizione. La Basilica di Aquileia venne infatti avocata alla Santa Sede per trent'anni. Di questa fase rimangono alcune testimonianze materiali, tra cui diversi quadri ovali oggi conservati nella soffitta della basilica e che attendono un intervento di recupero.
Il progetto del Gruppo Archeologico Aquileiese non si è esaurito però nella pubblicazione. Al volume si è affiancata infatti una mostra diffusa che ha portato la storia del Patriarcato in cinque luoghi del Friuli.
Ad Aquileia, dal 22 maggio al 31 agosto dello scorso anno, il percorso è stato dedicato alla soppressione del Patriarcato e alla sua eredità spirituale, con sedi nella Basilica e nella Chiesa dei Pagani. A Grado, dal 30 maggio al 31 agosto, il tema è stato invece quello del rapporto tra il Patriarcato, la laguna e Venezia. Cividale del Friuli ha ospitato, dal 31 maggio al 31 agosto nel Museo Cristiano, un approfondimento sulle radici medievali dell'istituzione.
A Udine, dal 1° giugno al 31 agosto, le Gallerie del Tiepolo hanno raccontato l'ultima fase della storia patriarcale, mentre a San Vito al Tagliamento, dal 24 maggio al 31 agosto, il percorso ospitato nel Castello è stato dedicato in particolare alla figura di Lodovico Trevisan e alla dimensione della vita di corte.
La presentazione romana ha così rappresentato il punto di incontro tra il lavoro di ricerca del Gruppo Archeologico Aquileiese e un patrimonio storico che continua a essere leggibile attraverso edifici, opere d'arte e documenti. Una storia che parte da Aquileia e attraversa il Friuli, ma che nel corso dei secoli ha avuto nella Roma dei pontefici uno dei suoi interlocutori principali.
Il «Grande Patriarcato» ha così ricomposto questi frammenti attraverso il volume e il percorso espositivo, riportando al centro una vicenda che per oltre un millennio ha intrecciato la storia religiosa e politica dell'area altoadriatica con quella più ampia della Chiesa e dell'Europa.
«Uno sforzo – come ricorda la presidente Silvia Blason Scarel – che portiamo avanti per amore del territorio e che abbiamo riproposto anche nelle capitali europee, da Vienna a Roma, per toccare Pienza, legata ad Aquileia perché sul Monte Amiata il Patriarca Popone consacrò nel 1035 l’Abbazia di San Salvatore. Da sei anni – così ancora Blason Scarel – lavoriamo intensamente sul patriarcato che è conosciuto moltissimo dagli addetti ai lavori ma molto poco dalla popolazione».
Ecco che, dunque, il Gruppo Archeologico Aquileiese ha rilanciato la propria missione di essere ‘tramite’ tra queste due realtà. «Siamo una realtà che è attiva da 45 anni sul territorio e contiamo di portare il nostro progetto anche a Lubiana nel 2027. In ogni presentazione cerchiamo di sviluppare gli interventi facendo un’introduzione legata al territorio che ci ospita e a Roma abbiamo portato la fine dello Stato Patriarcale nel 1420 e la fine del Patriarcato nel 1751. Stiamo lavorando – conclude – anche a un progetto biennale di collegamento tra i santuari mariani in Friuli, in Austria e in Slovenia».
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