Grado parla ancora con l’Antartide: radioamatori in festa per i cinquant’anni della base Bove

Grado parla ancora con l’Antartide: radioamatori in festa per i cinquant’anni della base Bove

la commemorazione

Grado parla ancora con l’Antartide: radioamatori in festa per i cinquant’anni della base Bove

Di Rossana D'Ambrosio • Pubblicato il 08 Feb 2026
Copertina per Grado parla ancora con l’Antartide: radioamatori in festa per i cinquant’anni della base Bove

Durante la giornata del 7 febbraio i radioamatori si sono collegati con diversi Stati del mondo. A consegnare le targhe in segno di riconoscimento è stato il presidente di AdriAntartica Julius Fabbri.

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Sorgeva fra i ghiacci dell'Antartide sfidando i venti catabatici, nel sogno che l'esploratore Renato Cepparo riuscì a cristallizzare oltreoceano seppur per un tempo breve. In ricordo della prima base italiana in Antartide, sabato 7 febbraio alcuni membri dell'ARI di Grado si sono ritrovati di buon'ora all'Isola della Schiusa, inviando segnali come base commemorativa “ii3IUSR” e prestando ascolto all'altro capo del mondo. «L'obiettivo è fare quanti più collegamenti possibili», spiega il presidente dell'associazione AdriAntartica Julius Fabbri durante una pausa. Un lavoro intenso per celebrare l'anniversario dalla fondazione della prima base italiana - di cui il 20 gennaio cadeva il cinquantenario - al termine del quale sono state consegnate due targhe all'ARI e all'ANMI di Grado per la collaborazione fornita. Mentre la pioggia tamburella sul container ai margini della laguna, nella grossa “stanza” rettangolare dell'ARI si susseguono i “beep” dei collegamenti - in gergo “Roger Beep” - che dall'isola s'innalzano persino a raggiungere un satellite nello spazio. «Le Olimpiadi si sono aperte ieri - riflette Fabbri - alla presenza del presidente del CONI Giovanni Malagò, che mi ha concesso il patrocinio a sostegno della Base Giacomo Bove. Di questa mi piace ricordare quattro suoi alpinisti che conquistarono da cinque a sette nuove vette in Antartide», fra cui le cime Radioamatori, Italia, Ragni di Lecco e Leonardo Da Vinci.

«Cepparo trasmise a tutti i dodici Paesi “first”, cioè i primi dodici firmatari del trattato Antartico, le minacce ricevute tra il 12 e il 13 gennaio del 1976 dalla nave da guerra Manuel Belgrado, che intendeva costringerlo al rientro a Montevideo. Erano pronti a cannonarli - rimarca - ma lui rispose: “Va bene, rinunciamo, “colpèrite”. “Colpèrite” era il codice stabilito con i radioamatori di Monza - chiarisce - con cui intendeva l'esatto contrario: “Proseguo verso l'Antartide, ma ufficialmente comunico che torniamo indietro”». L'intento era bypassare l'agguato della nave Belgrado, che per ironia della sorte venne invece bombardata dagli inglesi durante la guerra delle Falkland. Era il 22 dicembre del 1975, quando la spedizione partì dalla Norvegia alla volta dell'Antartide, nonostante le aperte ostilità  del governo argentino. Dopo aver raggiunto l'isola King George nelle Shetland il gruppo individuò una conca protetta dal vento - poi battezzata “Conca Italia” - dove erigere la prima base italiana nel continente antartico, conclusa il 20 gennaio del '76 e dedicata all'esploratore Bove. «Questa SWAN 500 - riprende indicando una radio degli anni Settanta - somiglia molto alla 700CX usata da Cepparo», oggi ospitata presso il Museo Nazionale dell'Antartide di Trieste in attesa di essere restaurata. «Sono alla ricerca di un tecnico - ammette - naturalmente ho ottenuto l'autorizzazione dal museo».

