la 40esima edizione
Grado, ecco i dati di Goletta Verde: qualità eccellente in 65 punti. L'Arpa: «Siete gli occhi attenti sui punti nevralgici»
Quindici le tappe previste nel 2026, 160mila chilometri percorsi da quel 1986, per decine di migliaia di analisi e centinaia di blitz contro gli ecomostri. Nella nostra regione le analisi attestano una qualità eccellente, buona soltanto per Staranzano: «fra i primi a livello nazionale».
Qualità delle acque determinata da parametri chimici e microbiologici, ma anche erosione costiera, abusivismo edilizio in aree marine protette o fragilità degli ecosistemi travolti dai cambiamenti climatici in atto. Sono solo alcuni dei tanti temi portati da Goletta Verde nel suo tour in difesa dei mari, che ha visto la 40esima edizione prendere il via ieri all’isola di Grado e concludere la prima tappa oggi – 16 giugno – con i dati forniti da Arpa. L’anniversario inizia proprio in una delle isole che si è appena aggiudicata la 38esima Bandiera Blu, e che vanta dieci chilometri di spiagge sabbiose coronate da paesaggi mozzafiato. «Si conclude la prima tappa di questa 40esima edizione organizzata da Legambiente – interviene Stefano Raimondi, portavoce di Goletta Verde oltre che responsabile per la Biodiversità – che affronterà ancora tanti altri temi legati alle coste». La storia di Goletta racconta 40 anni di salute del polmone marino, durante i quali ha percorso 160mila chilometri, la bellezza di quattro volte il periplo della Terra. Decine di migliaia le analisi effettuate, con centinaia di blitz e denunce anche contro gli ecomostri, come quello di Punta Perotti a Bari o dell’hotel Fuenti sulla costiera amalfitana. Dalla Catholica ormeggiata in porto Mandracchio parla il capitano Andrea Pregnolato, che ormai da due anni è impegnato nelle attività anche in collaborazione con Goletta L.a.b.: «Abbiamo l’onore di ormeggiare insieme a Legambiente – ammette - e questo progetto ci offre la possibilità di monitorare svariate situazioni che di norma vengono messe poco in luce». Non a caso la tappa successiva sarà Venezia e di seguito Chioggia. In quel Veneto in cui il sociologo Gianfranco Bettin ha rinvenuto «una delle primissime forme di “ecocriminalità” organizzata», dove il business degli scarti è gestito per lo più dalle mafie.
«Dopo Chioggia scenderemo verso Cesenatico – riprende – e poi giù verso Brindisi». Qui ad attenderli ci sarà l’imbarcazione Oloferne, che proseguirà con il personale di Legambiente per risalire il Tirreno fino a Genova, città da cui 40 anni or sono partì la prima missione. «Sono tappe cadenzate – spiega Raimondi – di un tour che si concluderà in Liguria il 10 agosto». Numerosi i partner di questa campagna, fra cui ANEV, CONOU, Novamont (Versalis-Eni) e Renexia, oltre al supporto del media partner Nuova Ecologia. «Legambiente ci ha onorato con la partenza della prima tappa – prende la parola il sindaco Giuseppe Corbatto – per un anniversario particolare, e ne siamo fieri». Nel ringraziare l’associazione ecologista e la Capitaneria di porto, riflette poi sull’attività proposta nella giornata di ieri dall’università di Trieste e da quella di Udine: «Ieri ci hanno fatto capire quanto l’equilibrio sia fragile e quanto sia indispensabile preservarlo. Il cambiamento climatico imporrà scelte epocali che ci vedranno in prima linea. Si tratta di problematiche che, come amministrazione, seguiamo con attenzione, consapevoli che per preservare la nostra Isola è necessario spingere la Regione a darci una mano. Da soli – conclude - non andremo da nessuna parte; ma uniti riusciremo a vincere tante battaglie». «Questi qui a Grado – riconosce Raimondi - sono stati giorni intensi e interessanti, durante i quali abbiamo affrontato aspetti diversi che vanno a intersecarsi ai dati sulla qualità delle acque. Goletta Verde nasce proprio come campagna incentrata sul monitoraggio della qualità delle acque, “non” con la volontà di ottenere dati che si sostituiscano a quelli ufficiali, ma a integrazione».
Parametri monitorati durante il periodo estivo, indicatori della qualità di depurazione o di quella che Raimondi chiama «maladepurazione». Oltre alla tematica della biodiversità e delle nuove tecnologie messe in campo per approfondire le conoscenze scientifiche, si è posto l’accento sulla tutela delle fanerogame marine, anche alla luce dei cambiamenti climatici e della tropicalizzazione delle acque dell’Adriatico. Nella nostra regione sono dieci i punti monitorati: sei in mare e quattro lungo le foci dei fiumi nelle due province di Gorizia e Udine. «Tutte le località analizzate – specifica - presentano parametri che rientrano nei limiti di legge, a conferma del trend positivo già ottenuto lo scorso anno. Nello specifico – prosegue - tre punti sono stati campionati in provincia di Trieste in mare, mentre gli altri tre in provincia di Gorizia: due in mare e uno lungo l’Isonzo». Per il mandamento udinese sono invece quattro, i punti considerati: tre lungo le foci di fiumi e uno nel mare di Lignano Sabbiadoro. «Sia questi a mare sia lungo le foci dei fiumi rientrano nei limiti – precisa - ma mancano adeguati cartelli informativi sulla qualità delle acque ad uso dei bagnanti». Valori negativi che «non intendono sostituirsi a quelli ufficiali - insiste – per i quali chiediamo comunque di non abbassare la guardia». Riflettori puntati sulla corretta depurazione delle acque e sul tema delle foci dei fiumi «perché l’inquinamento del mare – osserva - ha due cause: una endogena, e l’altra per gli inquinanti apportati dai fiumi dell’entroterra. Mai abbassare la guardia sui trattamenti delle acque», sottolinea rivolto a enti e istituzioni.
