Sanità locale
Hospice di Monfalcone, l’allarme di Moretti: «Trasferire i pazienti fragili a Gorizia sarebbe molto grave»
Il consigliere regionale e comunale del Pd chiede chiarimenti sulle indiscrezioni relative a una possibile chiusura del reparto con trasferimento a Gorizia, «spostare il personale, non eliminare un servizio fondamentale».
Preoccupazione e richiesta di chiarezza sul futuro dell’Hospice di Monfalcone: a intervenire sul tema sanitario è il consigliere regionale e comunale del Partito Democratico, Diego Moretti, dopo le voci che nelle ultime ore si starebbero rincorrendo su una possibile chiusura della struttura con il trasferimento delle attività a Gorizia.
«Spero che le voci che si stanno rincorrendo in merito alla possibile chiusura, con trasferimento a Gorizia, dell’hospice di Monfalcone non corrispondano al vero». Moretti sottolinea come un eventuale spostamento del servizio rappresenterebbe un duro colpo per il territorio e soprattutto per i pazienti e le loro famiglie, considerando la particolare delicatezza dell’assistenza garantita dall’hospice.«Pensare di trasferire persone particolarmente fragili sarebbe davvero una cosa molto grave».
Secondo l’esponente dem, alla base dell’ipotesi potrebbero esserci le difficoltà legate alla carenza di personale sanitario, una criticità che coinvolge diverse strutture del sistema sanitario regionale. Tuttavia, per Moretti, la soluzione non può essere quella della chiusura del reparto monfalconese.«Posso capire le difficoltà legate al reperimento del personale medico e infermieristico, ma se fosse davvero questa la motivazione alla base di tale ipotesi (o scelta?), visto e considerato che l’ambito territoriale di ASUGI copre i territori giuliano e isontino, perché non trasferire il personale medico e infermieristico da Trieste a Monfalcone che oggi si occupa di hospice?».
Il consigliere rilancia quindi una proposta alternativa, chiedendo un intervento organizzativo che consenta di mantenere operativo il servizio senza penalizzare il territorio isontino.«Questa sarebbe la vera soluzione, coraggiosa e difficile, non certo chiudere un reparto che oggi offre un servizio delicatissimo e fondamentale per le famiglie».
Foto di Ivan Bianchi
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