«Ha fatto scorrere di nuovo il sangue nelle vene del popolo della Bassa Cervignanese»: l’ultimo saluto a Giorgio Milocco

«Ha fatto scorrere di nuovo il sangue nelle vene del popolo della Bassa Cervignanese»: l’ultimo saluto a Giorgio Milocco

CRONACHE DI CONTEA

«Ha fatto scorrere di nuovo il sangue nelle vene del popolo della Bassa Cervignanese»: l’ultimo saluto a Giorgio Milocco

Di Ferruccio Tassin • Pubblicato il 24 Ago 2026
Copertina per «Ha fatto scorrere di nuovo il sangue nelle vene del popolo della Bassa Cervignanese»: l’ultimo saluto a Giorgio Milocco

Il ricordo dello storico, dopo i funerali a Terzo di Aquileia. La passione per la storia e la ricerca di fonti inedite o trascurate dalla storiografia ufficiale. Sua l’intuizione del ‘Lunari sot al tôr di Aquilea’.

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Se n’è andato da questo mondo, ma gli hanno fatto onore per quello che aveva dato. Non tante parole, tanta la qualità.

Giorgio Milocco se n’è andato a 77 anni, senza disturbare nessuno; attivo fino all’ultimo; negli anni del male, non aveva afflitto il prossimo col racconto di dolori e panorami di tristezza. Solo se interrogato, ne accennava, parlando di sé, come di una cartella clinica di uno x. Tant’è vero, che gli amici più stretti non si aspettavano questa dipartita veloce.

Fino all’ultimo, ha lavorato, sempre guardando al futuro. Magro, quasi filiforme; eccessi di nessun genere: non bere, non fumare, non mangiare più del sufficiente. Avrebbe avuto le caratteristiche del sano tipo. E invece la sorte lo ha colpito con una badilata allo stomaco …

Non alzava mai la voce, Giorgio; se si arrabbiava, lo faceva con grazia: si coglievano i segni nei suoi passi spessi e vicini, nello suo spostare la testa come segno di disgusto, grida, mai. Per questo, si è meritato l’ambiante del suo saluto: la chiesa di San Biagio della sua Terzo di Aquileia. Li, si respirava l’infinito che lui si era preparato a cogliere; il dipinto di Sebastiano Santi dilatava l’abside verso l’alto e non in misura. I dipinti di Lorenzo Bianchini davano un tocco patetico di familiarità con la folla che rispondeva alle preghiere della messa.

Parole di riconoscenza delle associazioni che lo avevano avuto socio e protagonista, poi le parole, affettuosamente pesate, di don Sinuhe Marotta, pesate con affetto e stima. Aveva cominciato a lavorare a 14 anni, ha ricordato il fratello Daniele, ma non si è mai arreso; da adulto, si era diplomato in ragioneria, utile al suo lavoro di commercialista.

La sua passione era la storia, soprattutto quella contemporanea. Ne ha scritto in lungo e in largo: si trattasse di comunità, di protagonisti e di quelli che Giorgio La Pira chiamava “povera gente”. Aveva talento nel cercare fonti inedite, orali e scritte, trascurate o non conosciute dalla storiografia ufficiale. Era capace di maneggiare il tessuto connettivo che legava la microstoria alla storia delle grandi idee. Era uno che si muoveva agevolmente sulla scia, iniziata negli Anni Sessanta, da Camillo Medeot e da altri battistrada di quella storia che sembrava offendere il senso nazionale italiano e invece si muoveva nell’assioma del “Tacere verum est tam quam falsum dicere”, che tanto aveva dato, e dà, tanto a patrioti di dozzina. Tacere la verità era come proclamare la falsità.

Ma una delle sue intuizioni migliori è stata quella di creare il “Lunari sot al tôr di Aquilea”, che si diffonde sempre più intensamente nella Bassa Friulana (e non solo) da più di trent’anni. La pubblicazione, di qualità, per forma contenuto, sta svolgendo un compito eccellente per divulgare la storia, la cultura e la lingua della nostra gente. Lega le famiglie; risveglia i ricordi; tramanda usi e costumi senza retorica passatista; tiene accesa una fiamma che molti vorrebbero spegnere per ignoranza e falso “amor” di patria, non quella friulana, per nulla alternativa alla italiana …

Ci mancherà Giorgio, per i suoi lavori preziosi e per il pungolo a consegnare i lavori a tanti studiosi. Ho chiesto alle figlie quello che vorrebbero dire agli amici ed eccoci qui: «Ci ha insegnato ad avere spirito critico, a dare valore ala piccola storia, vista tramite gli occhi delle persone comuni, del soldato, del contadino … una persona con un grande rispetto per le altre culture, e con una grande passioni per i viaggi. Nel lavoro e stato apprezzato dai suoi clienti per la correttezza e l’onesta. È stato un nonno che ha tanto giocato con i nipoti, costruendo loro giochi, inventando avventure e scenari sempre diversi».

Il meglio, come idee, lo ha dato negli anni Settanta, quando, nella DC, si dibattevano temi e problemi insieme con un grande non solo della Bassa, ma del Friuli ed oltre, il prof. Renato Jacumin. Giorgio fece parte della sparuta schiera (avversata dal conservatorismo più ottuso) di quelli che sostennero quel grande, e da lui apprese anche l’arte di far scorrere di nuovo il sangue nelle vene del popolo della Bassa, dove, per riprendere una immagine di Guareschi: “Il sole picchia a perpendicolo e il sangue ribolle nelle vene”. Almeno, una volta, era così…

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