la storia
Grado, la magia del volo negli scatti della fotografa naturalista Margitta Thomann
L'artista racconta il suo arrivo di 56 anni fa sull'Isola del Sole e la sua passione per gli scatti di ornitologia. È stata premiata anche dal National Geographic.
Una conchiglia spalancata sotto le stelle, solo che anziché stare in fondo al mare si apriva nella frescura di quelli che ora sono i Giardini Oransz. Chi non ricorda quel padiglione? Nelle serate estive accoglieva una piccola band, e la voce suadente della cantante attirava gli ospiti al vecchio “Parco alla Salute” dove oggi sorge una banca. Registrava il pienone pure negli anni Settanta, quando a gestirlo ci pensò Margitta Thomann insieme al marito Ferdinando. Nata nella romantica Heidelberg nel 1949, poco più che ventenne Margitta Schuff incontrò l’anima gemella all’Isola d’Oro, in cui si trasferì dopo aver pronunciato il suo “sì” a Santa Maria delle Grazie. «Grado – racconta mescolando un caffè shakerato - era elegantissima. Di sera il viale principale era una marea di persone, tanto che non si riusciva a cambiare direzione e si veniva spinti verso un unico senso. Le donne sfilavano in abito lungo. Esisteva ancora il Sans Souci, un vecchio ristorante-pizzeria discoteca, e la gelateria Pancera, allora molto frequentata». Galeotto fu Monfalcone, dove “Margi” si trovava in vacanza a casa di un’amica: «Un giorno decidemmo di venire sull’isola e incontrai “Ferdi”». L’altra passione, quella per la fotografia, decollerà più avanti: il lavoro e i suoi tre figli l’assorbiranno a tempo pieno. Imbracciata la reflex, era il 2010 quando le apparve nel mirino quello che sembrava un “doppio” sparviere. Il rapace aveva agguantato uno storno, capovolto fra le grinfie con le ali spalancate e il becco aperto come nell’urlo di Munch o sul crocifisso. L’immagine di struggente bellezza le valse anche un riconoscimento dal National Geographic.
«Sono a Grado da 56 anni – riprende, al tavolo dell’hotel gestito dal figlio Matteo – e la fotografia è sempre stata una mia passione, fin da quando ero bambina. Ma fra il lavoro e i tre figli iniziai a frequentare le riserve naturali della zona soltanto dopo». Da allora, che la pioggia tamburelli fra le foglie o il sole avvampi in laguna, non esita a puntare l’obiettivo verso le ali che svettano all’orizzonte e s’incurvano a disegnare capriole. «La fotografia naturalistica – rimarca - nasce dal mio interesse per gli animali delle riserve, dove iniziai a osservarne il comportamento per ore e ore». Una documentazione che acquista centralità nella sua vita come accaduto per la figlia Dagmar, montatrice di documentari passata anche negli studi Rai. E poi c’è Thomas, il terzo figlio. Lui affianca il padre nell’edicola e tabaccheria di piazza Duca D’Aosta. «È la più vecchia di Grado – assicura – e fu la prima aperta sull’isola». Risalente a inizio Novecento, quella che è anche libreria venne baciata dalla fortuna nel 2017, quando staccò un Gratta e Vinci da ben 100mila euro. «Non ho nostalgia della Germania – confida senza rimorsi – perché qui sono a casa». Perfettamente a suo agio fra calli e campielli come nelle oasi naturalistiche di Marano o Val Cavanata, entrambi immortalati nei suoi scatti. Da qui il progetto del calendario – reperibile solo presso l’edicola Thomann – per i tanti turisti che desiderano portare con sé un magico souvenir di queste terre.