«Arpa si occupa della qualità delle acque marine – introduce la referente di Arpa Claudia Orlandi – e di quelle di transizione. Considero questi incontri come importanti momenti di confronto – rimarca – in quanto svolgiamo lavori diversi, pur restando all’interno dello stesso ambito: voi siete gli occhi attenti sui punti nevralgici, che forniscono indicazioni agli enti. Ben vengano queste collaborazioni con enti e istituzioni, indispensabili per parlare di ambiente». E addentrandosi poi nel monitoraggio ufficiale puntualizza: «Siamo in mare quasi ogni giorno a campionare sedimento, acque o comunità animale e vegetale, applicando normative europee che impongono un controllo costante». Monitoraggi che vertono su microplastiche, rifiuti e persino sul rumore subacqueo provocato dalle imbarcazioni, «che creano un grandissimo impatto su ecosistemi marini e lagunari». «I dati li trovate sul sito dell’agenzia – procede spedita - pubblicati dalla dottoressa Oriana Blasutto. E ora parliamo di balneazione della quale Arpa si occupa. Sono contenta dei dati riportati quest’anno», conviene soddisfatta. «Nella nostra regione abbiamo 66 acque di balneazione, e tutta la costa regionale balneabile è classificata come area di balneazione. Altre non sono classificate tali, perché le aree portuali, le foci fluviali o le bocche di laguna non possono esserlo. Così come le bocche di porto della laguna di Grado non lo sono. Su tutta la nostra costa, le zone classificate balneabili sono tali». Oltre alle aree marittime sono stati individuati nove punti nelle acque interne, su laghi come Sauris o sui fiumi. I monitoraggi dei 66 punti si svolgono nel periodo balneare, che apre ufficialmente i battenti il primo maggio per chiudersi il 30 settembre. Una volta raccolti, i dati vengono uniti a quelli delle tre stagioni precedenti per poi procedere alla classificazione delle acque della stagione successiva.
«Quest’anno ne abbiamo classificate 65 in qualità eccellente, una soltanto come buona (Staranzano, ndr). Siamo migliorati – evidenzia – in quanto qualche anno fa avevamo zone in stato sufficiente. Come percentuale di aree di balneazione siamo fra i primi a livello nazionale». Parametri microbiologici basati sulla ricerca dei Coliformi fecali quale Escherichia coli, seguito dall’enumerazione degli Enterococchi, che attestano la balneabilità o meno in relazione al periodo considerato. «Il monitoraggio- asserisce - serve anche a verificare la situazione del momento: se si superano i limiti di legge si comunica immediatamente al sindaco, che emette un’ordinanza sindacale di chiusura finché i parametri non tornano al di sotto dei limiti di legge». «Durante la navigazione di Goletta – riprende Raimondi - toccheremo altri temi come quello dell’erosione costiera, dell’abusivismo edilizio o dell’illegalità in mare, per esempio concentrandoci su eventuali illeciti riscontrati nelle 32 aree marine protette». Dalla pesca di frode agli interessi criminali di costruzioni sorte senza permessi, fino al tema cardine dei cambiamenti climatici, per comprendere quanto l’Adriatico versi in stato di emergenza con i suoi 24.1 gradi di media registrati a giugno 2025: «Un segnale allarmante – chiosa - che incide sulla vita di un mare chiuso com’è l’Adriatico, portando specie invasive come il granchio blu». A parlare di «dati interessanti in un quadro complesso» è invece il presidente di Legambiente Sandro Cargnelut:
«Ci ritroviamo di fronte a un mare sempre più caldo – sostiene con preoccupazione - che s’innalza con effetti sugli ecosistemi e sulla bioeconomia del mare». Da un lato la positività delle analisi di laboratorio, dall’altro la trasformazione degli ecosistemi, l’innalzamento dei mari e la ricaduta sugli abitanti che popolano le coste. «Un volto positivo – riconosce - in un quadro di crescente complessità: è opportuno riformulare i quadri per metterli assieme. Un ottimismo che deve confrontarsi con problemi», guardando all’entroterra che dialoga con il mare. «Le lagune – aggiunge - vengono schiacciate dall’innalzamento delle acque e si trasformano in qualcos’altro, mentre l’acqua salata prevale su quella salmastra. Occorre una visione olistica – conclude - per mettere assieme tanti pezzi, riducendo le pressioni sulle falde e migliorando la depurazione». E alludendo alla Caffaro di Torviscosa: «Sorge in prossimità della laguna, con un sito inquinato da metalli pesanti, da risanare. Chiediamo alla Regione di velocizzare le attività di bonifica». Fra gli aspetti positivi Cargnelut annovera anche il caso di Lignano, che sembra finalmente essersi dotata di un nuovo sedimentatore, in grado di rendere la città «spugna» piuttosto che «città lavandino dove tutto viene scaricato». Fino a concludere citando il buon esempio dei frati di Barbana, che chiedono ai visitatori di portare con sé i propri rifiuti: «Un comportamento di civismo basico che richiama una frase di Dostoevskij: “La bellezza salverà il mondo”. Noi tutti – ribadisce - siamo vocati a mantenere la bellezza dell’ambiente. La bellezza è socialità, e oggi bisogna avere coraggio di conservarla».
(Foto, Rossana D'Ambrosio)
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