Nei primi anni del 2000 lo stesso Julius partì per i ghiacci in una spedizione che durò due mesi: «Partii per la XIX spedizione nazionale del PNRA - racconta - a bordo della nave da ricerca OGS Explora. Ci trovavamo al largo dell'Isola di Re Giorgio per esplorare un giacimento di gas idrati di metano, ed era il posto più turistico e caldo dell'Antartide, alcuni stavano in manica corta». Mentre attraversava lo Stretto di Drake la nave subì due avarie al motore, senza contare il ferimento di un ricercatore che la costrinse al rientro in Patagonia. «Siamo andati su e giù per il canale un sei volte - precisa - nella stessa spedizione. Il motore si era fermato, persino i veterani erano pallidi dalla paura e pronti a evacuare dall'imbarcazione. Non è andata meglio alla squadra successiva alla nostra, che venne salvata da un peschereccio cileno. Per fortuna oggi abbiamo il rompighiaccio Laura Bassi». Impegnato ai monitor “in fonia” è Riccardo Centis, che lavora a 40 metri di lunghezza d'onda: «Ho iniziato come radioamatore nel 2013 - rammenta - ma è una passione che avevo fin da piccolo. Le nostre sono attività  diverse, e in passato abbiamo coinvolto anche i giovani organizzando campi estivi». La sorpresa di quest'estate saranno le attività da svolgere in collaborazione con lo Spes. «Se Riccardo lavora a circa 300mila chilometri al secondo in fonia - specifica Julius - il presidente Andrea Regolin comunica in telegrafia col “CW”».

Ai comandi del telegrafo Andrea imposta un segnale semiautomatico per abbreviare i tempi di invio ripetuto a catena di montaggio, mentre Claudio Deltin impiega per la prima volta la tecnica “FT8”: «Sto configurando le apparecchiature - specifica quest'ultimo mostrando l'antenna esterna, puntata verso il satellite nello spazio - per poter trasmettere tramite QO-100». La sigla è riferita al satellite geostazionario Qatar OSCAR 100 situato al 26° Est sopra l'Africa Centrale, che copre un'area compresa fra Europa, Sud America e Medio Oriente. «Il satellite ha una piccola “fettina” di frequenza dedicata ai radioamatori - sottolinea - per cui siamo autorizzati a utilizzarlo». Il segnale è buono e la tempesta geomagnetica di giovedì non ha lasciato strascichi, così non sono presenti interferenze: «A onor del vero - puntualizza Julius - il 20 gennaio, giorno esatto del cinquantennale, non sono riuscito a effettuare collegamenti per una tempesta molto più potente di questa. Forse dovevo accorciare o allungare l'antenna - ipotizza - in quanto le antenne vanno accordate come le corde del violino». Svariate le stazioni di collegamento raggiunte nella prima parte della mattina, ma non sono mancate connessioni con due radioamatrici, Paola e Betty.

«Per ora sto effettuando collegamenti telegrafici in codice morse - interviene Andrea indicando lo schermo - nella banda dei venti metri. Negli ultimi minuti abbiamo collegato un tedesco, un francese, un italiano, un lituano, un norvegese e altri ancora. Al momento abbiamo effettuato circa 150 collegamenti, tra la fonia di Riccardo e la mia telegrafia». Il vantaggio è quello di trasmettere con due stazioni radio su due frequenze diverse, aumentando ulteriormente il numero di collegamenti. A sperimentare un software sviluppato in Austria è infine il salisburghese Michael Wedl, che analizza le condizioni atmosferiche per anticipare gli eventi estremi. «Questa sede di Grado è molto simile all'originaria base Bove - osserva commosso Julius - cioè una dozzina di metri di un prefabbricato con la stessa posizione delle finestre. Oggi stiamo facendo letteralmente rivivere la base». A concludere l'incontro è stata la convivialità di Giuseppe Scaramuzza nella sede ANMI: «Ci ritroviamo qua - sorride indicando la tavola imbandita - per rievocare la marina. Io sono fra i soci fondatori della sezione di radioamatori. Quella volta ero W3QRL». Perché le sigle dei radioamatori sono come i nomi propri, e non si scordano mai. (Foto, Rossana D'Ambrosio)

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