«L’idea del calendario nasce così per caso – ammette - perché non sapevo cosa fare con tutte le mie foto, e avendo il negozio abbiamo provato a lanciarlo con due tipologie: una sull’habitat con gli animali, un’altra con gli scorci della città vista dai miei occhi». Il risultato è stato oltre ogni aspettativa: «Lo acquistano in molti, e tanti mi scrivono chiedendomi di mandarglielo anche per posta». Tutto frutto di pazienza e determinazione, ma anche curiosità e voglia di mettersi alla prova, mentre l’apparecchiatura fotografica riveste poco peso: «Ritengo che l’attrezzatura conti fino a un certo punto, perché la mia foto più importante la scattai sedici anni fa con pochi mezzi. Adesso ho una Sony Mirrorless e un obiettivo con zoom 200 – 600. Una volta avevo reflex della Canon con obiettivi 100 – 400». Di certo «ci vuole fortuna: devi essere al posto giusto nel momento giusto. Poi – aggiunge - osservazione e pazienza sono altrettanto importanti». Attenta a specie insolite, contribuisce ad attività di citizen science e una decina di anni fa notò i primi fenicotteri, ormai negli anni presenti a centinaia in laguna. «Mi accorsi di loro osservandone due o tre. L’anno successivo vidi che erano una decina, in seguito ebbi la fortuna di attraversare una valle privata, e lì ne vidi migliaia. Oggi tornano sempre. Talvolta si fermano tutto l’anno, certe estati vanno a nidificare altrove». Fra le “new entry” compare anche la ghiandaia marina: «Anni fa ne vidi soltanto una. Allora era molto rara, adesso con i cambiamenti climatici aumentano gli avvistamenti di uccelli normalmente assenti. Certo, bisogna avere la fortuna d’incontrarla». Le ali azzurre con punte di blu oltremare e turchese, vola in un areale che si estende fra Fossalon, Fiumicello, San Canzian, Aquileia e la periferia di Staranzano. Al suo fascino brillante si avvicina solo il martin pescatore:
«Lui è affascinante, perché ha dei colori stupendi ed è veloce come un razzo, difficile da fotografare. Però con la pazienza si riesce a riprendere quando si tuffa o fa baruffa con un suo simile». Ed ecco il rigogolo, riservato e schivo come l’upupa. Di loro si sente solo il verso, è arduo anche solo individuarli fra i rami. «So più o meno dove sono – riflette – e conosco il loro richiamo. Per riprenderli aspetto: quando li vedo volar via cerco di ottenere uno scatto significativo. A volte riesco - solleva le spalle - alle volte no. Non c’è una stagione migliore, ogni periodo ha le proprie specie. In fondo bisogna stare tutto l’anno all’erta. In autunno tanti migrano, come rondini, gruccioni o aironi rossi; mentre tanti altri arrivano, come le oche lombardelle». Grande interesse riveste anche il periodo della primavera, che da fotografa considera «un ottimo momento per osservare gli uccelli in corteggiamento, l’accoppiamento e le nascite» dei pulli. Ma se le oasi sono abbastanza sicure da frequentare, la fotografia nei campi nasconde qualche insidia, come l’avventura di qualche giorno fa: «Stavo aspettando le upupe – tornando con la mente alla scena - quando sento un verso strano e mi volto. Nelle vigne vedo un capriolo maschio che corre verso di me, per fortuna era abbastanza lontano. In questo caso è meglio andarsene rapidamente, infatti sono tornata alla macchina». Ma se chiedete a Margitta qual è il segreto del buon fotografo, vi guarderà con un sorriso, dettato solo da umiltà:
«Penso che non ci sia alcun segreto, bisogna solo aver pazienza e tempo, sperando che capiti qualcosa, che passino in volo per fare qualche scatto migliore». Nella sua immensa raccolta annovera inoltre rapaci notturni come assioli, gufi o civette: «La civetta nana e l’allocco li ho incontrati in Slovenia. Le civette a Fossalon, l’assiolo a Grado. Un anno mi telefona mio figlio, dice: “Vieni subito, c’è un uccello davanti alla mia terrazza”. Era un assiolo nascosto, che per una notte aveva fatto sosta in pieno centro». Infine, non manca di ripensare allo «scatto della sua vita», quello con l’impietoso sparviere e la sua preda. «Mi trovavo alla Marinetta dell’Isola della Cona – rammenta – insieme ad altri due fotografi. Guardo fuori e vedo uno sparviere che aveva nelle zampe uno storno appena catturato. Questo è stato lo scatto migliore, che mi ha portato diversi premi. È presente in molti libri, anche pubblicati in Germania o Inghilterra». Quindici anni addietro partecipò a mostre collettive insieme al direttore della Riserva Naturale Foce dell’Isonzo Fabio Perco – scomparso nel 2019 – ma oggi Margi preferisce cercare lo scatto perfetto limitandosi a condividere le immagini sui social. «Non ho progetti, sono diventata pigra», conclude dall’alto dei suoi 77 anni. Mi saluta con una stretta di mano, gli occhi azzurri come quel cielo in cui fuggono con leggerezza le sue creature alate.
(Foto, Ferdinando Thomann, Mariano Pontoni)
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